ROSÀ - IL DUOMO DI SANT'ANTONIO ABATE

DUOMO DI SANT’ANTONIO ABATE

 

CENNI STORICI

Verso il 1370 Francesco I da Carrara, signore di Padova e di Bassano, fece scavare un canale alimentato con acqua del Brenta che così veniva ad attraversare quei terreni incolti e inabitati rendendoli con l’irrigazione idonei alle colture e faceva arrivare anche nelle zone artigiani di Cittadella l’acqua per far girare le ruote idrauliche. Questo canale era la Rosta Carrarese, denominata in seguito Roggia Rosà.  Questa fu l’antica roggia Rosada  (in latino flumen rosatem) o Rosà. Il nome di Roggia Rosada deriva secondo una interpretazione dalla presenza di rose selvatiche lungo le sue rive.  Fu quindi la roggia che attraversava il suo territorio a dare il nome all’abitato di Rosà e non viceversa. 

Pertanto questa via d’acqua, creando le condizioni per le attività agricole in questo territorio della “Rosada”, dette origine ai primi nuclei abitativi di Rosà.

Non si conosce con precisione la data di origine della chiesa di questo territorio, ma il suo titolare, Sant’Antonio Abate, ci assicura che la sua origine è legata ai pellegrinaggi allora assai frequenti alla tomba del Santo posta nella città francese di Vienne. Si sa solo che nel 1466 era già in costruzione.

L’iniziativa dei rosatesi si scontrò presto con le prerogative giurisdizionali di Bassano, che voleva conservare al proprio arciprete le decime delle terre bonificate di Rosà.  La vertenza fu lunga e complessa e si risolse con un compromesso: l’arciprete di Bassano avrebbe percepito le decime di Rosà, destinandone la quarta parte al Comune perché provvedesse alla chiesa di Rosà; il sacerdote che i bassanesi e i rosatesi avessero scelto per reggerla poteva contare solo sulle libere offerte dei fedeli.

Questa situazione assai precaria tuttavia cessò nel 1481, e il 6 dicembre 1525 Rosà fu eretta a parrocchia, e nel 1527, ottenuta piena autonomia da Bassano, ebbe il suo primo parroco.

Il luogo di culto era una chiesetta piccola e semplice con un campanile incorporato di fianco, dotata di 4 altari (l’altare maggiore dedicato a S. Antonio Abate, uno alla Madonna del Parto “Vestita e governata”, uno al Santissimo Nome di Gesù e uno a San Rocco) ai quali nel 1593 se ne aggiunsero altri due.

All’inizio del 1600, a causa dell’aumento della popolazione e per la necessità di allargare il cimitero, si ricostruì la chiesa sullo stesso posto della precedente però orientata diversamente, e più grande con i suoi sei altari già presenti e con uno nuovo dedicato alla Madonna del Rosario.

Ma anche questa seconda chiesa durò poco: necessitavano vari lavori: dal 1720 al 1730 si attuò l’ingrandimento e l’innalzamento del Coro che era troppo stretto e basso, quindi si iniziò l’ingrandimento della navata ricorrendo al disegno del giovane architetto bassanese Giovanni Miazzi (1699 -1797): così tra il 1730 e il 1750 la chiesa venne allargata a tre navate: quelle laterali separate dalla centrale per mezzo di colonne monolitiche levigate di Possagno sormontate da capitelli corinzi. La chiesa venne poi completata con gli affreschi del soffitto del coro e della navata, nonché con le vetrate e la pavimentazione a quadroni.

Si costruì anche l’attuale altare Maggiore col il maestoso Tabernacolo progettato nel 1746 dal Cassetti (vedi oltre) e realizzato forse del tagliapietre Giovanni Bonato, sovrintendente e uomo di fiducia dei rosatesi.

Nel 1748 iniziarono le fondamenta del nuovo campanile, staccato dalla chiesa, su disegno probabilmente dello stesso Miazzi.

Nel 1767 si progettarono sia la nuova canonica sia la piazza antistante la chiesa. Nel frattempo continuava la costruzione del campanile e si iniziò la realizzazione della facciata.

Nel 1796, con l’arrivo di Napoleone, la facciata e la canonica risultavano terminate, mentre furono sospesi i lavori di completamento del campanile, alto 70 metri, inaugurato poi nel 1817; la chiesa sarà consacrata il 12 settembre 1819 dal vescovo di Vicenza Giuseppe Maria Peruzzi in occasione della sua visita pastorale.

Nel 1865 don Luigi Zaffonato ottenne, dal vescovo di Vicenza Antonio Farina per sè e per i suoi successori il titolo di “Arciprete”.

Verso la fine dell’800 si aggiunse nell’altare maggiore un nuovo tabernacolo per conservare il SS. Sacramento, essendo quello originale assai scomodo perché troppo elevato dalla mensa.

Nel 1925 in occasione dei festeggiamenti del IV° centenario dell’erezione a parrocchia, al tempo di Mons. Luigi Filippi, la chiesa subì vari lavori di restauro così descritti dalla Parrocchia S. Antonio Abate in Rosà nel 2011:”furono lavorate in marmorina le 34 lesene delle cappelle da Giulio Finato da Lobbia in Persegara; furono fatte le bussole delle porte, intagliate da Dalla Vecchia di Sant’Orso; fu rifatto parte del pavimento da Meneghetti di Bassano togliendo anche delle pietre tombali (in questa chiesa le tombe di famiglia erano una quindicina più altre appartenenti a congregazioni); furono ritoccati gli stalli del coro da Pietroboni di Bassano; furono rifatte le cornici (quelle attuali) alle pale di S. Bovo e della Circoncisione; fu sostituito il pulpito che era fissato a metà di una colonna vicino alla porta laterale nord (si saliva per una scaletta a chiocciola) con l’ambone lavorato da Aristide Stefani di Bassano; l’organo e la cantoria che erano situati sopra la porta principale in una specie di loggia in legno lavorato (si saliva per una scala interna, la cui entrata si trovava dove ora c’è il confessionale di sinistra), furono spostati nel presbiterio di fianco all’altare (a nord).

Nel 1926 inaugurazione dell’organo nuovo dei fratelli Pugina di Padova

Fino al 1944  vi era nel coro sopra l’altare maggiore un grande damasco rosso con bordi e cordoni dorati (padiglione) che scendeva da una corona di legno e stucco, con lavorazioni rappresentanti angioletti, festoni di fiori, spighe, grappoli d’uva e altri simboli, per far da sfondo e dare così maggiore imponenza sempre all’altare stesso.”

Nel 1965, con mons. Mario Ciffo, la chiesa si potrà pregiarsi del titolo di “DUOMO” .


IL DUOMO

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Il Duomo con campanile visto dalla zona antistante il Municipio

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Immagini del frontone e delle statue

La FACCIATA

Nel 1767 si iniziò  a pensare ad una facciata degna di un chiesa così imponente e si fece riferimento al disegno all’abate Daniello Bernardi di Bassano (1729 – 1806), figura di intellettuale “dilettante di architettura” che teneva una scuola in città.

Con l’arrivo di Napoleone nel 1796 la facciata risultava terminata

I marmi della facciata sono di Antonio Sterle di Vicenza, autore fra l’altro del rosoncino scolpito nel timpano. Nel primo ottocento la facciata sarà ornata di ben 5 statue tutte in pietra rappresentanti le tre virtù teologali: Fede, Speranza, Carità, S. Antonio abate e S. Spiridione; sono attribuite ai fratelli Bosa da Pove del Grappa.


Il CAMPANILE: già parlato (vedi sopra)

INTERNO DEL DUOMO

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immagine dell'interno appena entrati in Duomo dall'ingresso primcipale

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immagine dell'interno del Duomo dall'Altare maggiore

Entrando dalla porta principale, dopo aver ammirato la grandiosa facciata, non possiamo non riconoscere anche all’interno una struttura architettonica monumentale ma non molto armonica, in quanto, secondo me, anche se arricchita dalla serie di colonne che dividono la navata principale dalle due navate laterali, quest'ultime sono troppo strette e basse e meno illuminate rispetto alla navata centrale.

Il soffitto  della chiesa è a cupola ribassata, illuminata da finestre termali e da finestre rettangolari a vetri colorati che come detto non riescono a dare omogenea illuminazione a tutta la chiesa.

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Le navate convogliano poi verso il corso absidato e nel raccordo architettonico sia a dx che a sx al di sopra di ciascuna porta vi sono collocate due pale (non in ottima salute) a sx quella della Presentazione di Gesù al Tempio o della Circoncisione di Leandro dal Ponte datata 1582  e a dx quella di San Bovo confessore e cavaliere, San Rocco confessore e San Pancrazio martire del 1593, attribuite a Luca Martinelli  per avervi svolto il lavoro maggiore rispetto a quanto effettuato da Giambattista dal Ponte.

Soffitto del Coro

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Intanto per il soffitto del Coro verso il 1747 il pittore bassanese Giuseppe Graziani dipingeva su tela l’Ascensione di Cristo.

ALTARE MAGGIORE

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L’altare Maggiore attuale è opera dello scultore  Giacomo Cassetti nel 1746. Nel 1763 vennero aggiunte ai lati del tabernacolo due sculture, a sx Sant’Antonio abate e a dx  San Spiridione, e  il “resurrexit” sulla sommità del Tabernacolo, opere di Giuseppe Bernardi, detto Torretti di Pagnano (TV) (1694 – 1774) [Il Torretti è stato il primo maestro di Canova].

Le due statue, che  sembrano delle sentinelle, hanno di curioso la posizione del pastorale: San Antonio abate (a sx) lo tiene con la destra perché non era vescovo ma solo abate e non poteva benedire, mentre 
San  Spiridione (a dx), compatrono di Rosà, tiene il pastorale con la mano sinistra perché era vescovo e con la destra doveva benedire i fedeli.

L'opera nel suo complesso accentua la centralità del Tabernacolo e quindi dell'Eucarestia e, tramite questa, l'uomo si innalza verso il Cielo. Testimoni di questa verità i due santi protettori. 

Il nuovo altare conciliare rivolto verso i fedeli offusca in parte la grandezza di questo manufatto. 

Soffitto della navata

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Ugualmente verso la metà del 1700 veniva dipinta sul cielo della Chiesa l’Assunzione della Madonna da parte del pittore veneziano De Santi (di cui non ho trovato notizie). L'orientamento della pittura è da est ad ovest.  

NAVATA SUD

navata Sud (di dx), primo altare

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Altare di San Valentino, con l’omonima pala del 1593, rappresentante San Valentino prete e martire, San Lazzaro e Santa Marta, opera di Luca Martinelli [nato tra 1550 e 1570 – morto 1629(?)] che con il suo fratello germano Giulio furono discepoli di Jacopo dal Ponte. Tale attribuzione, nonostante la collaborazione che aveva con Giambattista dal Ponte, è fondata sulla base dei documenti di pagamento, che gli attribuiscono il lavoro maggiore.

Nel paliotto dell’altare è scolpita l’immagine del Santo in vesti liturgiche.

Tra la mensa dell’altare e la pala vi è l’immagine in cera di Maria Bambina. 

navata Sud (di dx), secondo altare

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Altare del Santo Rosario, opera attribuita secondo alcuni scritti ad Orazio  Marinali (1643-1720), ma è più verosimile che sia opera di Bernardi Giuseppe Torretti già presente con le due statue  dell'altare maggiore.  Questo altare del Santo Rosario è rappresentato dalla Madonna con Gesù, e due statue laterali, a sx San Domenico e a dx Santa Rosa da Lima.

Sotto mons. Luigi Filippi furono aggiunti i 15 piccoli dipinti di forma circolare raffiguranti i misteri del S. Rosario.

navata sud (di dx), terzo altare

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Altare di San Giuseppe, risalente al 1746.  La statua fu acquistata da mons. Luigi Filippi nel 1920 assieme a quella del S. Cuore e di S. Antonio da Padova.

navata Sud (di dx) quarto altare

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Altare delle Anime Purganti. E’ in marmo scuro. La pala è attribuita a Momello da Nove (di cui non si hanno notizie).

NAVATA NORD

Navata Nord (a sx) primo altare

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ALTARE_NORD_-_01_-_PALIOTTO_ALTARE_S._ANTONIO__-_PALIOTTO_-_CIMG4701Altare di S. Antonio da Padova. E’ così chiamato dal 1920, ma in realtà era l’altare di SS. Nome di Gesù (risalente all’ultimo ’600) e aveva la pala della Presentazione di Gesù al tempio o della Circoncisione. E’ il più artistico altare laterale della chiesa.

Navata Nord (a sx), secondo altare

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Altare del Sacro Cuore. In questo altare la presenza di una nicchia la cui parte superiore è a forma di conchiglia ci informa che vi è sempre stato anche nel passato una statua.  L’attuale statua è stata acquistata nel 1920.

Navata Nord (a sx), terzo altare 

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Altare della Madonna della Salute, fatto sullo stesso stile di quello di S. Giuseppe e risalente al 1746. La statua fu acquistata nel 1946 quando era arciprete  mons. Giovanni Albiero.

Navata Nord (a sx) quarto altare

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ALTARE_NORD_-_04_-_LA_PALA_DEL_BATTESIMO_GESU_-_CIMG4396Altare del Fonte Battesimale. Ha una pala, attribuita anche questa a Momello da Nove (di cui non si hanno notizie) raffigurante il battesimo di Gesù nel Giordano. Vi si trova il fonte battesimale che aveva fino al 1925 il coperchio di legno tinto di bianco con alla sommità due testine di angioletti,  poi in metallo con immagini riferite allo Spirito Santo, alla sorgente di acque e agli apostoli. Come anche in altre parrocchie con gioia vedo a ridosso del fonte battesimale un alberello le cui foglie di vari colori indicano tutti i bambini battezzati nell’anno in corso.


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Nella parete adiacente a questo altare troviamo un dipinto con la Madonna e i Ss Giuseppe, Teresa d’Avila e Maria Maddalena, attribuito a Momello da Nove.

RELIQUIA DELLA SANTA CROCE  ED OLII SANTI 

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rosa-28-07-14_-_oli_santi_presso_battistero_640x1053_CIMG4784Presso l’altare delle Anime in un apposito tabernacolo è custodita la reliquia della Santa Croce (a sx) (dono alla chiesa di Rosà da parte del nobiluomo Bartolomeo Caffo nel 1732) e presso l'altare del Fonte Battesimale vi un tabernacolo simile contente gli Olii Santi (a dx).


APPROFONDIMENTI nella sezione Personaggi, biografie ed altro per

- Cassetti Giacomo scultore

- Bernardi Giuseppe Torretti scultore

- Graziani Giuseppe pittore

- Dal Ponte Leandro pittore

- Martinelli Luca pittore

Fonti documentali

Arslan Edoardo. I BASSANO. 2 voll. Casa editrice Ceschina, Milano, 1960.

Brentari Ottone. Guida storico-alpina di Bassano – Sette Comuni. Pozzato, Bassano, 1885.

Brentari Ottone. Storia di Bassano e del suo territorio. Pozzato, Bassano, 1884.

Curci Antonietta. Origine ed evoluzione della Roggia Rosà. Bozzetto Studio di Fotografia, 2014. 

Favero Gastone "I pittori Luca e Giulio Martinerlli", in Fabris Vittorio (a cura di). La Bottega dei Fiorentini: un secolo di pittura nella Valsugana del ‘600. Comune di Borgo Valsugana, 2007

La diocesi di Vicenza 1981. Curia Vescovile di Vicenza.

Mantese Giovanni. Rosà. Note per una storia civica e religiosa della comunità nel contesto del territorio bassanese. Opere Assistenziali di Rosà, 1977.[opera fondamentale non solo per la storia ma anche per la organizzazione sociale e religiosa nei secoli in questo territorio]

Parrocchia di S. Antonio Abate in Rosà, 2011. [questa pubblicazione mi è stata di grande aiuto nella compilazione di questo lavoro]

Rigoni Chiara (a cura di) Scultura a Vicenza. Cariverona Banca spa, 1999. 
Verci Giambatista. Notizie intorno alla vita e delle opere de’ pittori scultori e intagliatori della Città di Bassano. Giovanni Gatti. Venezia, 1775.