DAL PONTE FRANCESCO, IL VECCHIO, detto BASSANO (1470/1475 - 1539) - PITTORE - OPERE NEL TERRITORIO

DAL PONTE, Francesco, il Vecchio, detto Bassano

di Livia Alberton Vinco Da Sesso

 

Nacque a Bassano (Vicenza) in un anno tra il 1470 e il 1475 come si può dedurre dalla cronologia nota che lo riguarda. Sua madre era Franceschina Mononi di Solagna. Suo padre, Jacopo di Berto, un conciapelli di Gallio (uno dei Sette Comuni sull'Altipiano di Asiago), stabilito a Bassano dal 1464, viene nominato nei documenti con l'appellativo "Dal Ponte" a partire dal 2 nov. 1479.

Tale cognominazione derivava alla famiglia dal luogo dove essa aveva posto la sua dimora in Bassano almeno da quindici anni, cioè "in contrata Pontis".

La continua presenza del D. nella città di Bassano e nel territorio circostante è segnalata da numerose testimonianze (nelle quali è sempre dichiarato pittore) dal 1501, quando egli viene nominato nel testamento del padre, al 1539, anno della sua morte: nel Libro dei conti dei Bassano è scritto che l'11 dic. 1539 fu celebrata da fra Marco una "Messa di San Gregorio" in suo suffragio.

In un documento del 1504 lo troviamo ammogliato a Lucia, figlia del mugnaio Francesco Pizzardini da Santorso, e in altri del 1523 e del 1524 ad una Francesca . Tra i figli (ricordiamo), Iacopo, il celeberrimo pittore, nacque con ogni probabilità dal primo matrimonio. Pittori furono anche Giambattista e Gianfrancesco, ricordati spesso insieme con Iacopo come aiutanti nella bottega paterna.

Uomo stimato dai suoi concittadini (lo troviamo testimone in molti strumenti notarili), il D. fece parte nel 1522 del Consiglio del Comune, acquisendo così per la sua famiglia le qualifiche della. nobiltà bassanese. Anche se conosciamo pochissimo della sua attività pittorica fino al 1519 (data della pala dipinta per la Confraternita di S. Paolo a Bassano), si deduce che il lavoro gli aveva procurato un certo benessere se il 21 maggio 1521 egli comprò una casa attigua alla sua, sempre in contrà del Ponte. È documentato che nel 1527 si occupava, con una società da lui stesso fondata, dello sfruttamento di certe miniere a San Giorgio di Bassano: ciò dà un certo fondamento di verità alla tradizione raccolta dal Ridolfi (1648), secondo la quale il D. negli ultimi anni di vita si lasciò travolgere dalla passione dell'alchimia.

Il Gerola, lo studioso che ha rinvenuto e pubblicato la maggior parte dei documenti riguardanti il D., ne ha ricostruito la figura anche dal punto di vista artistico e il profilo da lui tracciato resta sostanzialmente valido, pur dopo gli apporti critici di vari studiosi, soprattutto dell'Arslan (1931 e 1960) e le notizie offerte, ancora in modo sommario, e solo in dispense universitarie ciclostilate, dal Muraro (1982-83). che è in possesso del secondo, e unico rimastoci, tra i quattro libri dei conti della famiglia Dal Ponte. Questo libro è citato in un atto del 2 apr. 1536, pubblicato dal Gerola (1907), nel quale il D. narra dell'incarico ricevuto di eseguire la mappa di una montagna per la quale erano in dissidio le due Comunità di Angarano e di Valstagna. Il contributo del Muraro è fondamentale per illustrare il funzionamento della bottega artigiana a cui il D. aveva dato vita nella sua casa e che manterrà sostanzialmente le sue caratteristiche anche quando a sovrintenderla succederà il grande Iacopo.

Si viene così a conoscere che in questo "laboratorio" si operava in tutti i "colorinelli" previsti dagli statuti veneziani per l'"Arte dei depentori": si fornivano pale d'altare complete di accessori, gonfaloni per confraternite, affreschi per palazzi e chiese. L'esecuzione veniva affidata ad artigiani, ma sembra che anche Giambattista, figlio del D., nei primi tempi fosse spesso incaricato dei lavori. Numerosissimi sono gli oggetti d'uso appartenenti alle cosiddette arti applicate prodotti dai Bassano e ordinati, come si può immaginare, da quella nascente borghesia che, dopo la guerra della lega di Cambrai, avendo sviluppato traffici e industrie, aspirava a un'esistenza più comoda e qualificata.

Analizzando i dati del Libro dei conti, riassunti dal Muraro (pp. 148 ss.), che si riferiscono soprattutto al periodo 1519-1556 (anche se la prima notizia è del 1512), si osserva che l'attività della bottega raggiunge il culmine intorno al 1545, quando ormai il D. è morto; ma anche negli anni precedenti la produzione è abbondante e riguarda svariati generi: araldico, ludico, di arredamento sacro e profano, devozionale, ornamentale (mobili, oggetti vari, vestiario), promozionale, di propaganda politica, documentario, sacro.

Il D. fino alla sua morte resta il capobottega ed è lui a stendere la maggior parte dei contratti registrati, anche se chi s'impegna ad eseguire l'opera è uno dei figli.

Per quanto riguarda la committenza di opere d'arte vere e proprie si constata che essa non è mai costituita da un singolo individuo ma da collettività: confraternite, corporazioni, comunità parrocchiali, comuni. Solo dopo il 1533, anno in cui viene affidata la prima commissione personale a Iacopo da parte del podestà di Cittadella Cosmo da Mosto (Muraro, 1982-81), c'è un cambiamento: tra coloro che si rivolgono alla bottega si trovano nominati, dice il Muraro, personaggi importanti, autorità del mondo ufficiale sia politico sia religioso, e privati cittadini.

Dell'attività giovanile del D. mancano completamente le testimonianze e a colmare questo vuoto il Gerola (1907) gli attribuì alcuni affreschi, datati 1514 o 1517, di una cappella a Cismon in Valsugana, distrutti dalla prima guerra mondiale.

Opera anteriore al 1519, è, secondo il Ridolfi (1648) e altri, come il Verci (1775) e il Lanzi (1816) la pala al Museo civico di Bassano, proveniente dal duomo della città, con La Madonna col Bambino in trono tra i ss. Giovanni Battista e Bartolomeo. L'opera, assegnata da autori ottocenteschi (G. B. Baseggio, Di Bassano..., Bassano 1847; O. Brentari, Il Museo..., Bassano 1881) ai Nasocchi, contemporanei pittori bassanesi, risente di un certo montagnismo che la fa riportare al periodo giovanile del D., come conclude, pur con qualche riserva, l'Arslan (1960).

Appartiene alla maturità la pala firmata e datata 1519, dipinta per la Confraternita di S. Paolo nella chiesa di S. Giovanni di Bassano, ora al Museo civico, con La Madonna col Bambino in trono tra i ss. Pietro e Paolo: da eclettico ritardatario il D. va parafrasando ricordi di maestri cinquecenteschi, dal vicentino Montagna ai veronesi Liberale, Gerolamo dei Libri e Giovanni Caroto. Intorno al 1519 si pone, secondo gli studiosi, la pala della parrocchiale di Foza, raffigurante La Madonna col Bambino in trono tra i ss. Giovanni e Benedetto.

Datata 1520 è quella della parrocchiale di Solagna con S. Giustina tra i ss. Michele e Giorgio, vicino alla quale è, secondo l'ArsIan (1960, p. 23), il S. Antonio abate tra i ss. Antonio di Padova e Biagio, molto ridipinto, ora nella sacrestia della chiesa bassanese di S. Donato (attribuita ancora dal Verci, 1775).

La cronologia delle opere non datate del D. subisce qualche modifica con le notizie offerte dal Muraro (1982-83): la Deposizione tra i ss. Sebastiano e Rocco della parrocchiale di Oliero si colloca non intorno al 1520, come proponeva l'ArsIan (1960), ma nel 1529-33; la pala della chiesa bassanese di S. Donato con La Madonna col Bambino in trono tra i ss. Donato e Michele fu eseguita non nel 1519 o nel 1523, come pensavano rispettivamente il Gerola e l'Arslan, ma nel 1529, e per essa la bottega fornì anche il "sottopé" ossia la predella. Non si ha più notizia del quadro della Madonna con i ss. Francesco e Antonto, commissionato nel 1530 da fra Andrea Guarniero e pagato L. 20, sempre per la stessa chiesa di S. Donato (Muraro, 1982-83).

II momento più vivo e impegnato nella ricerca, da parte del D., di un rigore formale è rappresentato da La Pentecoste della parrocchiale di Oliero, firmata e datata 1523: il Muraro  riferisce che il contratto fu fatto il 16 ag. 1521 e che la pala fu posta sull'altare il 21 dic. 1523; secondo lo studioso, in questo lavoro lacopo aveva cominciato a seguire il padre. Affini stilisticamente a quest'ultima sono: La Madonna col Bambino in trono, attribuita al D., affrescata al n. 52 di via Matteotti a Bassano, recante la data 5 nov. 1523; la pala firmata dell'arcipretale di Asiago con La Madonna col Bambino in trono tra i ss. Matteo e Giovanni Evangelista; il bel S. Michele, già nel duomo di Bassano e ora al Museo civico, assegnato al D. dalla maggioranza degli studiosi moderni a partire dal Gerola (1908).

Risale al 1525-28 e non agli anni tra il 1530 e il 1535, come pensava l'ArsIan, La Natività della parrocchiale di Valstagna: il Muraro (1982-83) rende noto che la commissione da parte della Scuola di S. Antonio è del 23 apr. 1525 e il "compido pagamento", che coincide certamente con la consegna dell'opera, ha luogo il 5 nov. 1528. La collaborazione di Iacopo col padre è qui più chiara come anche nel Compianto sul Cristo morto del Museo civico di Bassano, la cui esecuzione fu dilazionata nel tempo se il Muraro  ci dà per essa la data 1521-1534: gli storici, a cominciare dal Verci (1775) hanno sempre concordato nell'attribuzione al D. e per lo più la ponevano intorno al 1530. In questi dipinti il piccolo maestro di provincia sembra adeguarsi a una sensibilità più cinquecentesca di origine lagunare.

La tarda attività artistica del D. è caratterizzata da involuzione e stanchezza che si rivelano nel. S. Sebastiano di Rosà (oratorio della Casa di riposo), di cui il Muraro fornisce la data 1529; nel S. Pietro apostolo, e S. Giovanni Battista, provenienti dalla parrocchiale di Rosà, ora al Museo civico di Bassano, che furono eseguiti nel 1531. L'ultimo lavoro di cui rimane memoria è il già citato modello di montagna del 1536. Evidentemente egli si dedicava ormai poco alla professione, mentre si occupava dei buon funzionamento della bottega: infatti si sa dal Muraro che è il D. ad annotare di suo pugno e a redigere contratti per opere commesse a Iacopo negli anni 1536 e 1537.

 

(da www.treccani.it - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 32 (1986)