NOVE - IL MONUMENTO AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE - BRONZO DAL GESSO DI GIUSEPPE DE FABRIS

NOVE - IL MONUMENTO


AI CADUTI  DI TUTTE LE GUERRE

di Vasco Bordignon

Premessa

A Milano l’imponente Palazzo dove ha sede l'Accademia di Belle Arti deve il suo nome, Brera, al termine di origine germanica "braida" indicante uno spiazzo erboso. Sorto sul luogo di un convento dell'ordine degli Umiliati, il palazzo passò ai Gesuiti (1572) che nel secolo successivo ne affidarono la radicale ristrutturazione a Francesco Maria Richini (dal 1627-28). Soppressa nel 1772 la Compagnia di Gesù, il palazzo ricevette un nuovo assetto istituzionale in cui, accanto all'Osservatorio Astronomico vennero aggiunti nel 1774 l'Orto Botanico, nel 1776 l'Accademia di Belle Arti, e nel 1786 la Biblioteca Braidense, costituita nel 1770 dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria avendo deciso di destinare ad uso pubblico la biblioteca del conte Carlo Pertusati, conte di Castelferro, bibliofilo e uomo politico (n. Milano 1674 - m. 1755), presidente del senato di Milano; raccolse una biblioteca di circa 24.000 volumi a stampa e manoscritti).

 

Antefatto

Nel 1811 l’Accademia di Brera scelse per il concorso di pittura il tema “L’incontro di Ettore con Andromaca alle porte di Troia”.  In questo ambiente  il giovane De Fabris studiava allora scultura e certamente avrà visto le varie ideazioni prodotte dagli studenti su quel tema, che gli rimarrà molto impresso sia per la valenza emozionale insita in se stesso sia per una possibile traslazione scultorea.

 

La vicenda

Sotto le mura di Troia la guerra infuria aspra e violenta. Gli Achei incalzano implacabili, provocando scompiglio e panico fra i Troiani. Ettore, dopo aver rincuorato i suoi soldati, rientra in città e si reca dalla madre Ecuba per esortarla ad andare al tempio di Atena a placare l’ira della dea con preghiere e offerte. S’incontra poi con il fratello Paride e lo rimprovera aspramente perché se ne sta in casa tranquillo, mentre la battaglia infuria intorno alle mura. Ettore si dirige quindi alla propria casa per rivedere la moglie Andromaca e il piccolo figlio Astianatte. L’incontro di Ettore e Andromaca rappresenta uno degli episodi più belli e commoventi dell’Iliade, tutto pervaso di amore, tenerezza, ansia, preoccupazione. Nell’ambito del poema che risuona di battaglie e di duelli, questi versi rappresentano un momento di pausa: infatti sulle vicende della guerra prendono per un momento il sopravvento gli affetti e i sentimenti: l’amore coniugale, l’affetto paterno, il senso del dovere, la consapevolezza di un tragico destino cui è impossibile sottrarsi. E se la figura di Andromaca, sposa affettuosa e madre premurosa, colpisce nel profondo il lettore per il suo stato di disperazione e di angoscia, la figura di Ettore, così umana ed eroica, risalta in tutta la sua grandezza. Ettore ama Andromaca, ama il piccolo figlio Astianatte, soffre tremendamente al pensiero che cadano in mano nemica, tuttavia non può sottrarsi al suo dovere che lo chiama a difendere la patria e a sacrificarsi per essa. Così, infatti, ha stabilito il Fato.

 

A seguire

De Fabris nel 1817 realizzò  in gesso il gruppo di Ettore  e Andromaca con Astianatte bambino, figure in grandezza naturale, rappresentate proprio nel momento in cui lei sconsiglia al marito di cimentarsi a combattere contro i Greci.

Sappiamo che questo lavoro piacque molto ed ebbe una grande eco nella stampa dell’epoca.

Nell’anno 1818-1819  De Fabris lo tradurrà in marmo di Carrara, perché commissionato dal conte Giacomo Mellerio nei precedenti anni 1817-1818 alla scadenza del triennio, durante il quale il giovane novese aveva usufruito di un sostanzioso sostegno finanziario (vedi biografia).

Questo gesso rimase nello studio romano dello scultore fino al 1860, poi – per suo testamento – pervenne al museo di  Bassano nel mese di aprile del 1871, ed  è attualmente presente nella grande sala Canoviana (immagini sottostanti).

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Nel 1960 da questo gesso è stata ottenuta la fusione in bronzo collocata nel giardino pubblico di Nove, come monumento ai suoi caduti di tutte le guerre.

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Nel lato nord del  basamento è stata apposta questa frase: “L’ADDIO DELL’OMERICO ETTORE – OPERA CLASSICA DI GIUSEPPE DE FABRIS NOVESE – A CENT’ANNI DALLA SUA MORTE – FU POSTO A RICORDO – DI QUANTI CADDERO PER LA PATRIA”.

Nella base bronzea del monumento è inciso “ Fusero Brustolin&Fabris, Verona”

Nel 1961, il 23 aprile con grande solennità, è stato dedicato anche al “CENTENARIO DELL'UNITA' D'ITALIA", con relativa scritta nel lato sud del basamento.


FONTI DOCUMENTALI

Agato Bruno (a cura di). IL DISEGNO NELLA SCULTURA ITALIANA DELL'OTTOCENTO TRA NEOCLASSICISMO E RESTAURAZIONE. IL CORPUS DEI DISEGNI DI GIUSEPPE DE FABRIS. 2008, SilvanaEditoriale, Cinisello Balsamo, Milano.

Stringa Nico. GIUSEPPE DE FABRIS. UNO SCULTORE DELL'OTTOCENTO. 1994, Electa, Milano.

Notizie riguradanti il Palazzo Brera, l'Accademia delle Belle arti, il conte Carlo Pertusati sono state rinvenute da it.wikipedia.org