BERNARDI GIUSEPPE TORRETTI - SCULTORE - 1694 -1774

BERNARDI, Giuseppe, detto il Torrettino
 o Torretti o Torretto

1694 - 1774

di Camillo Semenzato

Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 9 (1967) 





 

BERNARDI, Giuseppe, detto il Torrettino (Torretti, Torretto). - Nacque a Pagnano, presso Asolo, il 24 marzo del 1694, da Sebastiano e da Cecilia Torretto, sorella dello scultore Giuseppe Torretto. Probabile che sia vissuto durante la fanciullezza nel paese natio e che abbia seguito abbastanza presto a Venezia lo zio Giuseppe Torretto, dal quale nel 1743 ereditava la bottega a S. Marina.

L'ammaestramento di Giuseppe, che già aveva avuto inizio forse a Pagnano, fu fondamentale per la formazione artistica del B., al punto che egli stesso prese il soprannome di Torretto.

E’ del 1745 l'altar maggiore della chiesa di Giavera, su cui sono poste due statue che gli sono attribuite.

Del 1755 è il gruppo dell'Addolorata sull'altar maggiore di Pagnano, di grande intensità drammatica. Sempre nel 1755 veniva consacrato a Ravenna l'altare del Crocifisso nella chiesa di S. Domenico, le cui due statue rappresentanti la Madonna e S. Giovanni sono del B., e possono quindi essere assegnate circa a questa data.

In tutti questi anni sembra che il B abbia abitato prevalentemente a Venezia.

Tra il 1766 ed il 1768 egli ritornò a Pagnano per lavorare alle statue della Villa Falier ai Pradazzi d'Asolo. In questa circostanza gli venne affidato il giovane Canova, che allora aveva appena nove anni e che continuò a stare presso il B. anche dopo il ritorno di questo a Venezia, per circa sette anni. Nel 1768 sappiamo che acquistò a Pagnano una casa e del terreno. Nell'autunno del 1769 ritornò a Venezia, dove morì il 22 febbr. 1774.

E’ molto difficile, per mancanza di testimonianze sicure, stabilire quali siano state le opere giovanili del Bernardi. Probabilmente ad un primo periodo di attività vanno assegnati gli Angeli firmati dell'altare di S. Vito di Asolo. Verso il 1762 possono essere posti gli Angeli sull'altare maggiore della chiesa di Crespano, e sicuramente dopo il 1769 il S. Giorgio su un finestrone del palazzo ducale in Venezia. Altre opere gli si possono attribuire, oltre quelle fin qui nominate, per testimonianze storiche o per chiara impronta di stile; ad Asolo: un gruppo di Santi e angeli nella cappella prepositurale, gli Angeli, un tempo nel convento di S. Angelo e ora sull'altare maggiore del duomo, cinque statue mitologiche nell'atrio di Casa Serena, una Maddalena, un Ercole e un putto nel museo (provenienti da villa Falier); a Castelcucco: un Santo nella parrocchiale; a Castelfranco: l'altare dell'Assunta nel duomo (eseguito con ogni probabilità dopo la metà del secolo); a Coste di Maser l'altare dei Crocifisso nella chiesa arcipretale; a Levada: un bassorilievo con l'Addolorata, s. Rocco e s. Antonio e la Madonna col Bambino nell'arcipretale; a Monselice: le statue dell'altar maggiore della chiesa di S. Martino; a Ormelle (Treviso): S. Bartolomeo e S. Floriano nell'arcipretale; a Paderno: un'Annunciazione; a Pagnano: una S. Anna nell'arcipretale e un tabernacolo nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano; a Possagno: gli Angeli dell'altar maggiore; a Resana: i SS. Pietro e Paolo nell'arcipretale; a Rosà: le statue dell'altar maggiore e di un altare di destra dell'arcipretale; a Venezia: un Angelo annunciante ed una Annunziata, una Pietà, un S. Antonio col Bambino Gesù, un bassorilievo con il Miracolo della mula nel convento di S. Maria dei Servi, numerose statue di santi e bassorilievi con le Storie di s. Filippo Neri nella chiesa di S. Maria della Fava. Molto vicine all'arte del B. sono quattro statue nel santuario del Covolo presso Crespano. Più incerti appaiono i bassorilievi nella cappella di villa Rosa a Tramonte e una Madonna e due angeli in una cappella a Ca' Labia di Cavarzere.

Purtroppo sono state distrutte le statue del giardino Soderini di Nervesa, e recentemente disperse in vari luoghi quelle della Villa Falier ai Pradazzi, eseguite insieme con Giuseppe Torretto. Sappiamo che lo scultore operò anche in Austria, dove pare sia vissuto per un certo tempo; ma di questa sua attività non abbiamo notizie precise.

La formazione dei B., come è testimoniato dalle fonti, avviene nell'ambito del Torretto: a questo ultimo vanno anzi assegnate alcune opere, come le statue sull'altare maggiore di Cusignana, già attribuite al primo. Il B. però si stacca dalla linea classicistica, e drammatica ad un tempo, del maestro, per seguire una vena più rococò che è evidente in tutte le sue opere, ed è denunciata da una più calma vibrazione dei piani e delle linee e da un più tenero movimento dei volumi. Resta di torrettiano una certa enfasi compositiva, ma il B. allenta anche in questo caso l'ardente virtuosismo del maestro e realizza movimenti più lenti e composti. Oltre che al Torretto, egli può aver guardato ad altri scultori, quali il Corradini e il Marchiori, ma la sua arte si distingue nella scultura veneta del Settecento soprattutto per la raffinata e lievemente sensuale palpitazione delle superfici e fu questo certo l'elemento più importante che egli trasmise al giovane Canova. Per numero di opere ed altezza di stile, il B. appare uno dei più attivi ed interessanti scultori veneti del tempo.

Oltre al Canova, il B. ebbe come allievi il nipote Giovanni Ferrari e Antonio d'Este.

Bibl.: F. Beltrami, Il Forestiere, istruito delle cose notabili della città di Ravenna, Ravenna 1783, p. 188; C. Agnoletti, Il culto di Maria Vergine nella Diocesi Trivigiana, Treviso 1884, p. 91; D. Federici. Mem. trevigiane delle opere di disegno dal 1100 al 1800, Treviso 1803, p. 128; G. A. Moschini, Lettera agli ornatissimi fratelli Niccolò e Girolamo da Rio, in Giorn. dell'italiana letteratura, Padova 1806, pp. 97-137; L. Crico, Lettere sulle Belle Arti Trivigiane, Treviso 1833, p. 304; Id., Viaggetto pittorico da Venezia a Possagno, Venezia 1882, p. 58; A. Agnoletto, Asolo e Canova, Asolo 1922, p. 40; A. Muñoz, Il periodo veneziano di Antonio Canova e il suo primo maestro, in Boll. d'arte, XVII(1924), pp. 103-110; C. I. Bernardi, La Scuola pagnanese dei Torretto-Canova e la fortuna dei parenti poveri, Vedelago 1938; L. Coletti, Mostra canoviana (catal.), Treviso 1957, pp. 7, 8-10; C. Semenzato, G. B. detto il Torretto, in Arte veneta, XII(1958), pp. 169-178; L. Coletti, Marchiori o Morlaiter, ibid., XIII-XIV (1959-60), pp. 138-146; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexikon,XXXIII, pp. 302 s. (sub voce Torretti Giuseppe II).