MARTINELLI LUCA E GIULIO - PITTORI TRA IL XVI E XVII SECOLO

I PITTORI LUCA E GIULIO MARTINELLI

di Favero Gastone

 

BIOGRAFIA ED OPERE

Presenza discreta nelle chiese del Trevigiano e del Vicentino di due pittori che appresero la loro arte alla scuola del grande Jacopo dal Ponte: i fratelli Luca e Giulio MartinelliNe parlano E. Benezit 1, U. Thieme, F. Becker2 e, soprattutto, D. M. Federici3Secondo gli studiosi Asolo ne avrebbe dato i natali, ma il condizionale è d’obbligo perché le ricerche nei registri di battesimo, effettuate presso l’archivio parrocchiale del Duomo asolano, non hanno dato riscontro, anche se teniamo presente che la documentazione è assai scarsa per quanto riguarda la seconda metà del Cinquecento, in cui si presume siano nati i due Martinelli.

Secondo le affermazioni del Federici sarebbero stati domiciliati a Castelfranco, dove in passato esisteva un paio di loro opere, andate distrutte o disperse4 , e la loro data di morte risalirebbe al 1629 per Luca e al 1631 per Giulio; anche a questo proposito le ricerche compiute negli archivi parrocchiali di Santa Maria della Pieve e del Duomo di Castelfranco Veneto (Treviso) non hanno dato conferma. Potrebbero i due fratelli essere stati vittime della peste, che in quegli anni imperversò in

tutto il territorio della Repubblica Veneta, e non solo, con migliaia di morti? Contribuisce a creare dubbi sull’esattezza delle coordinate storiche, in cui i due Martinelli

lavorarono, anche il Verci; egli afferma, infatti, che “vissero entrambi fin verso il 1640, in cui fecero l’estremo passaggio5.

In conclusione, sappiamo che, essendo stati, secondo alcuni studiosi, discepoli, addirittura, di Jacopo, morto nel 1592, o dei suoi figli, potrebbero essere nati tra il 1550

e il 1570, come si ipotizza nel secondo volume “La pittura nel Veneto” 6Essi cercarono di imitare lo stile di Jacopo e, anche se vi rimasero distanti nella loro

arte, si adoperarono perché quella dei “Bassano” fiorisse in tutto il suo pregio. Il Verci afferma che il loro pennello non fu “né franco, né troppo esatto”, però fu “fresco

alquanto, e buoni ne sono i colori7. Dei due riuscì meglio Giulio, in quanto “ebbe…più agio ad ammaestrarsi in quella scuola”8 . Il Federici lo ritiene “anche buon geometra ed eccellente disegnatore”.

Il Verci afferma che Luca “cede al fratello, e nella forza del colorito, e nell’impasto,e nella morbidezza” però nelle sue opere si mostra anch’egli “degno discepolo del

suo Maestro9; l’abate Luigi Lanzi, parlando di Jacopo Apollonio nato da una figlia di Jacopo dal Ponte, pur riferendo che “vi è stato chi lo ha creduto unico fra gli allievi di questa scuola che meriti ricordanza”, prosegue dicendo che i “bassanesi nondimeno danno pur qualche pregio a due fratelli germani Giulio e Luca Martinelli, scolari di Jacopo, assai ragionevoli10.

Il Crico, parlando della pala di Giulio nella chiesa di San Zenone degli Ezzelini, raffigurante la discesa dello Spirito Santo sopra gli Apostoli, seduti nel cenacolo con

Maria Vergine in mezzo ad essi, la giudica un “quadro tuttavia di buon sapore e ripieno di forza11; infine il Gerola scrive che “fra gli scolari vanno ricordati meritatamente Giulio e Luca Martinelli12.

Molte delle opere relative ai due pittori, citate dal Verci, sia su tela sia ad affresco, non esistono più, quantomeno nelle loro sedi originarie. Eventi bellici, furti, rifacimento delle chiese, soppressioni e abbattimento di conventi sono alcune delle cause della loro perdita.

 

OPERE DI LUCA

Sicuramente Luca desume i motivi del suo dipingere dalle composizioni di Jacopo e dei figli, prediligendo la maniera di Gerolamo 13, che fu “un abile e brillante imitatore della maniera paterna intorno agli anni ottanta14Realizzò con un certo successo anche degli affreschi, come quello della chiesa di Sant’Eusebio di Bassano, rappresentante un grande Crocifisso15, andato perduto nella rifabbrica settecentesca, e quello della chiesa di San Francesco di Bassano, ancora esistente nella lunetta sovrastante la porta d’ingresso principale. Esso è firmato e porta anche la data della sua esecuzione (anno 1613): raffigura la Madonna col Bambino, San

Francesco e Sant’Antonio da Padova16.

Frutto della sua collaborazione con Giambattista dal Ponte sono le due tele della parrocchiale di Rosà (Vicenza) che risalgono all’anno 1593: raffigurano una, San

Valentino, San Lazzaro e Santa Marta e l’altra, San Bovo, San Rocco e San Pancrazio. Sulla base dei documenti di pagamento Luca vi svolse il lavoro maggiore. Il San Lazzaro, secondo l’Arslan, è somigliante ai modi di dipingere di Leandro dal Ponte e in esso ci sarebbe la mano di Giambattista dal Ponte. Inoltre egli riconosce a Luca il tentativo, anche se con risultati scadenti, di “imitare i colpi vibrati del pennello di Jacopo, di imitarne la pastosità, di accordare tinte profonde17.

Di Luca è anche la pala d’altare della chiesa di Sant’Antonio Abate di Marostica (Vicenza) dell’anno 1617. L’opera, a sviluppo verticale, rappresenta Cristo in croce con Dio Padre e lo Spirito Santo tra angioletti e un alone di luce divina. Sulla destra sono raffigurati San Carlo Borromeo e San Ludovico da Tolosa, sulla sinistra Papa Pio V e i Santi Bonaventura e Francesco. Nella stessa chiesa si trova un’altra pala, attribuita a Luca, con San Francesco che riceve le stimmate. Nel paesaggio s’intravvedono un frate, con un libro aperto, e un crocifisso alato, da cui provengono raggi di luce e sangue, che formano le stimmate di Francesco. Questo dipinto ha delle somiglianze iconografiche (il crocifisso che emana raggi procuranti le stimmate) con la pala dell’Assunta, con San Francesco e Santa Lucia, della parrocchiale di Castelcucco (Treviso). Essa porta la data (anno 1611) e la firma di Luca Martinelli. E’ un quadro bisognoso di restauro.

A Luca l’Arslan attribuisce anche L’Assunta della chiesa di San Lazzaro di Venezia18Altre opere realizzate da Luca, ma andate disperse, sono: L’Annunciazione della chiesa di San Donato di Bassano, del 159119, San Carlo Borromeo adora il crocifisso della chiesa di San Girolamo di Bassano, del 161220, e Maria Vergine con San Domenico e Santa Rosa e all’intorno i Quindici Misteri della Parrocchiale di Gallio21. Quest’ultima tela è andata “perduta durante la guerra 1915-18”22.

Infine, a Paderno del Grappa (Treviso)23, è segnalata la presenza di una pala autografa di Luca: San Francesco riceve le stimmate.


OPERE DI GIULIO

Di Giulio Martinelli ci è rimasta, invece, una sola opera, cioè la pala firmata e datata (anno 1619), rappresentante La Pentecoste della Parrocchiale di San Zenone degli

Ezzelini (Treviso)24L’Arslan la considera “per molti aspetti arcaicizzante e non senza influssi di Leandro Da Ponte25, ma “forse una delle migliori dell’artista26.

Il Crico, a proposito della scuola dei Bassano, fa riferimento anche alla chiesa di San Zenone affermando che “quanto i Bassani tutti, compreso l’Apollonio si davano in

famiglia mano soccorritrice e mantenevano meravigliosa unità nella scuola, altrettanto gli altri non pochi allievi si scostarono da quella purità di stile, che in essa scuola invalse molt’anni, e le fece tanto onore”; prosegue dicendo che “io trovai nell’anzidetta chiesa parrocchiale di S. Zenone una prova evidente di cotesto accennato allontanamento della primitiva purità di stile negli ultimi allievi della bassanese scuola27Il suo giudizio non riguarderebbe senz’altro la pala di Giulio M., che altrove aveva definito “quadro…di buon sapore” e “ripieno di forza”, ma le opere di altri pittori della scuola bassanesca presenti in quella chiesa.

Opere importanti ai fini della conoscenza e della valutazione delle capacità di Giulio, purtroppo andate distrutte o disperse, sarebbero le seguenti:

1) la pala della chiesa di San Fortunato di Bassano, già nel Duomo di Santa Maria in Colle28, rappresentante, nella parte superiore Maria Vergine col Bambino e, in quella inferiore, Antonio eremita in ginocchio dinanzi a San Bassiano, rubata agli inizi degli anni Ottanta del Novecento. L’Arslan la giudica “opera dall’intonazione singolarmente chiara, in contatto con l’arte di Gerolamo29.

2) Le pitture, con storie dell’Antico Testamento, realizzate nel 1630 nella chiesa Parrocchiale di Enego (Vicenza), in ventotto comparti del soffitto, in sostituzione di

altrettante eseguite da Jacopo e andate bruciate nel 1613. Esse vennero distrutte nella

ricostruzione della chiesa avvenuta nel 1808. Questi dipinti “fecero a Giulio il maggior

onore”, secondo il giudizio del Verci30.

Il Verci nella parte finale del suo scritto dedicato ai due fratelli esprime il suo apprezzamento verso di loro: “Dipinsero pure… vari quadri, e spezialmente per mercatanti, che ne faceano traffico. Molti se ne veggono nelle case private, che noi passeremo sotto silenzio; ma che peraltro fanno vedere il loro genio per la pittura, e il loro merito nel conservar quest’arte, e farla rifiorire con ogni lor modo possibile nella patria31Di fronte a queste parole non stupisce l’ipotesi dell’Arslan che riconoscerebbe la presenza di opere dei Martinelli, in particolare di Luca, anche in vari Paesi stranieri. Mi riferisco alla Deposizione nelle collezioni del Museo del Louvre di Parigi32, a La Vergine compare ad una devota della Royal Collection di Hampton Court (Inghilterra)33Egli le considera abbastanza vicine ai modi di Luca e di Francesco dal Ponte34Relativamente a quest’ultima parla di “opera probabilissima” di Luca. Anche nel dipinto Cattura di Cristo della Walker Art Gallery di Liverpool (Inghilterra) vi vede la sua mano. 

Se, quanto ipotizza l’Arslan fosse vero, si potrebbe concludere che anche Luca e Giulio Martinelli, se pure giudicati pittori minori della scuola di Jacopo dal Ponte, hanno dato il loro contributo alla diffusione in Europa dell’arte pittorica italiana.


FONTI BIBLIOGRAFICHE .

1. E. BENEZIT, Dictionnaire critique et documentaire des peintres sculpteurs dessinateur et graveurs de tous les temps et de tous le pays, IX, Paris 1999, p. 288, ad vocem Martinelli Giulio e Martinelli Luca. 2. U.Thieme, F. Becker, Allgemeines Lexikon del bildenden Kunstler von der antike bis zur Gegenwart, XXIV, Leipzig 1930-1957, p. 165, ad vocem Martinelli Giulio3. D.M. Federici, Memorie trevigiane sulle opere di disegno dal 1100 al 1800 per servire alla storia delle belle arti d’Italia, II, Venezia 1803, p. 96. 4. Ibidem, p. 96. Giulio realizzò una tavola con Dio Padre, angeli e santi nella cappella della Beata Vergine del convento dei Cappuccini , mentre Gio.Battista dipinse una Maria Vergine ad affresco nella Camera dell’Udienza del Palazzo Pretorio. 5. G.B. Verci, Notizie intorno alla vita e alle opere di pittori, scultori e intagliatori della Città di Bassano, Venezia 1775, p. 222. 6. M. Lucco (a cura di), La pittura nel Veneto. Il Seicento, vl. II, Milano 2001, p. 850. 7. G.B. Verci, Notizie intorno, cit., p.218. 8. Ibidem, p.219. 9. Ibidem, p.220. 10. L. Lanzi, Storia pittorica della Italia dal Risorgimento delle belle arti, III, Bassano 1818, pp.157-158. 11. L. Crico, Lettere sulle arti trivigiane, Treviso 1833, p. 200. 12. G. Gerola, Per l’elenco delle opere dei pittori Da Ponte, Venezia 1906, p. 946. 13. L. Alberton Vinco da Sesso, Le arti figurative, in Storia di Bassano, Bassano del Grappa 1980, p. 506. 14. Ibidem, p. 501. 15. G.B. Verci, Notizie intorno, cit., pp. 221-222. 16. L. Alberton Vinco da Sesso, Le arti figurative, cit., p. 505; G.B. Cervellini, Ancora per l’elenco delle opere della scuola pittorica bassanese, in Bollettino del Museo Civico di Bassano III, 3, 1906, p. 137. 17. E. Arslan, I Bassano, vl. I, Milano 1960, p. 228. 18. Ibidem, p. 378. 19. G.B. Verci, Notizie intorno, cit., p. 221. 20. Ibidem. 21. Ibidem, pp. 220-221. 22. E. Arslan, I Bassano, cit., p. 288. 23. M. Lucco (a cura di), La pittura nel Veneto, cit., p. 850. 24. G.B. Verci, Notizie intorno, cit., p. 219. 25. E. Arslan, I Bassano, cit., p. 230. 26. Ibidem, p. 369. 27. L. Crico, Lettere sulle arti trivigiane, cit., p. 200. 28. G.B. Verci, Notizie intorno, cit., p. 219. 29. E. Arslan, I Bassano, cit., p. 230. 30. G.B. Verci, Notizie intorno, cit., pp. 106, 219; C. Ridolfi, Le maraviglie dell’arte ovvero le vite degli illustri pittori veneti e dello stato, vl. I, Berlino 1914, p. 389. 31. G.B. Verci, Notizie intorno, cit., p. 222. 32. Ibidem, p. 361. 33. Ibidem, p. 345. 34. Ibidem, p. 229.

Tratto da : Favero Gastone, I Pittori Luca e Giulio Martinelli, in La Bottega dei Fiorentini. Un secolo di pittura nella Valsugana del ‘600, Borgo Valsugana, 2007, pp. 33-40