MAROSTICA - LA CHIESETTA DEL CICLISTA E DELLA MADONNA DELLA ROSINA

LA CHIESETTA DEL CICLISTA


E DELLA MADONNA DELLA ROSINA

bellissima opera di LUIGI (GIGI) CARRON 


di Vasco Bordignon


Questa è una storia molto interessante dove tre elementi, seppur tra loro associati ma dapprima indipendenti, si fondono insieme coagulando attorno ad essi una stupenda idea.

Il primo elemento è un luogo: è Valle San Floriano che uscendo da Marostica o da Bassano, a seconda del nostro itinerario, in particolare se a piedi o in bicicletta, ci offre da una parte uno scenario naturale di grandi emozioni sensoriali specie quando gli innumerevoli ciliegi dischiudono le loro corolle spargendo nuvole di bianco quasi ovattato, contrastato dai tanti  toni di verde arboreo o dai rosa del pesco selvatico o da quale chiazza di giallo del raro maggiociondolo, e dall’altro offre ai tanti appassionati di ciclismo di confrontare se stessi  con il dolore della fatica, con il bruciore del sudore lungo il nastro stradale che si snoda dal basso all’alto verso il colmo della salita della Rosina.

Il secondo elemento è proprio la Rosina, anzi nonna Rosina che con il papà di Gaetano (vedi oltre) gestiva una osteria e un piccolo negozio di generi alimentari. Nonna Rosina, in particolare, con l’avanzare dell’età aveva espresso più volte il desiderio di costruire nelle vicinanze un capitello o un edificio dedicato alla Madonna come espressione della fede e della religiosità della contrada e dei sempre più numerosi sportivi o no che passavano di là.  

Il terzo elemento è Gaetano Lunardon e la sua passione per il ciclismo.

Scrivo le sue parole :” Quand’ero alle elementari la maestra voleva sapere che cosa avremmo voluto fare da grandi. La mia risposta era sempre la stessa: ”Il corridore”. Abitavo con i genitori al culmine della salita che poi avrebbe preso il nome di mia nonna: la Rosina. I miei gestivano un’osteria ed un piccolo negozio di generi alimentari. Mi mandavano ancora piccolino (avrò avuto dieci-dodici anni) a prendere il pane in bicicletta a Valle San Floriano. Pur con il peso di quel sacco sul manubrio quando tornavo lungo la salita che portava a casa, pigiavo sui pedali e se qualche corridore mi sorpassava facevo l’impossibile per stargli a ruota. Chiedevo loro quando fosse in programma qualche corsa ciclistica che passasse per la Rosina. Qualcuno mi mandava a quel paese, qualche altro, gentilmente, mi forniva le date ed aspettavo con ansia il passaggio dei ciclisti in quelle 4-5 gare organizzate dal Veloce Club Bassano, dal Velo Junior Nove, dal Veloce Club Schio e dalla Campagnolo di Vicenza sui tornanti di casa mia. Mi divertivo da morire al passaggio dei corridori, li incitavo e provavo nei loro confronti un senso di invidia. Poi a 14 anni papà mi regalò una bici sportiva che io, senza che lui lo vedesse, adattai con un manubrio da corsa. In effetti mio padre faceva finta di non accorgersi, ma in cuor suo approvava questa mia intemperanza giovanile. Arrivò quindi il Momento magico, quello tanto agognato: vestire la maglia di una società ciclistica vera. Entrai nel Velo Junior Nove dove rimasi per tre anni.

Passai quindi alla Campagnolo Vicenza. Il ciclismo nostrano, in quel periodo, pullulava di campioni: da Battaglin a Moser, a Gambarotto, a Massignan, a Rigotto, a Castellan, a Dalla Bona ed altri ancora. Con la Campagnolo corsi per altri tre anni vincendo tre - quattro gare a stagione o arrivando sempre fra i primi cinque. Ero un passista scalatore. Lo strappo da Valle San Floriano a casa mia mi aveva forgiato allenando le gambe per le lunghe salite. Mi appiedò il servizio militare e quando tornai ripresi gli allenamenti, ma c’era qualcosa che non funzionava nella mia testa. Avevo conosciuto una ragazza, Nadia, sorella di due forti corridori, Pierino e Franco Conzato e cullavo così il sogno di impalmarla. Dall’altro lato mamma e papà insistevano perché seguissi la loro attività di ristoratori. Ero combattuto fra la voglia di tornare a correre, l’entusiasmo di sposarmi ed il desiderio di realizzare qualche cosa nell’attività dei miei. Sia pure con tanto rammarico mi separai dalla mia fida bicicletta ed abbandonai l’agonismo per dedicarmi anima e corpo, con l’aiuto della mia sposa, al ristorante. Lavorai sodo per una decina d’anni raccogliendo ben presto i frutti dell’impegno mio e di chi ha creduto in me. Nel 1985, anno dei mondiali di ciclismo a Bassano del Grappa, incontrai tanti amici di un tempo e fra questi il comm. Raffaele Carlesso, che diventerà poi presidente della Federazione ciclistica italiana. Rispolverando l’antica passione chiesi di poter ospitare sulla strada che porta alla Rosina qualche manifestazione di prestigio. Grazie a Carlesso, all’avv. Castellano, responsabile dell’organizzazione del Giro d’Italia , ed al commissario tecnico della Fci, Martini ottenni di far passare per la salita della Rosina il Giro del Veneto, alcune premondiali e ben cinque tappe del Giro d’Italia. E’ stata grande la soddisfazione per questi eventi che, non soltanto hanno dato lustro alle città di Marostica e di Bassano del Grappa, ma mi hanno offerto la possibilità di rivivere, anche se non più da protagonista, ma da spettatore, gli anni spensierati della mia adolescenza e della mia giovinezza. E sempre dalla passione per la bicicletta è nata l’idea … della costruzione di una chiesetta dedicata alla “Madonna del ciclista”… (da “Bici, Cultura, Piron (forchetta), di Gaetano Lunardon, dicembre 2007).

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un'ampia vetrata al lato nord della chiesetta 

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come si entra si ha una visione pressochè totale dello spazio della struttura,  come si vede, orientata verso sud

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parete ovest: all'inizio vi è l'opera statuaria della Madonna della Rosina e poi in continuazione la parete negli anni è stata adornata da quadri, stemmi, gagliardetti, ecc. sempre attinenti al ciclismo

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parete ovest: ancora cimeli di grandi ciclisti, maglie, stampe e anche una bicicletta

Gaetano Lunardon, come scritto nipote della Rosina, dagli anni ’90 inizia a perseguire l’idea della nonna coinvolgendo numerosi amici ciclisti di varie nazionalità, abituali fruitori della salita che da Marostica porta alla “Rosina”,  e viene redatto un  progetto che ottiene il consenso delle varie istituzioni preposte, progetto studiato nell’area sud antistante il ristorante e fronteggiante la “famosa” salita. La “salita della Rosina” nel frattempo verrà conosciuta dai tanti appassionati di ciclismo per il suo inserimento in vari edizioni del Giro d’Italia.

Nel 1991 viene posta la prima pietra della futura chiesetta.

Nell’autunno del 2004 iniziano i lavori della costruzione della Chiesetta. Questo edificio, come precisa l’architetto Paolo Brentel autore del progetto, ha un profilo evocante una salita con un asse costruttivo coincidente con il punto focale della Piazza degli Scacchi, creando così una congiunzione ideale con il cuore della città.

Il 21 ottobre 2006 viene ufficialmente inaugurata la Chiesetta della Madonna del ciclista e al suo interno viene posto un gioiello la “Madonna della Rosina” stupenda opera d’arte appositamente realizzata da Luigi (Gigi) Carron, del quale sono sempre più convinto del suo grande genio artistico.

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OKOK_-_042_-_PARETE_EST_-_PARTICOLARE_CICLISTI_-_CIMG5448Per comprenderne il valore e gustarne appieno anche le più piccole sfumature (che ho cercato di illustrare) propongo la lettura che ha ne ha fatto Mario Guderzo, profondo conoscitore dell’artista Carron, tratta da Marostica Cultura dell’aprile 2006.

“L’eccezionale opera, modellata in semirefrattario maiolicato, di ben 140 cm di altezza, che poggia su uno zoccolo di base di cm 70 di diametro, è il frutto dell’ultima produzione dell’artista marosticense. In questa scultura Carron dimostra una pienezza di modellato straordinario, la resa delle figure è tale che la gestualità delle forme raggiunge l’apice di una sensibilità che non ha precedenti: attraverso sussulti improvvisi e melodie carezzevoli diventa musica sinfonicamente orchestrata.

La grande libertà espressiva dell'artista rispetto a tutte le alchimie della scultura contemporanea e, soprattutto, la sua fedeltà ad un lirismo naturale non tralasciano i riferimenti ad una visione e ad un ricordo, sempre presente, della grande arte veneta, riconducibile a gloriosi periodi storici passati.

La sorprendente monumentalità, con tutta la drammaticità della sacra conversazione, non impedisce di intravedere, con assoluta autonomia ed originalità espressiva, quella parentela che esiste tra la poesia e la sua rappresentazione.

L’opera, destinata ad essere collocata nella chiesa ad essa dedicata, rimarrà perennemente a testimoniare l'arte di uno dei più interessanti interpreti contemporanei, che si è cimentato anche nei soggetti sacri. Su un alto tamburo, costituito da una struttura aperta a metope scenografiche, nelle quali vengono raffigurate animate scene di una corsa di ciclismo, volutamente scandite da partiture a modo di bande, è collocata una classica immagine della Vergine, che abbraccia con la mano destra il figlio Bambino.

Lungo ogni spazio di questo zoccolo, scandito da drappeggi e sul cui sfondo si scorgono le pareti degli edifici cittadini con finestre abbellite da tappeti, corrono i ciclisti, ripiegati sulle loro biciclette, tesi nell'ultimo sforzo per arrivare al traguardo di una gara che sembra quasi una giostra, faticosa, ma di festa allietata.

Tra i corridori uno sfoggia la maglietta del Velo Junior Nove e sembra essere rincorso da una lepre, per nulla spaventata dall'evento, ma intenzionata a sfidare il gruppetto, che si è lanciato all'inseguimento di un noto ciclista in maglietta a pois e con bandana.

Sulla sommità di ogni parasta quattro angeli musicanti, monocromi, sono intenti ad allietare l'aria tutt'intorno: uno intento al suono di una tromba, l'altro con uno strumento a corda, con tamburo il terzo e con la chitarra l'ultimo.

L’aria tutt'intorno è pervasa, come in un vortice, dalle serafiche note e da un frusciare di preziosi ed ampi tessuti, mossi dall'improvviso movimento delle figura della Vergine che si è girata verso destra, richiamata dall'affettuoso gesto del Bambino che le sta porgendo una rosellina. Il Bimbo offre questa "Rosina" con eccezionale trasporto, dopo averla colta dal roseto, rappresentato accanto alle due figure. La Madre riceve il fiore con un gesto di intensa ed affettuosa accettazione: il simbolo dell'amore che sopravvive anche alla morte, considerata da sempre la regina dei fiori, viene così donato alla Regina del cielo. La torsione della Vergine, seduta su un violaceo cuscino annodato nelle estremità, favorisce il rigonfiamento dell'elegante veste bianco-rosata e riccamente dipinta a fiori e a decori a nastro, le cui maniche sbocciate fanno trasparire la veste più intima.

Il mantello che l'avvolge, rosso e bombato, con bordi di color giallo-oro, attira l'attenzione sul volto bellissimo, dallo sguardo sereno, inghirlandato dalle fluenti chiome e lambito dal velo bianco che scende dal capo e si raccoglie sulle spalle.

Il Bimbo, biondo, vestito d'azzurro con bordature giallo dorate ed il colletto ricamato con ricami floreali, non manifesta paure d'instabile posizione, ma il trasporto d'affetto è tutto concentrato sul volto della madre, fonte di protezione e di sicurezza. Il fiore è trattenuto con molta dolcezza dalla mano materna, per niente stupita del dono. Da ambo i lati dello scranno un rosaio,  ben alto e splendente di fiori, e una slanciata pianta di margherite fanno da quinte al trono su cui a didascalia sono citati: l’autore, i collaboratori Lisa Bucco e Alberto Tosin ed il soggetto ivi raffigurato.

Con rapidissimi tocchi di stecca, a modo di pennelli, l'artista ha segnato ed accentuato, con coloristica maestria, ombreggiature e decori che aiutano a cogliere quel panneggio finemente reso e creato da guizzi improvvisi e calcolati.

Il gioco di motivi ritmici, diffusi nelle cromie e nei segni, rivela queste inconfodibili raffigurazioni, che concedono la visione di una grande umanità, suggerita da studiati movimenti, espressi con unità di stile, come se la musica diventasse un contralto flebile all'incedere poetico che vibra, a sua volta, con le intuizioni e la fantasia."


Fonti documentali

La Madonna della Rosina. Opera di Gigi Carron a cura di CeciliaBattaglin Ignazi. Marostica Cultura, n.66, aprile 2006

Aspettando il Giro. Marostica, una terra di ciclisti. Città di Marostica. Amici del Giro. Editrice Artistica Bassano, maggio 2003

www.larosina.it/

www.larosina.it/files/Bici_cultura_e_piron.pdf

www.chiesetta-del-ciclista.com