PERSONE - POZZA MARIO - Marostica 12-02-1925 - 07-08-2009 - 02 - UN GRANDE ARTISTA - LA PITTURA

LA PITTURA AD OLIO di MARIO POZZA

a cura di Vasco Bordignon 

(VB) Numerose sono state le sue opere pittoriche. Questo primo file riguarderà le pitture ad olio, eseguite prevalentemente su tela, e comprenderà una serie di lavori progressivi negli anni in blocchi di tre periodi in quanto non sempre Mario Pozza poneva l'anno di esecuzione. Ho cercato attraverso le immagini delle varie mostre di posizionarle nel giusto periodo.  Poichè non ho avuto la fortuna di conoscere l'artista e neppure di visitare qualcuna delle sue tante mostre, aiutato dal mio amico Carlo Setti, che ha conosciuto e frequentato Mario, abbiamo insieme determinato le misure di preferenza con cui era solito dipingere. Pertanto le dimensioni delle opere non sono sempre perfette, anche se sicuramente danno una corretta idea dell'opera. Seguirà un file sugli aquarelli, sulla attività pittorica ceramica, sulla pittura materica e informale, sui collages, sulla filatelia e sulla sua passione poetica. Tralascerò i disegni e le sue incisioni avendo già un paniere assai corposo. Mario Pozza è stao sicuramente un grande personaggio dalle numerose sfaccettature artistiche e anche umane. 

PER COMPRENDERE


Commento di Liliana Contin , da da “ MARIO POZZA. Il mio colore – la pittura, la ceramica, la poesia”– Estrosprint, Belvedere di Tezze, marzo 2011

Nell’ultima mostra La mia libertà attraverso il colore, realizzata a Marostica nel 2008, Mario Pozza ha proposto una ricca sequenza di opere, per la maggior parte inedite, realizzate in cinque anni di lavoro e di ricerca. Oggi si può dire che quei dipinti abbiano rappresentato il culmine del suo percorso artistico che lo ha visto creatore di forme in azione, in cui il gesto in movimento aveva il sopravvento su una forma resa da un segno vorticoso. Un segno che sconvolge l'immagine e nega lo spazio razionale e/o ideale, grazie ad uno studio continuo, orientato verso una libertà formale che è giunta proprio “attraverso il colore”. Così da impronta ad impronta il segno, che ne è risultato, è un graffio nervoso e incisivo, ma, allo stesso tempo, leggero e raffinato.

Nel corso degli anni, Pozza aveva esaminato diverse opzioni dell’arte: era passato dall’arte naturalistica del Novecento, alla visualizzazione moderna del rapporto colore-spazio-linea, all’ esperienza della pre-astrazione e dell’informale. Le sue scelte, però, non avevano mai risposto alle mode del momento, bensì sempre e soltanto all’appello interiore del suo misurarsi con la tavolozza. In questa evoluzione, il colore era rimasto sempre lo stimolo primario: le sue cromìe solari, vivide, brillanti, accompagnate da ampie estensioni materiche ed accostate in modo armonico, testimoniano un mondo poetico autonomo. Mario Pozza ha cercato sempre di cambiare, di rinnovarsi, non fossilizzandosi mai su un unico segno ripetuto all'infinito, anzi la sua personalità è stata larga d’esperienze e si è mosso nei territori d’una sperimentazione che, pur imperniandosi intorno al polo informale, non ha mai disdegnato sottili reminiscenze figurative, come nelle immagini della sua amata Marostica, nè un ordito geometrico, come nelle case e nelle opere optical, che assicurano concretezza e radicamento alle sue creazioni.

La tensione che Pozza inseguiva nel coniugare forma- intesa come struttura mentale- ed emozioni cromatiche (il dato irrazionale e creativo) si formalizzarono in opere in cui il gesto veloce, divenuto questa volta scrittura pittorica e non calligrafica tout court, diventava il segno di una volontà a legare sempre più strettamente la mano che agiva ad una mente che pensava.

Il suo informale era fatto, soprattutto, di gesto e di azione, reso non con foga espressionistica, bensì con attenzione, con rispetto assoluto dello spazio del quadro, per non sovraccaricarlo eccessivamente, per non provocare squilibri nella composizione, che appare sempre, mirabilmente, proporzionata. Mario creava il colore da accordi tonali accuratissimi, basati sull'armonia ed il contrappunto, come se fosse una partitura musicale.

Si può affermare senz’ombra di dubbio come egli sia stato sempre ed esclusivamente se stesso, un autore schietto e sincero, pronto a svelarsi attraverso le sue tele in cui egli stesso si rivela nella sua intima essenza, in una sorta di sublimazione, in cui racconta i suoi gusti, i suoi punti di vista, il suo stile.

Il colore è stato sempre l’unico, il primo e l’ultimo protagonista, uno strumento magico con cui creava le profondità ed i volumi, e che, enfatizzando gli elementi e guidando l’occhio, riscaldava, elevava i toni ed ispirava emozioni. Così ogni suo dipinto è il contrario della monocromia, è la moltiplicazione del colore all'infinito, e il fruitore si trova di fronte a quella scelta di libertà assoluta che solo il colore può dare. L’intensificazione cromatica, che spinge sul contrasto tra zone di accesa luminosità e profondità degli scuri, così come la maggiore semplicità degli schemi compositivi concorrono in tutti i suoi dipinti a dare l'impressione di una forte unità. Per lui questa scelta è stata, innanzitutto, coerenza ed energia della struttura percettiva, in cui risultano inglobati anche i rapporti creati dall'insorgere, cioè, di una percezione illusoria dello spazio. La rappresentazione di questa “spazialità virtuale” mette in moto immediatamente il gioco vario e complesso delle induzioni, dei riconoscimenti e delle proiezioni psicologiche, che animano la forma, caricandola di valori culturali e di risonanze affettive. Ed è appunto il ritorno alla superficie, nell'orizzonte dell'universo visibile, dopo aver attraversato, però, gli strati più oscuri della propria soggettività, che conferisce, a tutta l’opera di Pozza, dai dipinti, agli acquerelli, ai collages, e soprattutto alle ultime immagini, quella spazialità ampia e vibrante che si distende tra i due opposti valori della luce e dell'ombra.

Qualsiasi fosse il supporto scelto in quel momento, la leggerezza del segno, della materia, del colore, trasformavano in inquietudine lieve le immagini nate da insoliti incontri tra segni, impregnati da una notevole tensione emotiva più che dal rigore formativo del segno. Impiegava la superficie materica del colore come momento necessario all’ identità della forma, mentre il segno rappresentava il momento elaborante che si fa atto, continuo e innovativo, non elemento di contrasto dialettico, in cui lo spazio ha acquistato dimensioni sempre più essenziali e diverse.

Tutte le sue opere creano emozioni piacevolmente armoniche, in cui si avvertono la forza e i ritmi di un’ energia che cattura e dà vita, un vigore che non l’ha mai abbandonato, dalla sperimentazione del segno grafico e colorato alle indagini con diversi materiali e tecniche, per esempio nell’acquarello e nel collages usati, come altre tecniche creative, in qualità di espedienti che rivendicano la necessità di un trait d'union, di un dialogo tra nature differenti, funzionali alla resa di un corpus unico: così, nell'ordito dell'opera, la pratica dell'assemblaggio rendeva possibile quest'interazione tra materiali eterogenei, e suggeriva in lui sempre nuove configurazioni espressive. Alla fine della sua ricerca Pozza si è liberato d'ogni residua preoccupazione di dover avvalorare le possibilità espressive dell'immagine ed ha attivato con straordinaria forza e libertà la circolazione della forma negli spazi più intimi della pittura, passando con naturalezza da una geometria delle forme ad un'algebra delle figure geometriche. Per noi, che osserviamo le sue opere, non è possibile ritrovarvi un’ organizzazione di lettura precisa così come per lui artista era probabilmente impossibile programmare interamente il "quadro" prima della sua esecuzione e considerare tutte le forme, ogni colore, tutti i segni come facenti parte di un sistema. I suoi quadri hanno sempre risposto ad un processo di esplorazione interiore, di lettura di un pezzo di passato, filtrato dalla memoria attiva e da una sottile inquietudine, a volte quasi onirica, per cui, alla fine, s'impongono al nostro sguardo immagini intense, non banalmente illustrative né casualmente affiorate dalla nebbia dell'inconscio, ma laboriosamente cercate e fissate, sia pure in un territorio per nulla immobile. Così la fantasia, unita ad un lavoro riflessivo sui minimi dettagli, come un tono, un segno, una linea, un rallentamento o un' accelerazione di ritmo, lo svanire o il risaltare dello sfondo, ecc., ci illumina dell'intera struttura. Si tratta di opere che si possono guardare partendo da un qualsiasi punto, ma certamente non basta un solo sguardo, perché sarebbe come ascoltare un concerto eseguito in un solo istante: tutte le note si sovrapporrebbero senza creare alcuna melodia. Scrutando ogni singola forma ed ogni singolo colore, con il tempo necessario affinché la percezione si traduca in sensazione psicologica, le sue opere possono far risuonare sensazioni già note, o possono farne nascere di nuove; ogni frammento, comunque preso, piccolo o grande che sia, ha una sua valenza estetica, affidata solo alla capacità dell’artista di sollecitare in noi delle sensazioni interiori.

Quello di Mario Pozza, dunque, era un approccio all’opera d’arte assolutamente diverso ed originale che andava a sconvolgere i normali parametri di lettura di un quadro, ma era un approccio che, ancora adesso che lui non c’è più, ci apre mondi figurativi totalmente inediti, dove, per usare un’espressione di Paul Klee “L’arte non rappresenta il visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”.

 OPERE SCELTE 1951 - 1972


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 120x80 cm

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OPERE SCELTE 1973 - 1987


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OPERE SCELTE 1988-2007


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60x70 cm 

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pubblicato 12.01.2018