MAROSTICA - LA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA

LA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA 

di Vasco Bordignon 

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Questa è l'immagine che si dovrebbe vedere quando, proveniendo da porta Bassano, quasi d'improvviso appare il campanile e la facciata della Chiesa.

Purtroppo per il parcheggio di auto e altro negli spazi antistanti, è raro ammirarla così. 

CENNI STORICI

Il primo documento in cui compare questa chiesa è datato 915 d.C. nel quale Berengario faceva dono al Vescovo di Padova alcune pievi del territorio pedemontano tra i fiumi Astico e Brenta, come Breganze e Marostica.

E’ certo tuttavia che questa Pieve doveva essere presente in secoli precedenti per il rinvenimento di reperti archeologici di altre chiese in territori che dipendevano dalla chiesa madre di Marostica.

Nel XIII secolo era chiesa archipresbiteriale con giurisdizione su almeno altre undici chiese filiali, alcune delle quali furono staccate nel 1818 quando Marostica passò sotto la giurisdizione del Vescovo di Vicenza.

L’edificio religioso nei secoli risulta essere stato per  lungo tempo assai mal ridotto a leggere i resoconti di varie visite pastorali,  in particolare quella del 1698 quando il Cardinale Giorgio Corner la trovò in una situazione disastrosa dal tetto al pavimento tanto da ordinarne un restauro entro tre mesi. A questo ordine, l’arciprete Gaspare  Ghirardelli si fece promotore di un radicale rinnovamento, di una radicale riedificazione e ingrandimento della vecchia chiesa assumendo l’attuale veste barocca che ci colpisce appena ci troviamo di fronte alla sua facciata.  L’arciprete riuscì in questa impresa utilizzando le offerte dei fedeli, le rendite della chiesa e anche il suo stesso patrimonio personale, con il quale poi si prodigò anche ad impreziosire i vari altari presenti. La nuova chiesa fu consacrata il 22 maggio del 1701 dallo stesso Cardinale Corner, in onore dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

Il restauro conservativo, terminato nel 2001, ci ha consegnato la stessa chiesa di fine XVII secolo, un armonioso manufatto tra arte e religiosità.


CAMPANILE


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CAMPANILE_-_000_-_DETTAGLIO_SUPERIORE_CIMG3030Eretto nel 1706, alto 32,32 metri, è a torre squadrata, costruito tutto in materiale laterizio a faccia vista. La parte più alta è rappresentata dalla prima cella campanaria dove si aprono su tre lati (est-sud-ovest) due bifore, mentre a nord  vi è un’unica fenestratura. Al di sotto vi è una seconda cella campanaria con una finestra su ogni lato a tutto sesto (= con arco semicircolare).  Le campane si trovano in questi due spazi.

Più sotto sulla parete di ogni lato vi sono due archi ciechi pensili (archetti) a solo scopo decorativo, che si allungato su tutta la parete fino alla base.

Le campane sono state fuse nel 1799 dalla fonderia Colbachini di Angarano, territorio della Podesteria di Marostica fino al 1797.


FACCIATA

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La trovo graziosa ed elegante. Un cornicione divide l’intera facciata in tre parti.

- La parte inferiore più ampia con due porte laterali  sormontate da piccoli frontoni triangolari e da lunotti con vetrate policrome protette, ed con una porta più grande centrale sormontata da un lunotto cieco. A ciascun lato della porta centrale vi è un alto piedistallo in pietra da cui si elevano due colonne che rompono la linea orizzontale del cornicione passando  nella parte di mezzo e terminando con capitelli corinzi su cui si inserisce la trabeazione di sostegno del timpano. All’esterno delle due porte laterali due lesene con capitello danno alla facciata un ulteriore slancio verticale.

- La parte di mezzo è scandita da un lunotto impreziosito da una invetriata di buona fattura, riproducente l’Assunta del Tiziano con angeli. E’ protetta da strutture in ferro battuto. Ai lati del lunotto abbiamo la continuazione delle colonne sorte nella parte inferiore e di brevi lesene con vasi a rilievo. La zona superiore e la zona inferiore poi vengono tra loro raccordate da due strutture curvilinee che nascono a ridosso del timpano e arrivano alle lesene laterali sulle quali poggiano ddi grandi vasi.

La parte finale della facciata è rappresentata da un timpano a linee spezzate in corrispondenza della posizione delle colonne, e dai cornicioni abbelliti da mensoline che donano una  certa eleganza. Anche il triangolo della superficie centrale contribuisce alla decorazione.  Le tre statue poste alle sommità del timpano rappresentano al centro la Madonna, e ai suoi lati i santi Pietro e Paolo. Le sculture sono in pietra di Vicenza. Verosimile che siano della scuola del Marinali, come le statue dell’Altare Maggiore.

La facciata è arricchita da tre porte in bronzo opera di Luigi Carron (conosciuto come Gigi Carron) : quella centrale è del 1979, quelle laterali del 1985. 

La porta centrale illustra fatti riguardanti la Vergine Maria. La porta a sinistra illustra episodi  dell’Antico Testamento. La porta a destra illustra fatti o episodi del Vangelo. Data la bellezza di queste porte, ho deciso di illustrarle in un lavoro a parte, proprio per far conoscere meglio l’arte di questo nostro grandissimo artista.


L’INTERNO DELLA CHIESA


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le due immgini consentono di avere un'idea complessiva dell'interno della chiesa: a sx parte della navata centrale con la navata nord, e  dx parte della navata centrale  con la navata sud.

Appena si entra in chiesa si può vedere il suo interno nella sua composizione architettonica: con la sguardo possiamo ammirare l’impianto complessivo delle tre navate delimitate da importanti colonne di marmo rosso di Asiago, l’abside con un monumentale altare maggiore con due piccole cappelle laterali, e una più grande cappella con cupola  a metà circa della navata sud dedicata al Beato Lorenzino eretta nel 1947.


LA NAVATA CENTRALE

E’ delimitata – come già accennato – dalle imponenti colonne in marmo rosso: tre da un lato e tre dall’altro, tra loro simmetriche. Le colonne sono intervallate in entrambi i lati da ampi archi a tutto sesto. 


I MEDAGLIONI A STUCCO

Nella parete  sopra ogni colonna sono realizzati a stucco sei medaglioni rotondi contornati da decori anche in oro zecchino. Lo sfondo è di color azzurro da dove si distaccano i bassorilievi.

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L'Evangelista MARCO con il leone a nord si contrappone all'Evangelista GIOVANNI con l'aquila nella parte adiacente all'organo

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L'Evangelista LUCA con il bove a nord si contrappone all'Evangelista Matteo con l'angelo nella parte centrale 

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San Paolo con la spada a nord si contrappone a San Pietro con le chiavi nella parte adiacente all'abside


IL SOFFITTO  CON LA STORIA DEL BEATO LORENZINO

Ci pare corretto, senza entrare in alcuna valutazione, riportare la storia come viene tramandata. 
Il Beato Lorenzino Sossio (o Fossa o Fosser o De Lorenzoni) nacque nella contrada di Valrovina (oggigiorno frazione di Bassano del Grappa) nel 1480. Il padre, milite della Serenissima, dopo una sola notte di matrimonio, fu costretto a partire per la guerra; tornato dopo nove mesi trovò la moglie con in braccio il neonato di dieci giorni. Credendo di essere stato tradito, colto da un raptus di gelosia, sguainò la spada e minacciò di uccidere la sposa, che, devota della Santissima Vergine, ne invocò la protezione. 
Ed ecco il primo miracolo: l’infante di soli dieci giorni afferrò la spada del padre, e gli disse: ”Fermati, padre mio, ch’io sono tuo figlio”.

 Cinque anni dopo, il 5 aprile 1485, questo fanciullo venne attirato in una località isolata (Caluga) da alcuni individui, che lo uccisero con modalità alquanto strane. Dopo tale crimine un eremita li scorse  mentre si allontanavano dal luogo dopo aver tentato di occultare il cadavere sotto un cumulo di pietre. Nonostante ogni loro sforzo, restava tuttavia scoperto qualche parte del corpicino insanguinato.

 Dato l’allarme, fra lo strazio dei genitori, gli venne data una prima sepoltura nella nuda terra. Ma, nella notte, il corpo del piccolo Beato emanava raggi di luce e profumo di fiori fragranti, mentre dalla terra sporgeva il braccino con la mano destra rivolta verso il cielo:  questi eventi destarono grande meraviglia tra la popolazione e le autorità. Venne deciso di dargli sepoltura in chiesa. Ma essendo sorta disputa fra bassanesi e marosticensi, che se ne contendevano le spoglie, ci si accordò di collocare la piccola salma sopra un carro, trainato da due giovenche e di lasciare che fosse la Provvidenza a indicare  la città prescelta. All’altezza del bivio tra Bassano e Marostica le giovenche spontaneamente si diressero verso Marostica.
 Intorno alle reliquie incorrotte del Beato, fiorirono tutta una serie di grazie e di miracoli. 

Dopo diverse traslazioni, a causa delle soppressioni napoleoniche, le spoglie del Beato Lorenzino trovarono riposo nell’attuale chiesa parrocchiale. Durante l’ultimo conflitto mondiale, per le mani del parroco Don Casto Poletto, i marosticensi fecero voto solenne di erigere in suo onore una cappella ove la loro città fosse scampata alla distruzione. 
Furono esauditi, e quindi i marosticensi sciolsero il loro voto inaugurando solennemente, nell’aprile 1947, alla presenza dei vescovi di Reggio Emilia (Mons. Socche) e di Vicenza (Mons. C. Zinato) la cappella di cui parleremo più avanti.

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Vi sono tre dipinti realizzati nel 1884 che ricordano episodi della vita del beato Lorenzino

Il primo quadro, a ridosso dell’abside, viene descritto “Il Miracolo”

Il secondo quadro viene descritta “La Gloria”

Il terzo quadro, verso l’organo, viene descritta "La traslazione".

Queste tele sono state commissionate al pittore Bartolomeo Dusi in occasione del decreto della Santa sede che consentiva il culto del piccolo Lorenzino Sossio (1480-1485), ratificato da Papa Pio IX il 5 settembre 1867 nel quattrocentesimo anniversario della morte.


LE FINESTRE 

La luce che filtra dalle numerose finestre a lunetta invetriate con motivi simbolici non si diffonde omogeneamente in quanto lascia in parziale oscurità parte degli altari nelle navate laterali. Anche nella cappella del Beato Lorenzino l’ambiente è poco illuminato.

 

L’ORGANO

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L'organo, uno "A. Zeni 2013", inaugurato il 10 marzo 2013,  è posizionato nel soppalco sopra la porta centrale sorretto da due colonne ioniche. E' composto da tre tastiere da 61 note e pedale da 32 note, 1945 canne in cassa armonica.

Lo spazio della cantoria è delimitato da una balaustra in legno con decorazioni centrali di strumenti musicali.  Possiamo ammirare la vetrata del lunotto centrale con la riproduzione della Assunta del Tiziano.

 

LE COLONNE 

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Le colonne sono una presenza fondamentale per questa chiesa, in quanto databili assai prima del restauro di fine XVII sec., cioè verso il XII secolo. Sono colonne in stile romanico tuscanico, bombate e lisce, con irregolarità (sono state scolpite a mano) nelle loro dimensioni ai vari livelli, poggianti su voluminosi zoccoli a base quadrata.

IL PULPITO 

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Il pulpito, opera lignea del XVIII secolo,  di autore ignoto, installato sulla prima colonna a sud dell’abside, attira l’attenzione per la sua composizione complessiva, sia nel corpo principale bombato, sia nella base rientrata e terminante a spicchi, sia nel pannello ad intarsio sopra la colonna con lo stemma di Marostica, e il baldacchino  tondeggiante con fiocchi dorati, e infine la parte finale a spicchi sopra la quale si stacca un crocefisso. Sotto il baldacchino vi è una colomba d’oro e d’argento e a sx vi è un  crocefisso ligneo.

E' di grande bellezza.



IL PRESBITERIO


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Proseguendo, troviamo il presbiterio che ci colpisce per la ricchezza di personaggi statuari, nella varietà di forme e di colori tipici delle espressione dell’arte barocca.

L’altare occupa lo spazio più orientale del presbiterio attraverso una serie di elementi scultorei che salgono dalla base e salgono, salgono tra volute e colonne fino alla meta rappresentata dalla crocifissione. All’interno di questo complesso scenico marmoreo si staglia in basso un tabernacolo (ciborio) in marmo di Carrara ricco di colonnine e di fregi in oro anch’esso in continua ascesa scenica con la presenza di un piedistallo a conchiglia per porre il SS. Sacramento , che continua con altre strutture più piccole ma ugualmente ben dettagliate fino ad arrivare al culmine con una statuetta di pregevole fattura; all’interno di questa grande varietà di elementi vi è la grande tela copia della Madonna Assunta del Tiziano, eseguita da  Giuseppe Fortunato Centazzo. 

 

LA CROCIFISSIONE

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La Crocifissione rappresenta la parte più importante dell’altare. E’ un insieme di pietra, marmi e legno che come in una rappresentazione teatrale, prendono forma nel Cristo agonizzante confortato da due angioletti (ai piedi della Croce), ai lati quattro figure in pietra a sx raffiguranti  la Madonna e la Veronica, e a dx San Giovanni e Maria Maddalena, che partecipano ciascuna con varie sfumature e con vari atteggiamenti a questo momento così cruciale per la storia della umanità.  

 LE STATUE DELL'ALTARE

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Le statue dell’altare maggiore raffigurano San Pietro e  San Paolo, giganti della Fede. Pietro tiene in mano le chiavi del Regno e Paolo tiene tra le mani  il Vangelo. Ai lati del presbiterio in linea con l’altare due angeli in preghiera e in adorazione. 

A questi importanti protagonisti della scena religiosa vi sono anche i protagonisti architettonici quali le semicolonne laterali in rosso, i pilastri in bianco , i capitelli corinzi, altri marmi in scuro : il tutto in una ricchezza forse troppo contratta dall’angusto spazio ma comunque di grande impatto visivo e anche emozionale.


LA PALA DELL' ASSUNTA


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E’ copia di quella di Tiziano che si trova a Venezia nella Chiesa di S.Maria dei Frari. E’ di grandi dimensioni (2,9 x 1,5 m), olio su tela. E’ stata realizzata nel 1887 da Giuseppe Fortunato Centazzo, il quale rimase fedele nella parte superiore a quella del Tiziano con la gloriosa ascesa in cielo della Madonna tra una fitta schiera di angioletti e un’aurea luminosa proveniente dal Padre Eterno, mentre nella parte inferiore dipinse un ampio delicato paesaggio al posto del gruppo composito e movimentato degli apostoli che assistono alla assunzione della Madre di Gesù. La tela è stata ampiamente restaurata nel 1985.

SOFFITTO PRESBITERIALE

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VI è l’opera pittorica di Bartolomeo Dusi, olio su tela, la “Trasfigurazione di Gesù”,  episodio dei Vangeli sul Monte Tabor. La composizione comprende Gesù in posizione centrale quasi statuario con alone luminoso che va ad irradiarsi soprattutto su Mosè ed Elia rispetto alle figure sottostanti i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni.


PARETE LATERALE SX

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A SX una grande opera ad olio su tela di Andrea Celesti che ha per tema “L’apparizione dell’Eterno al re David”. Il re David sta suonando, estasiato,  l’arpa  a lode dell'Altissimo, che gli  appare tra gli angeli confermando la sua grazia.


PARETE LATERALE DX

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A Dx sempre di Andrea Celesti l’opera ad olio su tela del “Sacrificio ebraico”,  dove il re Melchisedek offre a Dio un sacrificio che brucia con grandi volute nere di fumo assieme  alle volute argentee d’incenso dal turibolo tenuto in mano dal re.  Altre figure (due sacerdoti, un popolano e un insierviente) popolano la scena.


LA NAVATA  NORD

L'OROLOGIO DEL FERRACINA

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L’OROLOGIO di Bartolomeo  Ferracina del 1727 è visibile appena entrati  a sx addossato alla parete muraria del vano della porta corrispondente. E’ firmato “Bortolo Feracin fece nell’anno 1727 in Solagna”. Nel 2006 è stato trasferito dal campanile all'interno della Chiesa. Interessante la visione del complesso congegno di misura del tempo.


ALTARE DELLA MADONNA PELLEGRINA

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A ridosso vi è un Confessionale e quindi l’altare della Madonna Pellegrina con statua, realizzato nel 1949. La statua lignea della Madonna, opera alto-altesina è decorata con colori a olio e smalti. Nel 1995 è stata restaurata dal prof. Ottorino Tassello.

ALTARE DELLA DISCESA DELLO SPIRITO SANTO

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La struttura è di tipo barocco, con colonne in marmo rosso con capitello corinzio poggianti su pilastrini con sovramensa.

Il timpano è grandioso con le linee spezzate che terminano in volute, al centro un decoro a conchiglia, e in alto un motivo arrotondato a raggera policroma.


La pala “La discesa dello Spirito Santo” è un olio su tela, 2,90 x 1,50 m., del XVI secolo, che richiama quella che si trova in Museo di Bassano del Grappa, opera di Jacopo dal Ponte del 1570.  Questa tela viene attribuita alla scuola dei Bassano.

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ll paliotto è in marmo rosso con altorilievi  in marmo bianco, con al centro una piccola testa angiolesca.


BASSORILIEVO DELLA MADONNA COL BAMBINO

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_NAVATA_NORD_-_VISO_DELLA_MADONNA_CON_BAMBINO_CIMG2978

_NAVATA_NORD_-_VISO_DI_GESU_-MADONNA_CON_BAMBINO_CIMG2979Immagini complessive e della madonna e del bambino

Troviamo quindi sulla parete muraria un pregevole bassorilievo (cm 70x63)  in pietra calcarea “La Madonna col Bambino” , che si trovava all’esterno appena fuori della porta nord. E’ della scuola del Sansovino, del XVI secolo.  E’ un capolavoro assoluto per la bellezza delle forme, per la soavità dell’espressione materna e per la serenità e corporeità del piccolo Bambino. Secondo la tradizione, è un ex-voto donato da Prospero Alpini  per lo scampato pericolo durante il naufragio del viaggio in Egitto nel 1580. In quel tempo Giorgio Emo venne inviato dai Veneziani come console al Cairo e volle l’Alpini al suo seguito come medico personale. Il viaggio, iniziato il 21 settembre da Venezia, fu disastroso per l’imperversare di condizioni atmosferiche particolarmente inclementi  tanto  che la nave naufragò. Si riuscì a partire e si arrivò ad Alessandria d’Egitto il 22 marzo 1781, e il 7 luglio 1981 al Cairo.

 

ALTARE DEL BATTESIMO DI GESU’


_altare_del_battesimo_di_Gesu_CIMG3225_ok_battesimo_di_Gesu_CIMG3225La struttura architettonica è  sempre in stile barocco, con colonne in marmo rosso terminanti in un capitello corinzio, e con un timpano a linee spezzate arricchito di volute,  e arrotondato in alto.

La pala con  “Il battesimo di Gesù” è del 1767 ed è olio su tela ( 2,30 x 1,43 m.)  del pittore Giuseppe Cignaroli detto Fra' Felice. La grande opera è costruita sulla caratterizzazione visiva dei due protagonisti Gesù e il Battista. Gesù nel suo vigore giovanile si sottopone alla volontà divina nel ricevere il battesimo dal Battista che già presenta le future immagini del Cristo: l’agnello pronto all’immolazione e la Croce simbolo della passione e morte. Al di sopra la colomba, simbolo dello Spirito Santo, osserva tra teste di putti angelici.

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L’altare celebrativo ha un paliotto in marmo  bianco nel grande rettangolo centrale delimitato da lesene di color rosa. Al centro rosone  con croce greca.


ALTARE DELLA MADONNA DI LOURDES

AAAAA_ok_altare_lourdes_CIMG3228PIEVE_-_NORD_-_02_-_ALTARE_MADONNA_DI_LOURDES_-_aolo_madonna_000_-_CIMG2509L’impianto strutturale ( immagine a sx) è di tipo barocco: colonne in marmo rosso con capitello corinzio in marmo bianco  poggiano su una sovramensa intarsiata.

In alto il timpano è arrotondato con motivo centrale a conchiglia, con linee spezzate che finiscono in volute.

L’altare è privo di tabernacolo.

L’insieme architettonico racchiude una nicchia (immagine a dx)  dove è posta la statua in terracotta della Madonna agli inizi del XX secolo.


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Interessante il paliotto in pietra con formella centrale, di 29 cm di diametro, in scagliola incisa raffigurante, su fondo nero, la Madonna Assunta che sale al cielo tra nuvole bianco-rosate entro le quali vi è una luna a spicchio, dove vi appoggia i piedi.


BASSORILIEVO IN STUCCO 


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Se alziamo lo sguardo verso l’alto quando siamo davanti a questo altare,  possiamo ammirare un bassorilievo in stucco che riproduce l’assunzione della Madonna. Si ha la costruzione di un cielo fatto di tante nuvole bianche e da tanti spazi celesti, ornati da piccole stelle luminose, dai quali emergono figure di angioletti alati o solo di  piccole teste, in oro zecchino, che sciamano attorno alla Madonna, con ghirlanda di nove stelle, con veste bianca, e manto azzurro,  mentre sale in cielo.


CAPPELLA DELLA MADONNA ADDOLORATA

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In continuazione con la navata nord entriamo nella cappella della Madonna Addolorata, situata quindi alla sinistra dell’Abside. Rappresenta la parte più antica storicamente documentata della Pieve, nella quale qui ebbe la sua prima cappella. L’altare è in stile barocco del XVIII secolo.  Centralmente vediamo la nicchia con la statua della Madonna della Pietà secondo la tradizione di origine antichissima: sarebbe stata posta da San Prosdocimo, primo vescovo di Padova.

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La statua rappresenta la Madonna che con dignitosa commozione tiene adagiato sulle sue ginocchia  il corpo di Gesù privo di vita. La statua è composta di gesso, alabastro e per il 50% di calce pura. La cornice della nicchia viene affiancata da colonne in marmo nero striato con capitello corinzio in marmo bianco. 

Alle colonne seguono lesene di marmo perlinatoIl timpano è movimentato: dalle colonne e dalle lesene laterali partono doppie linee spezzate che reggono in avanti due sculture raffiguranti la fede e la speranza, e di fianco due angioletti. 

L’altare è in pietra calcarea. La mensola a intarsi policromi. Il tabernacolo è di stile barocco con volute e piccole teste di angioletti.


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La nicchia della Madonna è delimitata da una cornice a strombo, cioè svasata,  che accoglie delle composizioni  ogivali che con la tecnica della scagliola scandiscono  i simboli della passione e morte di Gesù: possiamo vedere iniziando da sinistra  il calice, la frusta, la corona, le spine, la tunica, i flagelli, la scala, la croce, il volto di Gesù nel sudario della Veronica, le bende, il lenzuolo, le tenaglie, il martello, i chiodi, i dadi, la mano e infine il gallo (simbolo del risveglio).

Al di sopra del timpano si trova una lapide del 1684 che attestala provenienza della sacra immagine della Madonna per opera di San Prosdocimo, come detto.

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Paliotto bellissimo con tre formelle di scagliola incisa è delimitato da due pilastrini sporgenti e viene tripartito da listelli in pietra rosa  con angoli rimarcati in pietra nera. All’interno di ogni rettangolo vi è una formella di scagliola incisa con cornicetta bianca.

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_06_-_QUADRO_CENTRALE_PALIOTTO__NAVATA_NORD_-_CAPPELLA_ADDOLORATA_-_PALIOTTO_-_CIMG3046_07_-_TERZO_E_ULTIMOQUADRO_PALIOTTO__NAVATA_NORD_-_CAPPELLA_ADDOLORATA_-_PALIOTTO_-_CIMG3046Le formelle rappresentano da sx a dx l’Annunziazione, la Pietà, e  S. Giovanni Battista e S. Antonio da Padova.

 

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Alla parete sx di questa cappella troviamo la tela di San Gaetano Thiene, dimensioni 2,55 x 1,41, autore ignoto del XVII secolo. La tela raffigura San Gaetano, posto tra due santi, in veste sacerdotale con in mano un giglio simbolo della purezza. Davanti a San Gaetano un angioletto tiene aperto un libro, il libro della regola del Santo fondatore dei Chierici regolari, detti Teatini. Poco evidente in alto un paesaggio probabile delle colline vicentine, e in basso a sx l’immagine di Maria Bambina.


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Alla parete dx due tele : la prima di San Luigi Gonzaga  e la seconda di Sant'Isidoro e di Sant'Eurosia martire.

Il dipinto di San Luigi Gonzaga: è un olio su tela, di dimensioni 2,80 x 1,52 m. L’autore è Bartolomeo Dusi, anno 1861. Raffigura il Santo  inginocchiato in preghiera. Sopra l’altare è dipinto il flagello con cui il Santo puniva il suo corpo, il giglio simbolo della purezza, il Vangelo fondamento della sua fede, la Madonna Addolorata cui era molto devoto e .. poi le candele accese, fiori, la tovaglia che ricopre l’altare con un pizzo finissimo. In profondità una colonna  dalla quale partono archi e lesene.

Il dipinto di Sant' Isidoro e Santa Eurosia: olio su tela, dimensioni 3,0 x 1,45 m., autore Bartolomeo Dusi nel 1861. La tela è suddivisa praticamente in due parti: la parte alta è dominata dalla figura di Sant’Eurosia, martire, in ascesa al cielo su una nuvola bianca, rivestita di vesti colorate in lieve movimento. La Santa tiene con la mano destra la palma del martirio.

Nella parte inferiore vi è la figura di Sant' Isidoro Agricola, raccolto in preghiera, inginocchiato con attrezzi di lavoro abbandonati, in quanto nel miracolo sono gli Angeli che arano la terra per non disturbare la preghiera del santo.  Il paesaggio è un pezzo del Veneto anzi di Marostica : tra le colline si intravede la cinta muraria.


NAVATA SUD


ALTARE DEL CROCEFISSO

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Appena entrati e guardiamo a dx vediamo un grande crocefisso in legno, al di sopra di un altare collocato nel 1940. 

BASSORILIEVO DI GESU' MORTO

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Poi soffermiamoci  su un intenso bassorilievo del Cristo morto  che è stato staccato dalla croce e mostra i segni della passione. La croce diventa il Cristo che allargando le braccia con uno sguardo dolce e tenero esprime al devoto: "con me la croce diventa leggera". L’autore è ignoto. Vi leggiamo : “Qui, o viandante, adora profondamente il legno simbolo della Santissima Croce. 1715

ALTARE ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE


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Proseguendo  troviamo questo altare in stile barocco, con colonne in marmo rosso e capitelli corinzi in marmo bianco. E’ identico all’altare “Discesa dello Spirito Santo” della navata nord. L’altare celebrativo ha un paliotto in marmo bianco con intarsi in marmo rosso, delimitato da lesene sempre di marmo rosso

La pala “Esaltazione della Santa Croce, olio su tela, di m. 3,00 x 1,43  del 1600 circa. L’autore è Alessandro Maganza. E’ un’opera assai interessante per la composizione e la ricchezza di figure e di particolari. In alto vediamo Gesù Risorto, seduto tra le nuvole, attorniato da angeli e cherubini che presentano i segni della passione e quindi della salvezza, quali la S. Croce, la corona di spine, i flagelli, i chiodi … ma anche una scala che sta a significare che ogni uomo per raggiungere la gloria celeste deve salire attraverso gli scalini della sofferenza e del sacrificio.

Da questo gruppo dipartono leggeri con le loro ali spiegate  due angeli che vanno sulla terra a incoronare con l’aureola due Santi consegnando loro la palma del martirio: a dx  Santa Lucia (che mostra nel piatto i suoi occhi strappati  durante il martirio), e a sx  un  Santo Vescovo  martire che sta indicando la via della salvezza attraverso la croce.

 

CAPPELLA DEL BEATO LORENZINO

 

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Il 15 aprile 1945 in un momento in cui Marostica si trovava sull’orlo di una tragedia bellica, su iniziativa dell’arciprete don Casto Poletto assieme a tutta la collettività, si elevò al beato Lorenzino una supplica di protezione e di preservazione dagli orrori della guerra. Tale supplica risultò accolta e tutta Marostica dopo 22 mesi dalla fine della tragedia della seconda guerra mondiale adempì il voto e la nuova cappella fu benedetta da Mons. Carlo Zinato, Vescovo di Vicenza, il 20 aprile 1947.

Tale cappella si trova nel lato sud di questa Chiesa. Per entrare si supera una vetrata posta negli anni ’90 e ci troviamo di fronte ad una piccola arca argentea  che custodisce i resti del beato.  La struttura architettonica interna è rappresentata da un interessante movimento di volumi architettonici: al centro la cupola tra colonne e lesene, le volte a botte, soffitti piani ….

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Nel catino vi è l’affresco di Luigi Bizzotto che illustra il Beato che ascende nella gloria del cielo attorniato da uno stuolo di cherubini.

Nei lunotti di sx e di dx delle volte a botte si trovano altri due affreschi: quello di sx rappresenta i bambini della scuola materna inginocchiati davanti alla Vergine con Gesù e il piccolo Beato Lorenzino e sullo sfondo la chiesa del luogo;  quello di dx  raffigura un gruppo di mamme che portano i bambini al Beato per porli sotto la sua protezione.  Anche questi  affreschi sono sempre di Luigi Bizzotto.


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Alla dx della stuttura centrale si apre uno spazio dove si trova una grande pala devozionale a Santa Rita da Cascia, in maiolica  (cm 190 x 70) di Giovanni Petucco di Nove. Il paesaggio marosticense costituisce la base su cui poggia la Santa incorniciata da rose intrecciate. Sotto alcuni quadretti riferiti ad episodi della vita della Santa. E' una grande e bella opera del Petucco.

ALTARE DI SANT’ANTONIO DA PADOVA


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FFF-02-altare_santantonio_nicchia_CIMG3253L’altare è di stile barocco, con giochi cromatici tra il rosso e il bianco delle colonne e delle superfici decorate.

Nella nicchia è posta la statua in terracotta di Sant’Antonio di Padova. Ciò è avvenuto prima della Guerra 1915-18.

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La cosa più bella è il paliotto realizzato con la tecnica della scagliola su fondo nero. Agli estremi due pilastrini leggermente sporgenti sono perfettamente uguali: presentano decori marmorei di colore azzurro e rosa stilizzati ad anfora, rialzata su un piedistallo arricchita di motivi floreali all’interno; all’imbocco un conchiglia ben delineata suggella il simbolo dei percorsi della fede, frequenti nei secoli passati.

La parte così delimitata è assai ricca di strutture. L’ovale posto in senso orizzaontale ha uno sfondo bianco e presenta la figura della Madonna della Cintura che sta consegnando gli scapolari a due Santi. Ben definita la Madonna nelle sue linee e nei colori del manto e nell’aureola dorata. Sul pavimento sono inginocchiati Santa Scolastica in abito monacale e San Benedetto con mantella blu  ornata di rosso e con pastorale.  Questo ovale è rialzato da un basamento con piedi a voluta e fiamma centrale  con fiori di mughetto e di tulipano.

Su questo basamento poggiano anche due cornucopie avvolte a spirale da un nastro: da queste escono fiori. Tutto il resto, sia al di sopra che ai lati,  è un susseguirsi di volute stilizzate  che si allacciano a file di perle  rosse e blu; ai lati vi sono pure come decoro a forma ovalizzata risultanti da due foglie stilizzate e arrotolate  in alto; al loro interno vi sono due uccellini rivolti verso il centro.

CAPPELLA DEL SACRO CUORE

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Questa cappella è diretta continuazione dela navata sud.

L’altare è in stile barocco del XVII secolo. Le colonne sono in marmo nero con capitello corinzio in marmo bianco, poggianti su pilastrini con sovramensa. Quindi lesene laterali in marmo con intarsi policromi rosa e nero. Timpano a doppie linee spezzate, ornate da piccole mensole sulle quali giacciono due sculture allegoriche, al centro due cherubini e in alto una coLomba simbolo della Spirito Santo. La nicchia con la statua del Sacro Cuore è databile inizi del XX secolo. Tabernacolo barocco con cupola porticina con bassorilievo in ottone immagine del pellicano.  

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OK_-_OK_-_MORESCO_GESU_MORENTE_A lato del tabernacolo due teste in marmo su fondo nero,  a sx San Pietro e a dx Gesù incoronato di spine, di autore ignoto del XVII secolo.

Altare celebrativo in pietra bianca e verde. Paliotto in marmo bianco e verdello. Il rotondo centrale è in verdello con cornice bianca. 

Alle pareti laterali della cappella ci sono due tele.

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A sx il dpinto " la Madonna in trono con Bambino e con i santi Giuseppe e S. Antonio da Padova": olio su tela, m. 3,0 x 1,45, attribuito a Nicolò Bambini, 1700.  Nell’opera la Madonna con il bambino appare attorniata da angeli  in visione paradisiaca assieme a  San Giuseppe e Sant’Antonio. San Giuseppe tiene  in mano un giglio fiorito come un bastone, Sant’Antonio ne mostra uno, e vicino alla Madonna un angioletto ne porta tre: l’importanza della castità per raggiungere il cielo. Ai piedi il libro del Vangelo pietra d’angolo della fede.

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A dx il dipinto "Gesù nell’orto assistito da un angelo", olio su tela, di m. 2,05 x 1,21, opera di Pietro Menegatti, secolo XIX. Gesù inginocchiato  è in preghiera a braccia aperte supplicante il Padre suo evocando le parole dei vangeli “Padre, passi da me questo calice, ma sia fatta non la mia, ma latua volontà.” Un angelo gli sta vicino e lo conforta infondendogli la forza della luce divina sovrastante, segno della vicinanza del Padre e dello Spirito Santo.

La pala è stata commissionata dalla congregazione del Preziosissimo sangue di Gesù  Cristo, che contava molti appartenenti.


Ringrazio il signor Lorenzo Cremasco che mi ha messo a disposzione con generosità diverse immagini di questo lavoro.


Fonti documentali

La Pieve di "Santa Maria Assunta" in Marostica di Lidia Toniolo Serafini, 2001 (stampato in occasione del trecentesimo anniversario della Consacrazione della Chiesa.

Devo al succitato  lavoro della Toniolo Serafini la mia gratitudine in quanto ho potuto comprendere e ammirare nella loro bellezza quanto di bello o prezioso o simbolico è presente in questa interessantissima e per certi aspetti "unica" Chiesa del territorio marosticense. (V.B).