BASSANO DEL GRAPPA - IL PONTE DI BASSANO

BASSANO DEL GRAPPA


IL PONTE DI BASSANO

PONTE VECCHIO  PONTE DEGLI ALPINI


CRONOLOGIA E  ICONOGRAFIA STORICA E ARTISTICA


di Vasco Bordignon


1209 – Prime notizie, presumibilmente attendibili, dell’esistenza del Ponte.  Narra infatti Gerardo Maurisio (cronista medievale nato a Vicenza nel 1176 circa e morto dopo il 1237) come in quell’anno i servi di Ecelo III° [Ezzelino il Monaco] di ritorno da Brescia gli vanno incontro per inchinarlo “in platea quae est a capite pontis Brentae”.

 

1227 -  Lo stesso Ponte viene chiaramente indicato dalla bolla papale datata da Velletri nei giorni 20 e 21 ottobre 1227. In questo documento il Papa Gregorio IX assicura la sua protezione ai Minori conventuali del convento e della chiesa “… Sancti Donati de Angarano sitam in capite pontis de Baxiano”.

 

1259 – Interessante poi quanto si trova nel Codice Statuario Bassanese del 1259. Vi è una rubrica “De laborerio pontis Brentae”, laborerius, vuol dire lavoro dei vari artigiani e dei vari responsabili cittadini per combattere l’usura dello strutture lignee determinate dalle acque (talora impetuose, furiose con scuri cavalloni fluitanti di tutto: travi, alberi divelti, suppellettili, bestiame, ecc.) e anche dagli uomini.  I danni determinati dagli uomini erano rappresentati da ripetuti furti di legname dal ponte e dall’attività di trasporto soprattutto di tronchi di pini, larici, abeti, faggi dalle alture dell’Altipiano e della Valsugana sia come “menade” (cioè come libera fluitazione di tronchi lungo il fiume  accompagnati e controllati da squadre di operai muniti di particolari attrezzi detti “anghieri) sia come legname legato a zattere, come pure da zattere di trasporto di altre varie  merci.  Sia i tronchi che le zattere, arrivate al ponte,  ne rasentavano le stilate (i pilastri di sostegno del ponte) e ne erodevano le basi. Ricordo che le zattere approdavano a quello che ancora oggi si chiama “Porto di Brenta” dove potevano caricare altri materiali fatti scendere per la discesa oggi chiamata dei “Portici Lunghi”.

Nello stesso Statuto vi è la rubrica “De pontatico pontis Brentae”, riguardante il pedaggio di transito che veniva imposto a uomini, animali cariaggi: ad es. 2 denari per un uomo a cavallo, 1 denaro per il pedone, 5 soldi per una mandria di 100 porci.

 

1296 – Il Ponte è sempre oggetto di grande attenzione non solo dal Comune di Bassano ma anche dai Carraresi e dai Vicentini prima e dalla Serenissima poi. Esempio ne è una delibera del Consiglio di Vicenza che permette che si faccia mercato presso la riva occidentale del Ponte, cioè in Angarano allora comune autonomo.

 

1315 – Come sopra accennato anche da parte dei Carraresi vi era grande interesse per il Ponte attraverso il quale avvenivano grandi traffici di derrate,  di vino, di materiali ecc. Infatti dedicano particolari cure alla difesa del Ponte, rinforzando le torri che lo presidiano, munendone di accessi con forti saracinesche, come risulta dall’assegnazione di una somma di danaro (1000 lire di piccoli) a tale scopi da parte del podestà patavino Merullo de Perdomini da Assisi  in data 13 dicembre 1315.

 

1450 – Una piena distrugge il Ponte.

 

1453 – La ricostruzione viene completata e il Ponte  viene riaperto con pedaggio.

 

1493 – Il Ponte è di nuovo in rovina, anche per il sommarsi di un'altra causa alle già considerate, quale quella del cumulo di detriti alluvionali che il risucchio dei canali di irrigazione derivati dal fiume, gettava contro le stilate (i pilastri di sostegno) nonostante le ordinanze di rettifica dell’alveo fluviale nel 1488 del doge  Agostino Barbarigo.  Si mise allora  in piedi un traghetto costituito da un pontone sorretto da due barconi che veniva guidato e mosso puntando su un cavo (“sartio”) teso tra le due sponde in corrispondenza della porta poi chiamata Soranzo (che poi venne abbattuta, ricordata da lapidi murate  in fondo ai Portici Lunghi).

 

1498 – Il Ponte viene ricostruito con il concorso della Serenissima, quindi dopo 5 anni e furono 5 anni di lotte tra chi voleva rinnovarlo in pietra e chi in legno. In questo stallo l’accortezza dell’abate Benedetto Novello rompe tutti gli indugi e ottiene dal doge  Agostino Barbarigo (ducale 7 marzo 1498) il legno e le prestazioni necessarie e la chiara indicazione che il Ponte sia usato e ricostruito come prima. Venezia quindi fa capire quale interesse abbia su Bassano e sul suo Ponte.

 

1506 –  Nella premessa agli Statuti Bassanesi stampati in quest’anno a Vicenza, si afferma come “il ponte ligneo fosse munito di tetto fabbricato ad arte e ornato di mura superiori”.

 

1511 – Nell’estate del 1509, a seguito della guerra della Lega di Cambrai, gli eserciti francesi e imperiali sconfinando nella pianura veneta occuparono varie città tra cui Bassano. Nel novembre 1509 la città fu rioccupata dai veneziani, ma fu di nuovo persa nel giugno del 1510. L’anno seguente, 1511, a seguito di una ennesima avanzata dei veneziani, i francesi, ritirandosi dal Piave verso occidente,  varcato il fiume Brenta appiccarono il fuoco e ridussero il Ponte in cenere. Le truppe francesi erano comandate dal futuro maresciallo  Jacques de La Palice (conosciuto anche come Lapalisse).

Fu allestito subito un traghetto per assicurare un passaggio di fortuna, ma per la ricostruzione, tra carteggi, ambasciate, ordinanze, perizie bisognerà arrivare al 1519.

 

1519 – Con la ducale Loredan del 27 aprile 1519  si intima che il Ponte sia rifatto “in quel modo et forma che era solito farsi in passato”

 

1520 – Nuova piena e nuova rovina del Ponte

 

1521 – Il Ponte viene ricostruito dal podestà Giovanni Fantino Memo, in tempi brevissimi, in quanto il doge Loredan dispose che i bassanesi non potessero fruire del ricavato del pedaggio sul traghetto, proprio perché in tal modo sarebbero stati costretti ad una rapida ricostruzione!

 

1524 – Ancora distrutto, viene ricostruito, da maestri padovani in pietra su due arcate nel 1525.

 

1526 – La pietra regge meno del legno ed il Ponte crolla per una piena travolgente. I bassanesi si gioveranno del solito traghetto. Iniziano i contrasti tra i fautori del ponte in pietra e quelli in legno. Prevarranno questi ultimi.

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_1528_-1529_-_BASSANO_-_ok_ok_1529_-_dettaglio_-_PONTE_DEGLI_ALPINI1529 (?) - Veduta di Bassano dal Brenta (1529?) –  Disegno a penna inchiostrato, mm 312x258, incollato su altro foglio di mm 387x302. L’autore è ignoto.

Si tratta di un disegno del XVIII secolo che tuttavia racchiude un dato importantissimo in quanto riproduce la più antica veduta di Bassano e del Ponte, presente in un vasto affresco situato nel Palazzo Pretorio, allora sede dei podestà veneti.  La data però che si ricava sul retro del foglio di supporto al disegno stesso (“Disegno tolto da una Pittura del 1529 del Palazzo ex-Pretorio di Bassano”) è strana: in questo disegno il Ponte raffigurato è di legno quando in quella data il ponte non c’era affatto, era in funzione un traghetto: nel 1525 vi era un ponte in pietra, nel 1526 una piena del fiume lo travolse, e nel 1530 il Consiglio comunale non aveva ancora deciso se ricostruirlo in pietra o in legno.

1531 – Venezia garantisce finalmente le provvidenze di legnami, manovalanze, condotte e denaro e così viene ricostruito in legno nella consueta forma e viene anche completamente restaurata la sua porta occidentale, come ricorda l’iscrizione tuttora presente: Jo. Aloisio Grimano Praet. MDXXXI. E’ podestà Giovanni Alvise Grimani.

 

1567 – un’altra terribile piena del brenta travolge il Ponte. A seguito della ennesima necessità di ricostruire il Ponte, si inserisce la vicenda del progetto palladiano.

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1570 - Anonimo - Prospetto e Sezione e pianta del ponte di Bassano

Xilografia , mm 190 x190 c. , presente nei “I quattro libri dell’architettura” di Andrea Palladio, Venezia, 1570, libro III, cap. IX.

Il nuovo  Ponte fu costruito tra il 1569 e il 1570. A lungo è durata la discussione su ciò che avesse fatto il Palladio su questo Ponte. E’ suo o ha portato solo delle aggiunte migliorative a quello distrutto nel 1567?  La risposta è su ciò che testualmente decise e scrisse il Consiglio di Bassano il 31 marzo 1568 : il ponte doveva essere “refatto et costrutto nel modo et forma che era il precedente menato via dal la Brenta (=come quello del 1567) con quelle adiuncte  che parerà alli proti et maistri che lo costruiranno...”.

 

1570 – Il Ponte viene ricostruito come il precedente con delle innovazioni strutturali dettate dal Palladio, cui era stato rifutato un progetto di rifacimento del ponte in pietra come in quel periodo si stava facendo in altri comuni.  I lavori vengono affidati a Battista dei Marchesi di Bergamo.  Una lapide in onore del podestà Giovan Andrea Longo sulla testata orientale conferma la fine dei lavori.

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_1570_-_02_-_ok__-_dettaglio_ponte_-_JACOPO_DAL_PONTE_-_BASSANO_-_IL_PONTE_DI_JACOPO_1570 (circa) – Particolare presente nell’affresco “La Santissima Trinità” di Jacopo dal Ponte presente nella Chiesetta di Santa Maria delle Grazie. La sua rappresentazione viene riferita alla documentazione de “I quattro libri di architettura” su citati. Nella Chiesetta alle Grazie (come già scritto) vi è una bellissima immagine della Trinità affrescata da Jacopo dal Ponte, anni settanta circa del Cinquecento. In basso a sx si può intravedere la forma allungata di un ponte, è quello di Bassano.


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_1582_-_ponte_ponte_dettaglio_dettaglio_disegno_matita_rossa_BASSANO_-_PONTE_DEGLI_ALPINI1583–1610 -  Pianta di Bassano. Matita rossa, inchiostro, acquerello su carta intelata, mm 565 x 1220. La pianta è sicuramente opera dei figli Francesco e Leandro del grande Jacopo dal Ponte,  Francesco e Leandro.  La scritta “ Franciscus Qu. Jacob A Ponte Primum Fecit Anno 1583 – Ego Leander A Ponte Qu. Jacob Auxi anno 1610 Venetiis” presente in questa opera fece molto discutere per la sua esatta comprensione. E’ verosimile che Leandro si sia innamorato dell’idea del fratello Francesco nel frattempo tragicamente morto  e ne copiò il disegno  aggiornandolo con un viaggio a Bassano  con le avvenute modifiche edilizie avvenute tra il 1583 e il 1610.  A noi interessa il Ponte nella sua già chiara identità.

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1612 – Veduta di Bassano dal Convento di San Fortunato: acquaforte, mm 192 x 143.

L’autore è Francesco Valesio o Valegio o Valeggio o Vallegio, incisore e disegnatore nato a Bologna nel 1560.  Questa opera rappresenta la prima incisione in ordine di tempo di Bassano e del suo paesaggio, ma non ha valore documentario presentando un insieme di Bassano e di Angarano privo di ogni realtà. Questo rame si trova nell’opera pubblicata a Roma nel 1612 “Illustrium anachoretarum elogia sive Religiosi viri musoeum” scritta da Jacopo Cavacio o Cavacci (1567-1612), un  religioso del Convento di Santa Giustina in Padova.

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1681 – Veduta di Bassano con stemma della Città: acquaforte mm 29x138, smarginata.

L’autore è ignoto. La veduta proveniene dalla riva destra all’altezza di Ca’ Michiel.  Curiosa l’immagine del Ponte ad archi, sicuramente tre anche se ne vedono solo due, riferibile ad una ricostruzione in pietra.

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1690-1691 -  Pianta schematica e ideale di Bassano: disegno a penna acquarellato, mm 585 x 450, di autore ignoto. Tra le varie entità disegnate, in questa discussa pianta di Bassano ben evidente il nostro Ponte.

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1726-1737 – Bassano : bulino, mm 170x240.  Chiupani o Chiuppani Francesco nacque a Bassano il 4/02/1707 e morì a Bassano il 16/4/1742. Ci si riferisce a lui anche come Padre Francesco Chiupani in quanto divenne sacerdote. Fu scrittore, disegnatore e incisore dilettante. Si conoscono alcuni suoi manoscritti corredati da disegni a penna, in particolare piante e architetture bassanesi. La valutazione di Padre Chiupani come scrittore e cronista locale non è elevata in quanto nei suoi manoscritti non evidenzia il corretto rigore necessario per una  indagine o per una critica storica.

Questa pianta di Bassano si rifà alla pianta disegnata da Francesco e Leandro dal Ponte nel suo aspetto generale con aggiornamenti alla situazione del 1700 e quindi ha un grande valore documentale dello sviluppo della città del Brenta.

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174(3) – Ponte Vecchio e “Borghetto”: disegno a penna acquarellato, mm 334x594. L’autore è Giacomo Rolandi, un perito di Bassano, che per una questione di confini o distanze, ci ha lasciato questo documento dove il “Borghetto” è il Borgo di Bassano indipendente da Angarano  che allora, in quella circostanza, e fino al 1812 era un comune a sé stante.

1748, 19 agosto – Una piena spaventosa porta via il Ponte come un fuscello: alle 8 di mattina il ponte fu visto andarsene, galleggiando, tutto insieme sopra le acque. Necessità di una ennesima ricostruzione. Furono commissionate perizie a Bartolomeo Ferracina, Giovanni Miazzi e Tommaso Temanza. 

1749, aprile – All’altezza del porto di Brenta sotto la direzione del Miazzi viene costruito un ponte provvisorio.

 

1750, 20 febbraio – Il governo veneziano decide che la ricostruzione sia uguale a quella del ponte divelto dalla piena, e affida la direzione dei lavori a Bartolomeo Ferracina, il quale con proprio genio inventivo introdurrà alcune “machine” (ad es. quella del batipali) che renderà l’opera più sollecita, più resistente e meno onerosa. Il 30 settembre 1751 il Ponte viene aperto al pubblico passaggio. Unica variante al precedente ponte i due poggioli-belvedere centrali.

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1752 (circa) - Il Ponte di Bassano: acquaforte, mm 195x301. L’autore è Filippo Ricci  (1727-dopo 1780), modesto incisore bellunese. Quest’opera uscì nel libro  di Francesco Memmo “Vita e macchine di Bartolomeo Ferracino celebre bassanese ingegnere, colla storia del ponte di Bassano dal medesimo rifabbricato” pubblicato nel 1754.  Viene rappresentato il Ponte ricostruito dal Ferracina nel 1750, con la struttura portante rivestita di tavole e il poggiolo sulla campata centrale. L’opera ha importanza documentale.

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1760-1767 – Pianta della città di Bassano: disegno a penna acquarellato, mm 485x770. L’autore è ignoto. Il disegno rappresenta abbastanza bene la situazione urbanistica dell’epoca.

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1769 – Il Ponte di Bassano e la figura allegorica del Brenta: acquaforte, mm 48x80. L’autore è ignoto.  Proviene come funzione decorativa dal frontespizio dell’opera di G.B.Verci “Rime scelte d’alcuni poeti bassanesi che fiorirono nel sec . XVI. Nuovamente raccolte e delle loro vite arricchite” pubblicata nel 1769.

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1776 (dopo)  – Veduta di Bassano: acquaforte , mm 239 x 322, vistosamente incorniciata con figure di Venezia e di Nettuno.  L’autore è Marco Sebastiano Giampiccoli, bellunese (1706-1782).  Evidenzia grande padronanza nei particolari architettonici.

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1700 (fine del)  – Veduta del Ponte di Bassano : acquaforte, mm 375x458.  L’autore è Giannantonio Zuliani (1760-1831 dopo). Interessante lavoro.

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1800-1850 – Ponte di Bassano sul fiume Brenta: bulino, mm 100x135. L’autore è Francesco Franceschini. Stile anonimo.

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1800 (inizio) – Interno del Ponte di Bassano : acquaforte – acquatinta mm 138x205. L’autore è l'incisore Domenico Landini (1783-1855). 

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1807 – Il ponte di Bassano: olio su tela, cm 54x84.  Opera di Roberto Roberti  (Bassano 1786 – Bassano 1837).  Eseguito dalla riva destra del fiume. Esposto per la prima volta 16 agosto 1807  a Bassano del Grappa in occasione della mostra celebrativa di napoleone Bonaparte rappresenta una delle più belle opere pittoriche sull’argomento.

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1813 (prima del 1813) – Veduta del Brenta col Ponte di Bassano: acquaforte, mm 244x263, smarginata. L’autore è Antonio Regona (1760-1853). L’incisione illustra il ponte nella ricostruzione del Ferracina.


1809 – L’Austria, dopo 4 anni di pace, trovò pretesti di guerra contro Napoleone troppo egemone nei territori veneti. Bassano dalla fine del 1805 faceva parte del regno italico. Questa guerra franco-austrica coinvolse la nostra città  con furiose battaglie: i segni dei numerosi buchi lasciati dalle palle di cannone francese sul muro dell’edificio della taverna-distilleria Nardini indicano il furibondo scontro fra le due parti posizionate sulle sponde contrapposte del Brenta  all’altezza del Ponte. Moltissimi furono i morti.

1813 – Ancora una volta Bassano si trovò al centro di un scontro militare tra truppe francesi e truppe antifrancesi.  Il 22 ottobre Bassano fu occupata dagli austriaci. Dopo qualche giorno i francesi comandati dal vicerè d’Italia Eugenio Beauharnais contrattaccarono e riuscirono, dopo una furiosa battaglia nei pressi di Ca’ Rezzonico, a cacciare gli austriaci fuori Bassano. Ma gli austriaci, forti di nuove truppe arrivate da Trento, ricominciarono l’assedio a Bassano. Il vicerè allora decise di ritirarsi con tutto il suo esercito e, per ritardare l’inseguimento degli austriaci, il 2 novembre 1813, alle ore 11,  fece ricoprire tutto il Ponte di pece dandogli poi fuoco.

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1821 – La ricostruzione, affidata all’ingegner Angelo Casarotti da Schio, iniziò nel marzo 1819 e terminò nel febbraio del 1821. Il Casarotti creò una nuova formula strutturale per i piloni di sostegno, garantendo così una migliore resistenza alla forza delle acque. I Bassanesi in segno di gratitudine offrirono al Casarotti una Medaglia modellata da Francesco Putinati [Verona 1775 circa, Milano 1848](vedi sopra).

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1821 (dopo ) – Veduta di Bassano dal Brenta: acquaforte, mm 80x150, smarginata. L’autore è Antonio Conte (1780 circa – dopo 1837). Piacevole composizione.

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1821 (dopo) – Il Ponte di Bassano: acquaforte, mm 90 x 105. L’autore è ignoto. 

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1826 – Il Ponte di Bassano: bulino, mm325x430. L’autore è Sebastiano Lovison o Luison (circa 1775-1845). Le sue incisioni hanno avuto grande fortuna e grande diffusione. Questa opera ritrae il maestoso Ponte opera nuova e del celebre Ingegnere Casarotti. Angelo Casarotti da Schio ricostruì il Ponte tra il 1819 e il 1821 con grande soddisfazione dei bassanesi.

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1826 – Interno del Ponte di Bassano: bulino, mm 325x430. L’autore è sempre Sebastiano Lovison o Luison. Piacevole l’ambientazione all’interno del Ponte in una giornata di sole.

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1827 – Bassano e il Ponte dall’osteria della Colomba: bulino, mm 330x438. L’autore è sempre Sebastiano Lovison Luison. Opera assai conosciuta.

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1828 – Veduta del Ponte di Bassano: acquaforte – acquatinta, mm 175x203. L’autore è Pietro Chevalier, prolifico litografo della prima metà del XIX secolo.

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1828 (circa) – Veduta del Ponte di Bassano: acquaforte – acquatinta, mm 172x209. L’autore è sempre Pietro Chevalier. L’inquadratura è uguale alla precedente, ma l’opera è più intensa e più vivace: vedi le acqua, i monti e le nubi.

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1840 (circa) – Veduta del Brenta col Ponte Vecchio verso Sud: olio su tela, cm 29x37,5.

L’autore è il grande pittore Antonio Marinoni (1796 – 1871).

L’osservazione avviene nella zona antistante Ca’ Erizzo per sfumare poi al centro verso un ponte di Bassano che si perde nell’infinito

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1845 (circa) – Il Ponte Vecchio: acquaforte, mm 300x382. L’autore è Francesco Corsi incisore toscano, di cui non si hanno dati biografici. Il soggetto è uguale a quello di Pietro Chevalier.

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1852 – Il Ponte Vecchio : litografia, mm 245x330 – L’autore è Marco Moro (1817-1885) assai capace nel disegno prospettico incise moltissime vedute di località e città venete. 

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1902 – Paesaggio lungo il Brenta con capitello: olio su tela, cm 34,5x56. L’autore è Giuseppe Lorenzoni (1843 – 1924). L’immagine ricorda il dipinto del Marinoni.

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1915 – Il 17 settembre 1915 un aereo austrico scagliò una bomba sul Ponte. Fu la prima delle 527 bombe cadute su Bassano. Fu ampiamente rovinato il tetto, ma il Ponte continuò la funzione di transito: da qui passarono le artiglierie per la resistenza nell’Altopiano dei Sette Comuni e per la ritirata di Caporetto.   

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1925 - Scorcio del Ponte Vecchio visto da Angarano, Barchette,1925, Xilografia, mm 145 x115, di Antonio Marcon  (1878 –1974)

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1945, 17 febbraio, ore 19,00 circa. Ai primi di febbraio 1945 restava transitabile solo il Ponte Vecchio, in quanto il Ponte Nuovo o Ponte della Vittoria costruito durante la prima guerra mondiale, dopo essere stato ripetutamente colpito dai bombardamenti aerei era crollato nel fiume. Attraverso il Ponte vecchio pertanto continuava il traffico civile e militare, e per evitarne l’uso da parte del nemico doveva essere distrutto. Bombardarlo dall’alto significava distruggere i due popolosi quartieri ai due capi del Ponte. Si ritenne necessario far saltare il Ponte e dal Comando regionale veneto partì l’ordine alla Brigata partigiana “Martiri del Grappa” comandata da Masaccio (Primo Visentin). Leggendo le varie relazioni su questo fatto, la seguente descrizione mi pare la più attendibile.

Il piano prevedeva – secondo la ricostruzione del partigiano Bill  (Andrea Cocco) - l’utilizzo di 2 cariche di 60 kg di plastico a ciascun capo del Ponte.  Quando si trovarono il 17 febbraio all’appuntamento,  Bill con i suoi 7 uomini avrebbe portato al ponte 2 cariche, mentre le altre due sarebbero state portate da Masaccio con altri 5 uomini, solo che questi invece di preparare le altre due cariche, ne preparano una sola da 130 kg.  Gli uomini erano vestiti con la camicia nera, Masaccio con una divisa della Wehrmacht e Bill era vestito da soldato tedesco.  Masaccio dettò il piano operativo su dove dovevano essere poste le cariche e le micce con i detonatori con il tempo di 9 minuti prima che esplodessero. Il momento scelto era quello delle ore 9 di sera quando cioè sarebbe scattato il coprifuoco.  Due partigiani in biciletta trainarono i rispetti rimorchietti sui quali erano nascoste le cariche, mentre altri quattro restarono dietro per poter velocemente scaricare le cariche al momento opportuno, altri due invece portarono  delle cariche incendiarie che avrebbero dovuto mettere  dietro e davanti alle cariche esplosive qualora i nazifascisti si fossero accorti di quanto poteva accadere e fossero riusciti a buttare acqua sulle cariche. Altri tre avevano l’incarico di sparare su chiunque tentasse di ostacolare questa azione.  Senza particolari inconvenienti passarono per piazza Libertà, quindi per piazzetta Ponte vecchio e quindi  il ponte. Lo oltrepassarono e scesero a sinistra nel vicolo cieco di via del Macello, dove accesero le micce, e  quindi velocemente si riportarono sul ponte con davanti il gruppo  di Bill e dietro quello di Masaccio. Stavano raggiungendo l’altro capo del Ponte quando un carro di buoi si infilò nel ponte e mentre con molta calma stava raggiungendo lo sbocco verso Angarano sopraggiunse un camion a voler passare a tutti i costi. Visto l’impasse e sapendo che le micce continuavano a bruciare, Bill estrasse la pistola e intimò la retromarcia al camion e così il carro passò.  Erano trascorsi già tre minuti e non avevano ancora piazzato le cariche.  Si portarono allora verso il centro del ponte e Bill depose le sue due cariche, mentre il gruppo di Masaccio aveva dei problemi con la loro carica da 130 kg  in quanto non riuscivano a staccarla dal rimorchietto per un filo che non erano riusciti a tagliare come gli altri fili utilizzati per stabilizzare la carica durante il trasporto.  Masaccio si precipitò verso il rimorchietto,  riuscì a staccare il filo e a liberare la carica dal rimorchietto, ma lo strappo fu così violento che la carica si spostò verso il lato destro del ponte… Ormai era troppo tardi, e tutti si precipitarono verso la strada dei frati (verso il Convento dei Cappuccini). Poco dopo si udì una forte esplosione.

Il Ponte fu danneggiato solo sul lato di Angarano. L’attentato purtroppo causò la morte di un bambino e di una signora. Il danno ottenuto rese comunque  il Ponte inutilizzabile.

 

1945, 20 febbraio. I tedeschi fucilano sul Ponte tre giovani per rappresaglia.

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1945, 29 aprile, ore 10. Un soldato tedesco, per ritardare l’accesso in città dei reparti alleati, fa brillare le mine e salta in aria ciò che restava del Ponte.

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1947 - Il Ponte di Bassano dopo la distruzione 1947 - Olio su tavoletta cm 40 x 38, di Antonio Marcon (1878-1974).


1948, gennaio. Inizia la ricostruzione del Ponte “per volontà degli Alpini”

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1948 - Il Ponte Vecchio durante la ricostruzione (gennaio-settembre 1948), olio su tavoletta cm 35x46, di Antonio Marcon (1878-1974) 

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1948 - Il Ponte Vecchio, distrutto e ricostruito, 1948, Xilografia mm 150x302,  di Antonio Marcon (1878-1974)

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1948, 3 ottobre. Il Ponte, ricostruito “come era e dove era” dalla ditta fratelli Tessarolo, viene inaugurato in occasione dell’Adunata Nazionale degli Alpini, alla presenza del capo del Governo Alcide De Gasperi e del presidente del Senato Ivanoe Bonomo e di altre autorità civili, politiche, militari e religiose. In questa occasione al nuovo Ponte verrà dato il nome di ”PONTE DEGLI ALPINI” per l’apporto fondamentale offerto nella ricostruzione dall’Associazione Nazionale Alpini.

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1948 (dopo) – il Ponte di Bassano: olio su tela incollata su cartone, 70x50 cm.  Non è firmata; tuttavia le caratteristiche pittoriche riconoscono, secondo alcuni, in Antonio Marcon l’autore.

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1958 – Il Ponte Vecchio: olio su tela, 120x60 cm,  di Gueri da Santomio (1915-1991).

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1966, 4-5 novembre. Una grande brentana, dopo giorni di pioggia senza tregua, si abbatté  su tutto il corso del fiume Brenta da Primolano fino a Bassano, portando rovina su tutte le zone adiacenti. Il Ponte subì danni strutturali rilevanti. La parte centrale si piegò verso sud producendo una curvatura all’intera struttura.

 

1969, 19 ottobre. Alla presenza del Presidente del Consiglio Mariano Rumor e al presidente dell’A.N.A. Ugo Merlini, vi è l’inaugurazione del Ponte degli Alpini ricostruito a seguito dei danni della alluvione del 1966.


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Dai vecchi magli , sulla riva dx: momento di quiete pomeridiana (acquarello n.62)

_1988_-_BASSANO_PONTE_-_OK__70_carron184_1988_-_BASSANO_PONTE_OK___72_carron185Il Ponte Vecchio visto dalle Barchette (acquerello n.70) a sx; Contà Barchette (acquerello n.72) a dx 

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Ultime luci della sera (acquarello n.76)

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Subito dopo il tramonto, a fine autunno (acquarello n.77) a sx e Dopo il temporale. Tramonto (acquarello n.78) a dx 

1988 – Acquarelli dall’opera “Ritratto di una città - Bassano, di Luigi (Gigi) Carron di Marostica (1926-2006). Grande la carica emozionale di questi acquarelli, che evidenziano la grande passione dell'artista per Bassano e per il Ponte.

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1989 - Ponte Vecchio di Gianni (Giovanni) Chiminazzo [Rosà (VI) 07-03-1953], olio 40x50 cm

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1990 circa - Ponte Vecchio di Tristano Casarotto [Rosà (VI) 27-06-1946], affresco su tela, 50x100 cm        

2005–2006 –  Il Ponte come Idea. dal libro “Il Ponte disse: tacciano le sponde e canti il fiume”  nel quale quattro artisti (Ugo Gazzola, Alcide Sartori, Gigi Simonetto, Sandra Sgambaro) esprimono una lettura “poetica” della città di Bassano in particolare dei suoi più importanti monumenti storici. In particolare attraverso l’unione che il Ponte esercita tra le due sponde del Fiume e il Fiume stesso in rapporto con il Ponte e la Città, questa riesce nei secoli a trovare una sua propria armonia.  Tra le tante opere evidenziate nel testo, mi permetto di soffermarmi sulle sottostanti tre opere di Alcide Sartori  (nato a Montreal du Gers (Francia) nel 1953), significative nel simbolico rapporto tra il Ponte  e il Fiume, cioè tra Il Ponte Vecchio e il Brenta.

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2005 - L’acqua e il Ponte:  cm 100x70, olio e sabbia su tela, Alcide Sartori. Forte e ribelle arriva l’acqua del Fiume che si tinge di colori riflessi dell’umana manifattura, il Ponte la doma in armonia legata ad unir le sponde in quel punto confluente di magiche geometrie ed ella se ne va con l’anima sincera e vigorosa.

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2006 – Tacciano le sponde e canti il Fiume: olio su tela cm 108x 60, Alcide Sartori. La rivalità tra la riva destra e la riva sinistra viene messa a tacere dal Ponte, che con l’autorità di chi unisce dice: “Tacciano le Sponde e Canti il Fiume”.

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2006 – L’unione: olio su tela, cm 100x70, Alcide Sartori. Le ragionate strutture del ponte s’affondano nel greto, l’acqua l’accarezza, il ponte l’accompagna compenetrandosi e diventando intimamente Uno.

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2011 – il Ponte di Bassano: tecnica mista su tela, cm 30x 30,  opera di Girolamo Tessarolo (Bassano del Grappa, 1946). Originale e contrastata opera di Tessarolo.

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2013 – Bassano del Grappa: tecnica mista, 49x60 cm, opera di Carlo Lorenzoni (Bassano del Grappa, 1934).

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2013 – Lungo il Brenta: tecnica mista, 43x58 cm, opera di Carlo Lorenzoni (Bassano del Grappa 1934).Caratteristiche del Lorenzoni le tonalità calde, solari, talosa sanguigne.


2014, marzo: il Ponte è ammalato, è necessario un profondo restauro. Occorrono molti soldi. Scatta la generosità  di tutta la popolazione, in primis gli Alpini non solo di Bassano del Grappa ma di tutta Italia, ma anche di tanti italiani e di tanti cittadini del Mondo. Il Ponte Vecchio o Ponte degli Alpini rappresenta non solo il simbolo della nostra città, ma anche di tutta l'Italia e non solo, in quanto in esso si sono concentrati i valori più veri dell'uomo, quelli della Libertà e successivamente quelli della  Pace e della Solidarietà come viene sempre stigmatizzato dalla Associazione Nazionale Alpini.  Infatti questo manufatto umano è stato ripetutamente distrutto, lesionato, bruciato, ma ripetutamente risorto, altrettante volte rinato ad indicare che vince sempre ciò che unisce e non ciò che distrugge!

Inoltre Il Giornale di Vicenza e TVA Vicenza hanno dato vita assieme all'ANA e ad altre associazioni e a tante persone comuni e a tanti personaggi di ogni settore (artistico, culturale, politico, ecc.) a due grandi manifestazioni per stimolare la conoscenza dei problemi di questo manufatto pregno di tanti simboli e di tante vicende italiane: sabato 5 aprile e domenica 7 dicembre. Di queste manifestazioni voglio ricordare lo slogan e altre immagini "rubate" alla trasmissione. 

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IL PONTE : LAVORI DI ALLEGGERIMENTO 

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nella immagine l'alleggerimento della parte nord; poi si attuerà quella a sud (settembre/ottobre 2015)

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in fase di preparazione lato sud per la passerella (novembre 2015)

FONTI DOCUMENTALI

- Album bassanese. Stampe e disegni di Bassano e dintorni. AA.VV.  Città di Bassano del Grappa, Rotary Club di Bassano del Grappa.  Bassano del Grappa, 1977

- Antonio Marcon (1878-1974), a cura di Flavia Casagranda. Città di Bassano del Grappa, 2003

- Antonio Marinoni (1796-1871). AA.VV. Electa, Milano 1996.

- Bassano 998 - 1998. Mille anni di Storia. Biblos, 1999

- Gianni Chiminazzo. 1972-1999 - Le opere. 1999.

- Cronache bassanesi. Storie di vita vissuta dal Medioevo alla fine del 1800. Giambattista Vinco da Sesso. Comitato per la Storia di Bassano, 2007

- Giuseppe Lorenzoni e la cultura artistica a Bassano tra Otto e Novecento. AA.VV. Bassano del Grappa, 2004

- Il Ponte di Bassano. “Una strada fatta sopra l’acqua”. Carla Alberta Scapin. Editrice Artistica Bassano, 2008. (Rappresenta il testo più interessante e completo sul Ponte degli Alpini).

- Il Ponte di Bassano. AA.VV. Comitato per la Storia di Bassano. Bassano del Grappa, 2000

- Il Ponte di Bassano, di Paolo Maria Tua. Tipografia Minchio, Bassano del Grappa, 1947

- Il Ponte disse:”Tacciano le sponde e canti il fiume”. Poesia visiva e musicalità, quattro artisti e la magia del Fiume. Edizioni BST, 2006

- Il Ponte Vecchio, di A.Maroso, D.Morlin, A.Pozza, G.Todesco. Edizioni Atelier, 1989.

- La Resistenza nell’agro bassanese. Nel cinquantesimo della Liberazione 1945 – 1995, a cura del Prof. Paolo Tessarolo. Tipografia Moro, Cassola (VI), aprile 1995.

- Lo storico Ponte di Bassano e la sua ricostruzione. Adunata Nazionale degli Alpini. Bassano del Grappa, 3 ottobre 1948. Pubblicazione ufficiale sotto gli auspici del Comitato Organizzatore per la ricostruzione del Ponte.

- Masaccio e la Resistenza tra il Brenta e il Piave. Gianfranco Corletto. Neri Pozza Editore, 1965.

- Orizzonti. Dipinti di Carlo Lorenzoni. Bozzetto Edizioni, 2013

- Raccolta iconografica del Ponte Vecchio di Bassano. Edito da “Il Giornale di Vicenza”, giugno 1959

- Ritratto di una Città, Bassano. Cento acquarelli di Gigi Carron. Società Editrice G.B.Verci, 1988