MAZZOCHIN ZACCARIA E LA SUA VENERE LIQUIDA

LA VENERE LIQUIDA


di


Mazzochin Zaccaria


a cura di Vasco Bordignon


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Quest’opera è stata creata nel 2014, e ha queste dimensioni : la base 7x20x20 cm; la statua 50x 18x 7 cm.   E’ realizzata in ceramica con base di acciaio, e ha richiesto numerose ore di cottura con diversi tipi di ossidi fino a giungere a quel colore azzurro verde dell’acqua, acqua che costituisce l’elemento per eccellenza della vita, vita che viene da sempre strettamente collegata alla maternità.

Maternità e Acqua coincidono fin dall’antichità nel simbolismo della Vita.

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Quest’opera ripropone le sensazioni primordiali del culto della Grande Madre che risale almeno a 5000 -6000 anni A.C., quando la si adorava con tipiche caratteristiche simboliche come i seni enormi, l’addome gravido, i fianchi prominenti, la vagina in vista o partoriente.

Infatti all’inizio di tutto,  tutto era acqua,  e dall’acqua si generava la vita.

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Questa scultura ci riporta a quel potente e straordinario istante della creazione della vita, e ci sembra di riviverlo e di percepirne la potenza: ecco l’acqua verde azzurra che coagula in molecole ed ecco che come tante uova gravide sorge dal mare la Venere Liquida, la grande madre, la madre terra che genera ogni creatura, ogni respiro, ogni battito del mondo, senza tempo, senza spazio, oltre la morte e oltre la vita. Senza di lei il nulla.

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L’artista ha prestato ascolto all’archetipo materno che abita dentro di lui così come in tutti gli esseri umani. Questo ascolto generato da emozioni, sensazioni, memorie ancestrali ha prodotto come risultato l’assemblaggio delle forme ovoidali creando la prima madre. Forme ovoidali ispirate all’uovo, uovo cosmico che racchiude in sé la vita. Se noi osserviamo sia frontalmente che di profilo la scultura notiamo che le forme sono delle strutture ovoidali incastrate come se in lei si racchiudesse un potenziale creativo infinito.

Guardiamola intensamente e percepiremo una sensazione di qualcosa di misterioso-antico già conosciuto, ed emergerà in noi  una sensazione di sereno abbandono, quello dell’inconscio-ritorno nel grembo della madre nuotando nel primigenio liquido amniotico.

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Come nelle antiche sculture antropomorfe delle Dee la testa era piccolissima e senza volto così nell’opera di Zaccaria la testa è nuovamente piccola, un uovo, in cui sono state accennate le immagini degli occhi: la Dea intravede.

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La dea poggia su un trono di terra incisa di segni antichissimi usati dai popoli primordiali per dedicare oggetti di uso quotidiano alla Grande Madre propiziandosi così abbondanza, cibo, protezione.

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L’artista, in quest’opera trae dalle viscere della terra e dell’anima mundi la nuova Venere, intensa, densa, piena di latte, gravida, le sue forme sono tutte modellate sul simbolo dell’Uovo Cosmico, portatore di vita e di nutrimento.

Allo stesso tempo è una dea Liquida fatta d’acqua, che toccandola ci rinfresca quasi la si potesse bere.


NB. Ho dedotto queste note per questa grande opera di Zaccaria Mazzochin da una pubblicazione "La Venere Liquida - Il ritorno della grande madre" a cura della dott.ssa Emanuela Pasin, esperta di simboli al femminile e il prof. Giovanni Gocci psicologo analitico junghiano. Ringrazio l'artista per avermi dato il consenso.