ROMANO D'EZZELINO - LA CHIESA PARROCCHIALE DI FELLETTE


LA   CHIESA PARROCCHIALE   


DI   FELLETTE 


di Vasco Bordignon 

CENNI STORICI

Le ricerche del Prof. Gabriele Farronato, gentilmente comunicatemi, hanno allargato le conoscenze antecedenti  alla visita pastorale del 30 giugno 1669 da parte del cardinale Gregorio Barbarigo, data cui fanno riferimento altre pubblicazioni.

“ In una documentazione del 1374 si certifica il toponimo Le Bonine, ma non Fellette … Al principio del secolo XV la situazione del comune di Romano a sud dell’attuale strada statale 248 è molto ridotta… la zona di Fellette è rappresentata solo da qualche casa, è ancora priva di una grande villa signorile. .. Il toponimo di Fellette si scopre dalla prima metà del secolo XV in maniera indiretta in quanto  nel 1444 un certo Pietro Dall’armi da Felette (da le Felete) e suo figlio Giovanni cedono una pezza di terra aratoria … Anche in altre compravendite del 1448, del 1480 viene citato  sostanzialmente lo stesso toponimo, come pure nell’estimo del 1484 del nobile Nicolò Quirini e de nobile Andrea Gradenigo.

Circa l’origine del toponimo Fellette allego quanto scritto dal Menato nel suo libro del 1964.

Il nome Il Fellette" deriva, forse, dalla trasformazione della parola latina "cellettae" - cioè, celle o cellette? Se ciò fosse, significherebbe che a Fellette c'erano delle cellette sacre e dei sepolcreti. Veramente a Fellette furono trovate delle monete in bronzo raffiguranti l'Imperatore Caligola (37-41 d. Cr.). E queste monete furono trovate dentro a dei sepolcreti di mattone con resti di scheletri umani. Da "cellette" - quindi - si passò al nome l'Fellette''?

Non tutti i critici accettano questa derivazione.

Non si può provare “scientificamente" il passaggio della gutturale  “C" di cellette nella labiale “F" di Fellette. Secondo il prof. Toller di Udine, il termine o toponimo "Fellette" deriverebbe dalla voce latina: "filix" (felce) e propriamente da”filictae", cioè cespugli di felci.

Dante Olivieri dell'Istituto Culturale "Cini" (Venezia) sostiene la derivazione di Fellette da “filictum" (il felceto). (Nel friulano il felceto viene chiamato felèt-felète).

Ai lontani tempi la zona di Fellette, molto più di oggi, costituiva la campagna propriamente detta di fronte al resto del paese - comune di Romano di Ezzelino prettamente collinoso e premontano. - Certamente (come risulta dalla descrizione geologica del suolo nel primo capitolo) tutta questa zona colonizzata sovrabbondava, specialmente in quei tempi antichi, di "felci” e di”felceti" o di “falzadi". (Anche oggi troviamo un centro abitato non lontano dal Piave, posto sul lato opposto, chiamato "Falzè".)

A Fellette c'è ancora una delle più vecchie vie del paese chiamata "le Marze". Era l'antica via delle “Marcite " o delle zone acquitrinose. Naturalmente è proprio nelle zone acquitrinose che crescono le “filictae" o "felci". E’ appunto, a queste voci (filix = felce; filictum = felceto) che bisogna rifarsi per spiegare il nome “Fellette".

Abbiamo citato il nobile Nicolò  Quirini che da tempo stava aumentando sempre di più il suo patrimonio in questa zona. Ma aveva un problema: i suoi discendenti erano tre femmine e un maschio mentecatto. Nel 1501 il Querini per vari motivi cedeva ai fratelli Ambrogio e Bonetto del fu Bianchino de Bellaviti un fondo di 56 campi alle Fellette e  un altro terreno “ una pezza di terra arativa prativa, piantata con viti e alberi e parte prativa con la sua casa da muro coperta a coppi con corte, tezza coperta a paglia, con forno e orto, posta in Romano in contrada delle Fellette …”  E’ verosimile che vi siano stati nei decenni successivi un aumento delle suddette costruzioni realizzando quella che venne successivamente chiamata Ca’ Bianchin. Non si parla finora di nessuna costruzione di devozione.

Il primo documento sulla chiesa di Fellette, nata come piccolo oratorio di Ca’ Bianchin, è del 1531.  L’evoluzione di questa dimora in quella che sarà conosciuta con Ca’ Bianchin Bellegno Erizzo è chiaramente visibile in una mappa del 1568: in questa mappa oltre alla casa padronale con due lunghe barchesse, si evidenzia – oltre ad altre costruzioni, il tutto circondato da un muro di cinta, anche un capitello e anche una chiesetta.

Ci vorranno oltre cent’anni prima che si parli della futura chiesa di Fellette.

Il 30 giugno 1669, in  occasione della visita pastorale, il vescovo San Gregorio Barbarigo visitò “l’Oratorio di  Ca’ Bellegno in campagna”.  Tale oratorio era situato proprio nel luogo dell’attuale chiesa.

Dallo “Stato della diocesi di Padova” (nel 1698) di G. Bertazzi, sappiamo che si intitolava a San Lorenzo. La domenica un sacerdote vi celebrava la Santa Messa e insegnava il catechismo ai fanciulli.

Quando il 10 luglio 1746 lo visitò il card. Carlo Rezzonico, oltre che la domenica si celebrava la Santa Messa anche nei mercoledì e sabati.

La visita dell’ottobre 1763 ci fa sapere che allora l’oratorio era passato in proprietà dei nobili Erizzo e s’intitolava ai Santi Rocco e Sebastiano, e vi si celebrava la messa ogni giorno .

Ancora 15 anni e il 16 luglio 1778 quell’oratorio diventò curazia sussidiaria di Romano d’Ezzelino con proprio sacerdote. Il popolo si era impegnato ad ingrandirlo e abbellirlo.

E di fatto nella visita pastorale di Mons. Francesco Scipione Dondi dell’Orologio del 3 settembre 1816 si parla di chiesa con tre altari, il maggiore dedicato al SS. Redentore, il secondo altare alla Madonna delle Grazie e il terzo alla Natività di Nostro Signore.

Il  SS. Redentore resterà definitivamente il titolare della chiesa, che verrà  consacrata nel 1832 dal vescovo Modesto Farina. I lavori di ampliamento e di restauro erano stati ultimati. Si accenna alla presenza di tre altari, del battistero, di due confessionali, della custodia degli Olii santi, e alle due campane, e alla nuova sacrestia.

Il 16 marzo 1896 fu elevata a parrocchia, e il 6 maggio fu concesso il regio placet al primo parroco di Fellette don Giovanni Donazzan.

Il 21 aprile 1909 fu benedetta la prima pietra della nuova torre campanaria, che sarà inaugurata 4 anni dopo, il 6 agosto 1913. Questo campanile, alto 40 metri, di stile romanico, opera dell’ing. Augusto Zardo (1860-1914) di Crespano, è provvisto di 3 campane della ditta Francesco Broili di Udine.

Nel periodo bellico, i giorni 14 e 15 novembre 1917 furono giorni di grande angoscia. Infatti dal Quartiere Generale arrivò a Fellette l’ordine di tenersi pronti per lasciare il paese. Destinazione: Ravenna.

La domenica 18 novembre 1917 per scongiurare da Dio il pericolo di essere mandato profugo, tutto il popolo di Fellette promise l’erezione di una nuova chiesa. E così fu.

Il 7 febbraio 1923 fu benedetta la prima pietra. Esattamente due anni dopo il 7 febbraio 1925 fu inaugurata e sei anni dopo il 7 febbraio 1931 fu consacrata da Mons. Elia Dalla Costa : è in stile neo-romanico a tre navate con tre altari, progettata dall’arch. Domenico Rupolo (1861-1945).


LA CHIESA: FACCIATA - CAMPANILE 

La chiesa è di stile romanico basilicale. La facciata è  abbellita da un grande rosone e da un protiro all'entrata maggiore.

La chiesa è stata progettata dall'architetto Comm. Domenico Rupolo di Venezia. I lavori sono stati eseguiti dal capomastro Beniamino Vendrasco di San Zenone.

La torre campanaria di stile romanico è opera dell'Ing. Augusto Zardo (1860-1914) di Crespano. 

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la chiesa e il campanile

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la graziosa facciata, ben equilibrata, viene slanciata verso l'alto anche dalle nicchie delle 5 statue

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il campanile

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lato nord-ovest

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lato ovest

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lato sud-ovest

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Il rosone centrale con la statua di Cristo Redentore

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statua del Redentore

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San Luigi e  Santa Agnese rispettivamente la prima statua a sx e la prima statua a dx
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San Giuseppe e San Pietro, rispettivamente la seconda da sx e la seconda da dx

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la statua centrale della Immacolata Vergine Maria 

Delle sei statue della facciata, quelle di San Luigi e di Sant'Agnese provengono dalla vecchia chiesa  demolita, quelle del Redentore, della Vergine Immacolata, di San Giuseppe e quella di San Pietro sono  del 1928 opera dello scultore vicentino Giuseppe Cingano, di cui non si sa quasi nulla.


INTERNO DELLA CHIESA

è costituito da una navata centrale alta e spaziosa separata dalle navate laterali più strette e basse da una serie di 6 colonne in pietra viva dove sono incisi i nomi delle persone che hanno sostenuto il loro costo; l'effetto complessivo è dignitoso  e armonico. L'insieme decorativo della chiesa è del 1931 eseguito della  ditta Gobbato Vittorio ed Edgardo di Bassano ed  è stato ravvivato alcuni anni prima dell'anno giubilare della consacrazione della chiesa. 

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interno della chiesa: visione dall'ingresso

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interno della chiesa: visione dal presbiterio

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la volta della chies, è a botte e lunettata; la luminosità è discreta

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cappella battesimale con fonte battesimale,  situata a metà della navata di sx

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il fonte battesimale è stilizzato a fior di loto; il disegno è dell'arch. Brenno del Giudice di Venezia; la copertura in rame è di Angelo Mattarolo di Bassano

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dirimpetto alla cappellina battesimale, a meta' della navata di dx, vi è quella con l'altare del Divin Crocefisso

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Il Crocefisso è in pietra di Val di Sole, opera dello scultore Pietro Morseletto di Vicenza 

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dettaglio del Crocefisso


GLI ALTARI DELLA IMMACOLATA E DI SANT'ANTONIO 

sono gli altari con i quali terminano le navate rispettivamente di sx e di dx

Le rispettive statue in marmo di Carrara opera del grande scultore Francesco Rebesco (1897-1985) di San Zenone nel 1943 andranno a sostituire quelle in legno della ditta Stuflesser di Val Gardena che erano state collocate nei rispettivi altari nel 1923. 

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alla fine della navata di sx vi è la cappellina e l'altare della Madonna di Lourdes

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dettaglio della statua

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alla fine della navata di destra cappellina e statua si Sant'Antonio


PRESBITERIO


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complesso dell'altare maggiore (disegno dell'arch. Rupolo; esecuzione della ditta Meneghetti Andrea di Bassano)

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paliotto dell'altare maggiore

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Angelo di dx e Angelo di sx: sono in marmo bianco opere dello scultore Capovani Romeo di Pietrasanta (Lucca)

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La volta presbiteriale nel suo insieme recante i simboli dei 4 Evangelisti

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In ordine il Bue per l'evangelista Luca, il Leone per l'evangeslista Marco, l'Angelo per l'evangeslista Matteo e l'Aquila per l'evamgelista Giovanni.

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In occasione della pasqua del 1988 furono sostituite le due vetrate centrali dell'abside con altre policrome rappresentanti ciascuna Cristo Redentore, patrono della chiesa: a sx è raffigurato sofferente sulla Croce, mentre a dx è raffigurato nella gloria della Resurrezione. I disegni sono di Giuseppe Modulo, l'esecuzione della ditta Caron di Creazzo.

FONTI DOCUMENTALI 

Bernardi Carlo I.G.  L’ASOLANO (Opera postuma). Tipografia Vicenzi, Bassano, 1954.

Farronato Gabriele. SCHEDARIO DEL NOVECENTO. [ringrazio per la sua cortesia]

LA DIOCESI DI PADOVA NEL 1972. a cura della Curia Vescovile di Padova, 1973.

Pesce Davino. CENNI STORICI SU ROMANO D’EZZELINO – LA GUERRA SUL GRAPPA. Con introduzione e appendici a cura di Gabriele Farronato. Edizioni il Nuovo Ezzelino, Asolo, 1988.

Passuello Francesco, DAGLI ALBORI DEL CRISTIANESIMO AI NOSTRI GIORNI.  Monografia nr. 8, Romano, 1985, p. 112. [la maggior parte delle notizie descritte a riguardo della chiesa sono state tratte da questa interessante monografia; per altre notizie ho attinto alla pubblicazione de Il Nuovo Ezzelino]

Scremin Agostino Tino. GUIDA DI ROMANO D’EZZELINO. Turismo, Storia, Economia, Promozione, Topografia. Editore Moro, 1991.

NB. resto a disposizione per ulteriori aggiornamenti da persone di buona volontà