GRAZIANI GIUSEPPE - PITTORE 1699 - post 1760

GRAZIANI Giuseppe, pittore 

1699 - post 1760


di Alessandro Serafini

da TRECCANI - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 58 (2002)

 

GRAZIANI Giuseppe, figlio di Pietro e di Virginia Gasparin, nacque il 16 maggio 1699 a Centrale, piccolo paese del Vicentino tra Thiene e Carrè (Rigon, 1981, p. 67).

Discordi sono le notizie che riguardano la sua formazione artistica. È possibile che egli in un primo momento abbia studiato presso il pittore locale Francesco Balante di Thiene e poi, in virtù di un soggiorno giovanile a Padova finora non documentato, presso Francesco Zanella (ibid., p. 68). Secondo invece Giovan Battista Verci (1775, p. 272), il G. fu allievo del veronese Antonio Balestra (Verona 1666-1740), dal quale avrebbe appreso le regole della composizione accademica, della compostezza formale e del colorito chiaroscurato, conformemente agli insegnamenti della lezione marattiana (=del pittore Carlo Maratti, Camerano (AN) 1625, Roma 1713, nota VB)

Ancora giovane, e senz'altro prima del 1734, egli era andato a vivere a Bassano. L'occasione del trasferimento fu probabilmente la commissione della decorazione della villa di Paolo Antonio Belegno, nobile veneziano e procuratore di S. Marco. Situata lungo il Brenta e nota anche con il nome di Ca' Nave (attualmente Ca’ Erizzo Luca, nota VB), la villa era stata ristrutturata entro il 1734, come recita la lapide sopra la porta d'ingresso (Alberton, 1977, p. 108). Essa presenta una ricca ornamentazione ad affresco che ricopre i due prospetti verso il giardino e, all'interno, i due scaloni, un salone e altri ambienti più piccoli. Di questo ciclo decorativo, in cui fu attivo anche un quadraturista (= pittore esperto nella pittura murale a prospettive, ricercato in particolare nei secolI XVII e XVIII, nota VB ), spiccano il soffitto del salone dell'ala occidentale con al centro Minerva e l'allegoria del fiume Brenta, quello di Apollo e le muse con Pegaso nella sala cosiddetta "neoclassica", quello dello scalone centrale con l'Allegoria del mattino, desunta da un'incisione di Pietro Testa. Sulla volta del secondo scalone è dipinto l'Olimpo e alle pareti scene allegoriche e divinità mitologiche a monocromo grigio e ocra. La pittura del G. si rivela qui caratterizzata da un andamento compositivo legato a schemi barocchi anche se estremamente semplificati, da un colorismo intenso e da una condotta disegnativa piuttosto solida, che, pur conservando i valori di peso e volume, imprime movimento ai corpi per via di scorci arditi e pose contorte; a ciò si uniscono tipologie marattesche e atteggiamenti patetici, residui di quel classicismo di ambiente romano i cui modi furono diffusi nel Veneto da Balestra.

L'impresa di villa Belegno, poi Erizzo, si protrasse sicuramente oltre il 1734, forse fino al 1740. Stilisticamente vicino a questo ciclo è l'affresco del soffitto di S. Antonio Abate a Marostica, che illustra in tre scomparti la Vita e la gloria del santo (Alberton, 1977, p. 109).

Subito dopo il 1746 si datano due tele nella chiesa di S. Sebastiano a Bassano, parte del convento dei cappuccini. La prima, firmata, raffigura il Martirio di s. Fedele da Sigmaringa, la seconda S. Giuseppe da Leonessa in gloria (D'Alano, p. 48). La commissione è forse riconducibile al mecenatismo della famiglia Belegno che in questa chiesa, prossima alla villa, aveva la propria cappella funebre.

Nel novembre del 1747 il G. aveva ultimato un'Ascensione di Cristo, oggi perduta [questa affermazione è errata, perché è ancora presente, nota VB], nel soffitto del coro della parrocchiale di Rosà, per i cui lavori veniva pagato 180 ducati (Mantese, 1977, p. 223). Il 20 giugno 1748 era presente in Belvedere di Tezze presso la casa della vedova di Giovanni Trevisan, dove stimava una ventina di quadri (ibid., p. 176 n. 46).

Il 28 apr. 1750 il G. era di nuovo a Bassano in qualità di testimone alla dettatura del testamento di Paolo Antonio Belegno, che morì nello stesso anno. Nel documento il suo protettore lo definiva familiarmente "pittor di casa" (Alberton, 1980, p. 516).

Dopo il 1752 il G. eseguì un affresco con l'Ascesa di s. Gregorio al cielo nel soffitto della parrocchiale di S. Gregorio Magno a Padova, andato distrutto nel 1939 in occasione della ristrutturazione della chiesa (Donzelli, p. 103).

Intorno alla metà del secolo si può datare anche la pala in S. Francesco a Bassano con le Stimmate di s. Francesco, un tempo sull'altare maggiore e oggi collocata sul pilastro sinistro del coro. Nella stessa chiesa, secondo la testimonianza di Giovanni Battista Verci (p. 273), il G. avrebbe eseguito le portelle d'organo, ora non più reperibili, e l'affresco della volta con la Gloria dei ss. Antonio e Francesco, distrutto nel 1926.

Il 1758 è la data che compare nella tela firmata raffigurante S. Felice di Valois, collocata nella tribuna della chiesa della Trinità di Angarano (Bassano del Grappa, nota VB), dove fa coppia con il S. Giovanni de Matha, pure del Graziani. Allo stesso periodo dovrebbe risalire la pala con S. Bovo, ora in sacrestia, anche se per Rigon (1981, p. 73) lo stile e la composizione suggeriscono una datazione anticipata.

Dall'aprile del 1758 il G. fu impegnato nel rinnovamento di S. Maria della Misericordia a Bassano, chiesa soppressa in età napoleonica. Stando a Verci (p. 273) l'impresa, di cui nulla rimane, comprendeva sei tele di argomento cristologico, chiaroscuri ad affresco e l'Eterno in gloria nella volta absidale. Sulle tele esiste anche la testimonianza diretta del G. che in due lettere, inviate da Padova il 1° e il 22 apr. 1758, si lamentava con i massari della parrocchiale per essere stato messo in concorrenza col pittore Giovan Battista Orsini, che esigeva un compenso più basso del suo. Nel rivendicare le sue capacità e il suo prestigio, il G. elencava tutte le opere che aveva fino ad allora realizzato in terra bassanese, delineando così orgogliosamente il quadro di un'attività intensa e di successo (Mantese, 1980, p. 233). Il fatto che egli, in successivi appunti, ricordasse i soggetti delle sei tele della Misericordia, lascia credere che fosse riuscito a spuntarla sul suo avversario (ibid., p. 235).

Verso il 1759 il G. fu attivo in Vaccarino, presso Padova, dove, in collaborazione con un maestro quadraturista, mise mano alla decorazione ad affresco degli ambienti al piano terra e al primo piano della villa di Gaetano Savonarola, oggi villa Trieste. Attribuito al G. da Pavanello, il ciclo pittorico di Vaccarino presenta affinità evidenti con quello di villa Belegno. Certo il linguaggio è più aggiornato dal forte accento rococò, evidente nei motivi ornamentali delle stanze al piano terra e nell'uso frequente dell'elemento illusionistico. All'interno di un ciclo dall'iconografia allegorica e mitologica, spicca la raffigurazione di Mercurio e personaggi con strumenti scientifici sulla parete ovest dell'alcova: il significato di esaltazione del progresso scientifico, visualizzato dalla grande luce solare che sorge oltre il paesaggio, è arricchito dalla presenza di una giovane gentildonna che scruta il cannocchiale, inedito omaggio al Neutonianismo per le dame pubblicato da Francesco Algarotti nel 1737.

Nell'ottobre del 1760 il G. risulta iscritto alla fraglia dei pittori di Padova, insieme con i "figuristi" Francesco Zannoni e Giambattista Mengardi (Olivato, p. 94).

Non più esistenti, ma ricordate dalle fonti, sono le opere eseguite dal G. a Bassano in S. Maria degli Angeli e in S. Chiara; a Marostica nelle chiese di S. Luca e di S. Sebastiano; a Cittadella nella chiesa dei riformati; nella parrocchiali di Camin, di Oliero e di Pianezze (Verci, pp. 273 s.; Maccà, p. 277; Mantese, 1980, p. 233).

La data di morte del G. non è nota.

 

Fonti e Bibl.: G.B. Verci, Notizie intorno alla vita e alle opere di pittori, scultori e intagliatori della città di Bassano, Venezia 1775, pp. 272-274; G.G. Maccà, Storia del territorio vicentino, II, Caldogno 1812, 1, p. 90; 2, pp. 23, 277; XII, ibid. 1815, p. 175; G.I. Ferrazzi, Di Bassano e dei bassanesi illustri, Bassano 1847, p. 159; N. Pietrucci, Biografia degli artisti padovani, Padova 1858, pp. 143 s.; C. Donzelli, I pittori veneti del Settecento, Firenze 1957, pp. 103 s.; R. D'Alano, Il convento dei cappuccini di Bassano del Grappa e le sue opere d'arte, Bassano 1968, pp. 48-52; G. Mantese, Rosà. Nota per una storia…, Vicenza 1977, pp. 176, 223; L. Alberton Vinco da Sesso, Un episodio di mecenatismo settecentesco a Bassano. Il procuratore Belegno e il pittore G. G., in Per Maria Cionini Visani. Scritti di amici, Torino 1977, pp. 108-110; Id., Villa Erizzo-Belegno, in Gli affreschi nelle ville venete dal Seicento all'Ottocento, I, Venezia 1978, pp. 128 s.; G. Pavanello, Villa Savonarola, ibid., p. 253; L. Olivato, Pittori e pubblici periti a Padova nel '700. Due elenchi inediti (con un nuovo documento su G.B. Mengardi), in Boll. del Museo civico di Padova, LXVIII (1979), pp. 94, 96, 100; L. Alberton Vinco da Sesso, Le arti figurative, in Storia di Bassano, Bassano del Grappa 1980, pp. 516 s.; G. Mantese, Bassano nella storia. La religiosità, Vicenza 1980, pp. 233, 235; F. Rigon, Pittori vicentini minori del '700, Vicenza 1981, pp. 67-79 (con bibl.); Id., in La pittura in Italia. Il Settecento, II, Milano 1990, pp. 743 s.; B. Giaccaglia, La villa Trieste a Vaccarino, in Padova e il suo territorio, X (1995), 53, pp. 31 s.; U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XIV, p.