BASSANO DEL GRAPPA - LA CHIESA DI SANTA MARIA IN COLLE o DUOMO DI SANTA MARIA IN COLLE

 

LA CHIESA DI SANTA MARIA IN COLLE  

 

o  DUOMO DI SANTA MARIA IN COLLE

 

Anteprima conoscitiva

 

Le invasioni 

Della vita religiosa del territorio bassanese antecedente all’anno Mille si sa molto poco. Sappiamo tuttavia come dall’899 al 954 gli Ungari effettuarono varie scorrerie in Italia e anche nel nostro territorio, seminando terrore e distruzione. Era un popolo nomade proveniente dalla steppa asiatica che si era stanziato, intorno alla fine del IX secolo, nelle pianure del Tibisco e del medio Danubio, in Pannonia, composto da abili e feroci guerrieri, dediti prevalentemente a scorrerie di saccheggio. Un primo tentativo di arrestarne l'avanzata, compiuto dal re d'Italia Berengario I, fallì in una cruenta battaglia sul Brenta lasciando campo libero alle orde ungare. L'incursione più lunga e devastante fu quella del 937-938, che attraversò tutta la penisola fino alla Campania. Le ultime incursioni sul suolo italiano avvennero nel periodo compreso tra il 951 e il 954. Nel 955 l'imperatore Ottone I di Sassonia sgominò a Lechfeld, il 9 agosto, un'armata di 100.000 ungari. Dopo tale sconfitta il popolo ungaro prese stabile dimora in Pannonia dove, dopo la conversione al cristianesimo di re Géza (972-997) e di re Wajk (969-1038), che fu incoronato da papa Silvestro II e assunse il nome di Stefano I, gettarono le basi per la costruzione del futuro stato dell'Ungheria.

 

I Vescovi Vicentini e il loro gregge

Questo territorio verso il 917, dopo una incursione distruttiva  degli Ungari, dal vescovado di Asolo passò a quello di Vicenza attraverso una serie di iniziative di Berengario che donava al vescovo di Padova di nome Sibicone la Valle di Solagna e l’Altopiano soggetti al comitato vicentino, e annetteva (verosimilmente) il nostro territorio al vescovado di Vicenza.

I Vescovi vicentini, che avevano ottenuto dallo stesso Berengario i diritti di signoria feudale come quello di possesso di “curtes” [durante l’Alto Medioevo (476 – 1000) la terra venne divisa i  possedimenti chiamati curtes o villae la cui dimensione poteva variare da migliaia a poche decine di ettari. Esse appartenevano a un dominus, che poteva essere il re, un vescovo o altro rappresentante della Chiesa o un signore locale] iniziarono la costruzione di castelli, in particolare nella prima metà del X secolo, allo scopo di difendere la popolazione residente nella diocesi dalle continue incursioni dei sopracitati Ungari.

Il  Vescovo pertanto esercitava il pieno controllo sulle Chiese pievane, dette anche battesimali, guidate da un “arcipresbyter” aiutato da sacerdoti o chierici, cui erano affidate le varie cappelle disseminate nel territorio. In questo periodo la situazione generale del clero era drammatica sia per la loro povertà non solo economica ma anche intellettuale, per la pratica talora di simonia e di concubinato. Se così si manifestava il clero, anche la gente non era da meno con costumi morali abbandonati e diffusa dedizione alla superstizione. Il Vescovo Rodolfo (967 cica – 973 circa) cercò di porre un freno a tale situazione di misera materiale, morale e di totale disorganizzazione religiosa, ma i  successori, i Vescovi Lamberto e Girolamo, si preoccuparono più della corte imperiale che del gregge dei loro fedeli.

In questa situazione cominciò a dipanarsi la storia della nostra Chiesa e con essa ben presto compariranno come fulcro di vita religiosa laicale le numerose confraternite, gruppi attivi di persone che si impegnavano oltre che al culto e alla devozione religiosa talora con la realizzazione di un altare dedicato, anche alla carità e al sostegno sociale. Ricordiamo la Confraternita di San Bortolo patrono della Confraternita dei Pellizzari risalente al 1348; molto antica anche la Confraternita della Madonna del Parto rappresentata solo da donne; la Confraternita del Santissimo Nome di Gesù già presente nel XIV secolo anch’essa con molti affiliati (nel 1613 erano circa 2000); la Confraternita del Santissimo Rosario costituita nel 1585,  la Confraternita di San Carlo o della Dottrina Cristiana del 1583 che operò fino al 1877; la Confraternita di San Pietro o dei Lanaioli del 1606, la Confraternita della Anime o degli Agonizzanti che pregavano per le anime dei defunti perché intercedessero contro le calamità naturali, soprattutto la grandine; la confraternita di San Ignazio del 1668; la Confraternita del Suffragio dei Morti detta anche del SS. Crocefisso e di san Gaetano del 1681 i cui affiliati assistevano spiritualmente e materialmente i confratelli nell’ora della morte e altre ancora. Alla fine del 1800 l’arciprete Gobbi indicava come presenti e operanti dal 1819 ben 18 Pie Unioni nella parrocchia e quasi tutte facenti riferimento al Duomo.

Ovviamente la gente e le varie confraternite facevano riferimento alla loro chiesa (la Pieve) e al loro clero che in epoca tardo-medievale viveva in comune, cioè in completa comunione di attività e mezzi, guidata da un “archipresbyter”. Ma poi negli anni la vita comunitaria totale venne trasformata in una vita comunitaria più blanda  chiamata Collegiata che comportò vari mutamenti nella vita del clero, nella loro azione pastorale  e nella amministrazione dei beni ecclesiali. Infatti con la rottura della vita in comune i singoli sacerdoti dovettero trovare una propria singola casa presso la loro chiesa e anche  trovare beni e rendite proprie.

Il giuspatronato

"Il giuspratonato, a norma del diritto canonico, consisteva nel diritto  concesso dalla Santa Sede a chi avesse fondato e dotato una chiesa - diritto trasmissibile aglie redei e successori - di proporre all'ordinario diocesano il sacerdote che avrebbe dovuto officiarla. Il giuspatronato comportava l'obbligo di denunciare all'ordinario l'eventualer cattiva condotta dell'officiante e l'obbligo di curare la manutenzione dell'edificio. di integrarne le rendite e il patrimonio, se fosse stato necessario" (Gina Fasoli). Si deve ricordare come in questo territorio vigeva il pagamento delle decime, che gravavano su tutti i prodotti della terra  e che , secondo le norme canoniche, avrebbero dovuto essere attribuite per un quarto al vescovo, per un quarto al clero locale, per un quarto alla manutenzione degli edifici e per un quarto all'assistenza dei poveri. Ma i vescovi avevano rapidamente ceduto la riscossione delle decime a signori laici, i quali , nella migliore della ipotesi, ne lasciavano solo una minima parte al clero locale, che  avrebbe a sua volta dovuto quadripartirla. Il Comune per lungo periodo si era opposto a questo pagamento e nel 1306 ottenne l'investitura delle decime a tutta la comunità  e con essa anche anche l'onere della manutenzione dell'edificio della chiesa e anche di controllo sul clero locale. Ciò non deve destare meraviglia in quanto fin dai primi tempi della storia ecclesiastica era norma che i laici partecipassero alla elezione del vescovo o dell'arciprete e controllassero il patrimonio della chiesa.  Tale giuspatronato da parte di Bassano venne esercitato per la nomina dell'arciprete, a quanto si conosce, a partire dal 1409 a seguito di un lunghissimo periodo di clisi ecclesiastica per la presenza di arcipreti assenteisti o rinunciatori o indegni. 

 

Breve storia  dell’ edificio, un po’ …. tormentata

998 

Il 998 rappresenta la prima data sicura attestante l’esistenza di questa Chiesa matrice del territorio bassanese: ”in via publica que est prope Ecclesiam Sancte Marie de plebe sita in Mariniano” un certo Maurizio Mauroceno, messo del doge veneziano, e Izza, del comitato di Belluno, sottoscrissero un atto di accomodamento per una lite. Al tempo era imperatore Ottone III. L'intitolazione a Maria, più precisamente a Maria Assunta. come risulta da documenti più tardivi, si presume che sia molto più antica. 

E’ verosimile che tale edificio fosse di piccole dimensioni, costruito con materiali poveri all’interno di una cinta di difesa e orientata lungo un asse est-ovest, cioè con l'ingresso a ovest e l'altare ad est, come  in tante chiese e chiesette rurali. “Mariniano” sta per l’attuale Margnan, quindi a ridosso del fiume Brenta, e quindi da ritenersi il nucleo generatore di Bassano.

1221, 2 febbraio

Vi è un atto di un prestito che fu stipulato “in castro Baxani, in domo que est prope ecclesiam”.

All’inizio del Duecento la vecchia pieve doveva risultare insufficiente per le mutate condizioni sociali ed economiche dell’agro bassanese e pertanto la vecchia chiesetta diventò una “ecclesiola subterranea”, una specie di cripta, e sopra fu eretta una nuova chiesa a tre navate, che si allungavano verso ovest. Vicino vi era una torre campanaria e attorno il cimitero.

1223, luglio 

La pieve di Santa Maria nel luglio divenne una collegiata i cui membri fiuroino chiamati canonici.

1280 e successivi anni

Jacopino Forcatura fece erigere, vicino alla chiesa, la cappella di San Vittore, residenza di un eremita che doveva custodire e tenere in ordine la chiesa, arredare gli altari, suonare le campane e raccogliere le elemosine e assistere i sacerdoti nelle loro funzioni.

Ciò ci fa capire come la chiesa rappresentasse allora il centro della vita comunitaria: intorno ad essa gravitava tutta la vita cittadina: la nascita, i matrimoni, le feste civili e religiose, e la morte.  Anzi a Bassano vi era qualcosa di più, in quanto lo stesso Comune, dopo aver ottenuto nei sucessivi anni, l'investitura delle decime a tutta la comunità, aveva l'onere della manutenzione dell'edificio delle pieve, derivandone anche un maggior controllo del clero locale. Ciò era in  linea con l'interdipendenza tra laici ed ecclesiastici risalente ai primi tempi della storia della chiesa. La chiesa non era comunque ricca e lo conferma come nel 1280 l'arciprete in carica aveva chiesto di limitare a quattro canonici contando anche se stesso, per la mancanza di mezzi per mantenerne di più. Infatti nel 1302 la pieve possedeva soltanto una settantina o un'ottantina di ettari suddivisi in oltre 22o unità, con o senza casa di abitazione, da cui riscuoteva il decimo dei prodotti.

1308

E’ un’altra data importante perché fu eretta la Chiesa di San Giovanni e donata alla parrocchia come succursale della Pieve del Castello.

Ciò sta a significare che dopo le vicende degli Ezzelini, la vita sociale ed economica bassanese si  era ripresa e si ampliava verso sud, preferendo la nuova chiesa rispetto a quella del Castello.

1400 (inizio)

L’arciprete Lazarino de’ Ferrari confermava la precedente situazione in quanto spostava la canonica verso il centroin contrà Campomarzo, Casa Malabarbe e trasferiva all’interno della stessa Chiesa di San Giovanni il fonte battesimale. Questa casa resterà la canonica della pieve di S. maria fino alla metà del Settecento.

1409

Da quest'anno il comune di Bassano, che si era assunto gli oneri della manutenzione complessiva della pieve e di integrarne le rendite e il patrimonio se fosse necessario, inizia a esecitare il giuspatronato, diritto concesso dalla Santa Sede di proporre il sacerdote, in questo caso l'arciprete, che avrebbe dovuto officiarla. Questo fatto fu contrastato dai Vescovi di Vicenza e la controversia andò avanti per secoli.

1460, 8 ottobre

In questa data il luogotenente del vescovo di Vicenza Pietro Barno in visita pastorale trovava la chiesa di Santa Maria in totale abbandono: senza il battistero, senza l’Eucarestia, il tetto disastrato e il tutto a rischio di crollare. Solo i muri delle tre navate erano ancora solidi.

1465-1473

Il Comune si accollò le spese di tutti i lavori che furono allora intrapresi per dare nuova struttura e nuovo vigore alla nostra chiesa: scomparvero le tre navate e se ne ricavò una sola, la si alzò di qualche metro e fu rifatto il tetto. Così divenne più ampia e luminosa e riprese ad essere il cuore della devozione bassanese.

1480 -1508

E’ il periodo dell’arcipretato di Benedetto Novello, da ricordare perché restituì il fonte battesimale, e così ritornò anche il simbolo della fonte della Vita.

1519

A causa di un terremoto il campanile crollò e portò ancora delle conseguenze complessive negative.

1528, 30 novembre

In sostituzione del vescovo Ridolfi, Pietro Aleandro, arcidiacono della Cattedrale di Vicenza, constatò nella sua visita che la chiesa era semidiroccata, abbandonata, come pure anche l’annesso cimitero, diventato meta di incursioni di animali randagi. Ordinò ai bassanesi di provvedere.

1561, 10 ottobre

In questa data venne il vicario generale di Vicenza e trovò che ben poco era stato fatto: dal tetto della chiesa entrava pioggia e qualche vetrata era rotta o mancante.  L’arciprete Pizzamano (1546-1567) si diede da fare per risistemarla.

1582, 13 maggio

Il vescovo Michele Priuli venne in visita pastorale e ordinò all’arciprete Compostella di sistemare il coro, spostando l’altare maggiore dal fondo dell’abside, collocandolo “ in medio chori versus populi “.

1588

L’arciprete Giovanni Micheli, su progetto dello Scamozzi, attuò i nuovi lavori: venne eliminata l’antica chiesa che fungeva da cripta e terminò la sistemazione del coro nel 1590.

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Particolare della mappa dei Dal Ponte, fine'500 - primi decenni del '600 raffigurante il Duomo e il Castello

1636 - 1641

A seguito di un voto, fatto in occasione della epidemia di peste bubbonica, di innalzare una cappella in onore dei santi Bassiano, Clemente, Rocco, Sebastiano ed Emerenziana, nel 1636 fu abbattuta la facciata e si cominciò a costruire tre nuove cappelle. I lavori proseguirono fino al 1641.

1650 circa – 1690

Verso la metà del Seicento si ripensò ad una nuova sistemazione per renderla più ampia, più luminosa e più armoniosa nello stile, e di elevare di qualche metro i muri perimetrali e di rifare il tetto e il soffitto: questi lavori coprirono gli anni 1682-1684; successivamente fino al 1690  ci si interessò della decorazione e l’abbellimento della nuova chiesa, che diventò il Duomo del Castello o Duomo di Santa Maria in Colle,  riprendendo il suo luogo di riferimento della vita sociale e religiosa di Bassano.

1715 

Nel 1715 il Comune di Bassano comprò dai nobili Gradenigo il palazzo e il cortile di Ca’ Zen per adattarli a dimora degli arcipreti. Ma i lavori andarono per le lunghe e solo nel 1756 l’arciprete Andrea Verci vi andò ad abitare.

1724

Come detto in precedenza circa la controversia di Bassano relativa al giuspatronato nella scelta dell'arciprete, il Comune ricorse a Venezia la quale nel 1724 riconobbe tale diritto. Tale soluzione fu poi accettata anche dal governo austriaco e dal governo italiano fino ai Patti Lateranensi.

 

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Veduta del Duomo da sud , 1730 circa

1796 -1813

Poi venne la bufera Napoleonica che con demaniazione (13-05-1810) fece cessare la collegiata, vennero sciolte le confraternite della Pieve e il clero cittadino per sostentarsi dovette disperdersi per i vari oratori pubblici e privati della città e della campagna. Tutto della vita religiosa venne così  alterato e  anche l’antica Pieve ritornò ad essere isolata dalla vita cittadina.

Infatti  vi furono progetti per trasferire nuovamente il battistero, ma per la opposizione del Consiglio Comunale ciò non fu fatto.

1852

Papa Pio IX innalzò Santa Maria in Colle alla dignità di Chiesa Abbaziale, titolo per cui gli arcipreti, pro tempore, avrebbero avuto le insegne e le attribuzioni episcolpali per quanto attiene i riti e le cerimonie.

1908

L’arciprete Gio.Battista Gobbi ritenne di risolvere la questione dando l’avvio alla costruzione di un nuovo Duomo in località Bastion.  Ma questa opera non incontrò il favore dei bassanesi sia per il costo economico a quei tempi sbalordivo, da far paura (un milione e mezzo), sia per la posizione fuori mano e troppo bassa… Se Santa Maria era in Colle, il nuovo duomo sarebbe stato Santa Maria in Bassa!

Fortuna volle che l’Amministrazione Militare sottoscrisse una convenzione che permise di realizzare in questa muova struttura un monumentale Tempio Ossario: qui vi sono state collocate 6000 salme militari, e così l’antica Pieve rimase ancora il simbolo della fede e della storia di Bassano

1927 – 1932

L’arciprete Angelo Dalla Paola riuscì dapprima a restaurare la Chiesa di San Francesco che nel 1925 era in condizioni da “disgusto”  e già nel 1929 l’opera era terminata e ricuperata nelle sue linee architettoniche e alla  liturgia religiosa; quindi nel 1930 si iniziarono per l’ennesima  volta il restauro della vecchia Pieve che si concluse nel 1932.

 

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immagine aerea del Duomo e del Castello, anno 2007

1985 – 1988

In questi anni fu eseguito l’ultimo restauro architettonico per renderla idonea anche nel futuro della città… tuttavia …. mi è parso che non rappresenti più il cuore pulsante della chiesa bassanese…

 

 

L’ESTERNO DELLA CHIESA E IL SUO CAMPANILE

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Aleardo Lorenzoni nella sua "Guida descrittiva di Bassano e dintorni" scrive  " La facciata è più presto quello di una caserma che di una chiesa." Forse non ha torto perchè questa Chiesa non ha nella sua struttura una facciata nel senso classico di una chiesa, ma una semplice parete liscia interrotta in basso da tre porte d'ingresso, di cui una centrale più alta con arco e frontone  (il portone centrale) e quelle a lato sia a dx  (trovata sempre chiusa) che a sx più semplici e quadrate. La parete termina con cinque finestre termali, caratterizzate da ampie finestre semicircolari suddivise in tre parti, dove la parte centrale è di più grande rispetto alle altre due.

La torre campanaria che vediamo attualmente si ritiene sia coeva alle mura del castello (sec. XII-XIII). Da documenti del Duecento veniva utilizzata per le assemblee comunali, e i rintocchi della sua campana  servivano a riunire dentro il castello o anche fuori, sulla piazza, il consiglio generale del comune. Anche nei secoli successivi campanile e campana sono correlati al comune che provvedeva a tutte le spese.

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Nel 1395, da inventario della Pieve, le campane sul campanile erano tre,  ma poi saranno due come appare da relazione del 1532 quando  crollò in parte la punta e divenne  pericolante la incastellatura per cui le due campane minacciavano ogni giorno di rovinare. Il comune nel 1533 deliberò il restauro.

Nei primi decenni del Settecento la torre campanaria servita da due campane apparve di nuovo pericolante, forse a seguito del terremoto del 1698. Il comune provvide decidendo anche l’elevazione della torre di sette piedi (circa 2 metri e mezzo). I lavori furono affidati all’architetto veneziano Andrea Tivoli e portarono il campanile all’aspetto attuale.

 

IL CIMITERO

Ogni chiesa fin dall’antichità aveva nel suo contesto anche il cimitero, come risulta da documenti antichi dei primi decenni del Duecento e come pure da ciò che si scrisse negli statuti cittadini al riguardo, vietando di seppellire i morti  fuori dall’area riservata alla sepoltura e intervenendo sulla sua recinzione muraria all’interno del castello. Fin dai primi secoli dopo il Mille il cimitero era accudito da un eremita che, oltre a pregare e controllare la chiesa,  provvedeva a seppellire i morti, dietro compenso del comune. Il cimitero quindi si trovava intorno alla Chiesa.

Nei secoli non vi furono particolari problemi per questa area cimiteriale, ristretta e delimitata dalla cinta muraria , ad eccezione dei periodi di pestilenza, perché si eressero nuove Chiese (San Francesco e San Giovanni) con relativi cimiteri in conseguenza del nuovo sviluppo abitativo verso sud.

Nel Settecento a causa della crescita demografica  e l’accumularsi di generazioni e generazioni di salme in quel ristretto spazio intorno al Duomo, il suolo del sagrato si era così innalzato che era quasi impossibile provvedere a nuove sepolture. Tuttavia superò il periodo napoleonico e anche l’annessione all’Italia prima di essere chiuso nel 1882  e passare “le consegne” al cimitero comunale di Santa Croce.

 

L’INTERNO DELLA CHIESA

L’interno è a pianta rettangolare. Le pareti sono scandite da paraste corinzie sormontate da una balaustrata.

 

IL BATTISTERO

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La Chiesa di Santa Maria in Colle è stata fin dalla sua nascita la Chiesa Madre di Bassano e del suo territorio, in quanto qui ha tenuto a battesimo tutta la popolazione non solo di Bassano ma anche di Rossano, Cartigliano, San Zeno e Rosà. Il battesimo veniva amministrato in modo collettivo in due date: al Sabato Santo e alla vigilia della Pentecoste.

Il Battistero si trova nel sito attuale fin dal 1663. E’ rappresentato da una coppa di marmo rosso di Pove con un diametro di 100 cm, sostenuta da una colonna tutto intorno provvista di un orlo nel quale scorre l’iscrizione “Benedictus De Novellis Archipresbiterus” (per ricordare l’arciprete Benedetto Novello che lo riportò verso la fine del Quattrocento nella Pieve : l’iscrizione incisa risale al 1476). Alla base della colonna vi è lo stemma della famiglia  del Novello. Il coperchio a forma emisferica è in rame ed è sormontato da una statuetta del Battista.

 

L’ORGANO

L’organo è stato costruito da Francesco Antonio Dacci  (18.2.1751-23.3.1804) nel1795-96. E’ situato nella cantoria che si trova al centro della parete occidentale della Chiesa, al di sopra della zona del Battistero. La cantoria è in legno sostenuta da larghe mensole, con parapetto diritto ornato da elementi intagliati : al centro , tra due serene a due code, una coppia di angioletti sostiene lo stemma della città. Lo strumento è in cassa lignea, il cui paramento architettonico con paraste, colonne d’ordine corinzio, trabeazione e timpano triangolare sul quale poggiano tre statue dorate, sporge nella cantoria. Questo organo è il più importante e il più integro tra i 5 organi la cui paternità è sicuramente da attribuire a Francesco Antonio Dacci.

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Visione della zona ovest dell'interno della Chiesa conm l'organo e sotto il battistero

 

I CONFESSIONALI


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I confessionali presenti sono due e tutti disposti a ridosso della parete nord. Sono opere di un mobiliere locale della fine del 1700. Sono in legno di noce massiccio e radica di noce. Il vano centrale, sormontato da un timpano rotondo dentro il quale si inserisce la valva di una conchiglia, è delimitato da due piccole semicolonne ioniche. Il profilo del confessionale si arricchisce poi di due grandi volute e il fastigio [la parte più elevata] di due teste di cherubino. Una testa d'angelo si trova nella sommità dell'arco, nella parte anteriore.


 

 

ALTARI E TELE PITTORICHE

 

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ALTARE DEL SANTISSIMO SACRAMENTO O DELLA MADONNA DEL PARTO

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L’altare, sopra la mensa, ha una piccola alzata sulla quale, ai lati, ci sono le statue di due Angeli (opere modeste in pietra di Vicenza ricoperta da una vernice verdognola)  e, in mezzo, il Tabernacolo in marmi policromi (ciborio).  L’altare è costruito con pietre di Pove, biancone nella struttura e "macion" nella decorazione.

Il Tabernacolo è in forma di tempietto, a pianta ottagonale, capolavoro dell’artigianato locale del fine Settecento.

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La pala della Natività (posta sul muro di fondo della cappella) eseguita verso la fine del Cinquecento viene recentemente attribuita ad un bravo imitatore di Jacopo Bassano, forse il figlio Gerolamo (Bassano 1566 – Venezia 1621), mentre le fonti antiche  la attribuivano alla fase senescente di Jacopo con l’aiuto di Leandro. L’impianto pittorico della Madonna e del Bambino ricordano bene quello dell’Adorazione dei pastori in Venezia di Jacopo del 1590. Anche questo quadro ha una composizione piramidale: il vertice è rappresentato da due Angeli rischiarati da un bagliore; alla base immerso in un’altra luce vi è il bambino che giace nella paglia e questa luce si irradia sulle figure che lo circondano come pure sul paesaggio blu dello sfondo tipico del territorio bassanese.

 

ALTARE MAGGIORE o ALTARE DI SANTA MARIA ASSUNTA

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E’ l’altare maggiore o principale di questa chiesa dedicato fin dalle origini alla Patrona della Pieve e del territorio bassanese. Esso appare nei documenti fin dal 1295. Nel Cinquecento con la ristrutturazione della chiesa ad una sola navata questo altare godeva dell’intera superficie absidale, ma poi dal 1588, per la trasformazione  del presbiterio in tre cappelle (come le attuali) questo altare divenne il centro del nuovo presbiterio arricchito successivamente da un coro con diciassette stalli lignei.  Il paliotto dell’altare è provvisto di una cornice sagomata, e al suo interno risaltano fogliami, fiori e 2 angioletti in adorazione verso il Calice e l’Ostia racchiusi al centro di un ovale. Sullo sfondo vi è appeso un Crocifisso: il Cristo è a grandezza naturale di color avorio che poggia su una croce di legno di color bruno, dalle estremità trilobate.

 

ALTARE DEL SANTO NOME DI GESU’


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L’altare, in marmi misti e policromi, è fiancheggiato da un fascio di lesene sormontate da una trabeazione che segue l’andamento delle stesse ora sporgente ora rientrante ora inginocchiata e terminante nel fastigio centrale e nelle volute divergenti ai lati. Due medaglioni che vanno in parte a sovrapporsi ai capitelli d’ordine recano in campo azzurro i simboli dorati della Fede (a sx croce e calice) e della Speranza  a dx (àncora). Addossati alle lesene sia a dx che a sx  vi sono due treppiedi,  sui quali, tra nuvole di teste di cherubini, si innalzano a sx , presso l’angelo, una fiaccola e a dx , presso l’Annunziata, la colomba dello spirito Santo. L’altare poi sopra la mensola tra nuvole Il Bambino Gesù con il mondo e ai suoi lati due angioletti inginocchiati. Sul paliotto ricco di marmi colorati e policromi  risaltano tre teste di cherubini, ciascuno con accanto finti drappeggi con fiori intarsiati, e in quello centrale il Cuore che reca il monogramma di Cristo. Ai lati dell’altare, su due alti piedistalli viene rappresentata l’Annunciazione  con le statue della Vergine a dx e dell’arcangelo Gabriele a sx. L’autore dell’altare sia nella parte architettonica che nella parte scultorea è Bernardo Tabacco di cui si hanno notizie a partire dal 1680,  e morto a Bassano nel 1729. L’opera è in sé unica in quanto sia la struttura le forme  non sono riscontrabili in altri altari dell’epoca in territorio vicentino. Resta pure una entità a se stante in quanto non si integra affatto con il rimanente apparato della chiesa.

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La pala presente sopra l’altare non è quella originale eseguita da Jacopo Bassano e da suo figlio Francesco, datata 1577, presente al museo civico.  Al suo posto è stata posta una copia fedele  sia nella composizione, sia nei colori, sia nelle dimensioni  eseguita verso il 1870 da Giuliano Vanzo Mercante  (Bassano 1808-1887). La scena è quella della circoncisione collocata tra due fasce rappresentate quella in basso dai mostruosi demoni e quella in alto dagli angeli del Paradiso. La scena centrale della circoncisione, ambientata tra grandiose costruzioni architettoniche e tra numerosi vari personaggi, viene costruita nel senso frontale spingendo alla periferia le figure dei demoni e degli angeli come se volesse espandersi e marginalizzare le altre componenti.

 

ALTARE DI SAN PIETRO


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Sopra uno zoccolo di tre gradini sorge l’altare in pietra bianca con tarsie policrome nelle specchiature [riquadri marmorei decorativi]. L’altare è poi inserito in una cornice di alte lesene e capitelli compositi, e su questi poggia il timpano ornato di modiglioni [formazioni a S]. Nel paliotto,  fiori a rilievo e motivi geometrici. Sopra la mensa, al posto del tabernacolo vi è una grande urna di marmo per accogliere e custodire le reliquie.  Questo altare è della seconda metà del Settecento ed opera degli scalpellini povesi.

 

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La pala che raffigura “la consegna delle chiavi a San Pietro” è di Giuseppe Nogari (Venezia 1699-1763) verso la fine della sua attività. L’artista, grande ritrattista, caratterizza molto bene i volti dei vari personaggi. Dopo il restauri del 1988 il quadro viene apprezzato per le sequenze pittoriche delicate e morbide dal rosso bruno al giallo nella parte superiore, dal grigio-azzurro al rosa e ai verdi tenui della parte inferiore.

ALTARE DI SAN GAETANO O DEL CROCEFISSO


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Questo altare ha una semplice architettura, tipica dell’artigianato povese, nella quale lesene e colonne con capitelli compositi incorniciano l’arco centrale e reggono un timpano spezzato con profilo a dentelli. Piacevole il contrasto tra il bianco e le varie tonalità del rosso della pietra utilizzata. Il paliotto ha delle tarsie marmoree con motivi geometrici e una piccola croce in centro. Questo altare dedicato a San Gaetano e al Crocefisso risulta essere terminato nel 1681. Il Crocefisso, che era presente su questo altare, è quello che attualmente si trova nella Chiesa di San Francesco.

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La tela attuale raffigura San Bartolomeo Apostolo al centro, con veste rossa e manto nero; alla sua destra inginocchiato San Carlo e alla sua sinistra in piedi Sant’Ignazio di Lojola.  Nella fascia  inferiore tra lingue di fuoco sono raffigurate le anime del Purgatorio. L’opera è di Francesco Roberti (1769-1857). 

 

ALTARE DEL SUFFRAGIO O DUI TUTTI I SANTI O ANCHE DELLE ANIME DEL PURGATORIO

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L’altare viene eretto nel 1645 nella nuova cappella a sinistra del Battistero. E’ di pietra, fiancheggiato da lesene e colonne con capitelli corinzi sormontato da un timpano spezzato con cornice a dentelli.  I marmi dell’altare sono il bianco (biancone di Pove) e varie tonalità di grigio nelle specchiature.  Sopra il gradino della mensa sono conservate dentro un’urna di vetro le reliquie dei martiri Eusebio e Degna.

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La tela attuale raffigurante le Anime purganti è di Giuseppe Lorenzoni  (Bassano 1843-1924). In questo dipinto dove dominano tonalità chiare, la composizione è costituita da tre gruppi : in basso le anime purganti, al centro un angelo che trasporta in cielo un’anima liberata, in alto la Madonna e un angioletto che si chinano a riceverla.

 

ALTARE DEI SANTI PROTETTORI CLEMENTE E BASSIANO

 

Come già sappiamo (vedi monumenti bassanesi) San Bassiano come protettore della città è quello più anticamente venerato nella chiesa di Santa Maria in Colle. La festa cittadina in suo onore è presente nel calendario degli statuti bassanesi già nel 1389. La festa di san Clemente verrà decisa  dal Consiglio cittadino nel 1510, dopo il ritiro delle truppe tedesche di Massimiliano d’Austria avvenuto nel 1509.   Durante la peste del 1630 il Consiglio cittadino delibera di unire al culto dei Santi Clemente e Sebastiano, che erano venerati insieme nello stesso altare, anche quello di San Bassiano.  Nel 1632 Bassano viene dichiarata libera dalla peste e fa voto di annoverare nell’elenco dei santi patroni anche Santa Emerenziana. L’altare verrà realizzato nel 1643  più o meno nella posizione attuale.

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L’altare attuale è di pietra bianca (biancone di Pove), le specchiature sono a fior di pesco che contengono delle tarsie sui toni del grigio. E’ fiancheggiato da due colonne addossate a lesene con capitelli composti. Architrave con timpano decorato a modiglioni. Il motivo delle lesene e delle colonne viene ripetuto  anche nella parte interna nell’ordine corinzio, dove si inquadra uno spazio centinato occupato dalla tela.  L’altare risale verosimilmente alla seconda metà del Settecento ha tantissime somiglianze con quello di fronte, quello di San Pietro. Ai lati della mensa, sopra la quale è situata una grande urna  marmorea per custodire le reliquie sono collocate due mensole sorrette da un balaustro. Il paliotto poi reca tre iscrizioni.

 

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La pala che vediamo oggi è opera giovanile di Giustiniano Vanzo Mercante (Bassano 1808-1887) che la completò nel 1835. Vi sono raffigurati i santi protettori di Bassano: San Bassiano, San Sebastiano, San Clemente, Santa Emerenziana e Feliciano. La scena è ambientata in un ambiente absidale con catino nel quale su uno sfondo dorato è dipinta la Madonna con Bambino tra San Paolo e San Pietro. Addossato al fondo vi è un trono su cui siede San Clemente papa e intorno sono disposti gli altri Santi; da sinistra San Bassiano vescovo seduto, in piedi San Sebastiano con il petto nudo, Santa Emerenziana e San Feliciano con la palma del martirio. I colori si dispongono in campiture ben definite e variati con armonia.  Il quadro è impostato come un soggetto storico, di gusto romanico.

 

ALTARE DELLA MADONNA DEL  ROSARIO

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L’altare è in marmi misti e policromi ed è di grande monumentalità e scenografia. L’arco mediano è fiancheggiato da colonne a due a due, e ad esse è stato impresso un movimento di rotazione per il quale le interne rientrano e le esterne sporgono nei confronti della parete di fondo. Al di sopra di queste colonne esterne  ci sono due statue che rappresentano San Gioacchino e Sant’Anna seduti su due tronconi di frontone. Sopra vi è l’attico [il coronamento decorativo] e il frontone a sesto ribassato [a curvatura ribassata] su cui sono poste distendendosi due angeli ai lati di uno scudo che porta le iniziali intrecciate di Ave Maria. Nella parte inferiore dell’altare il fronte dell’insieme viene allargato da due alti piedestalli posti obliquamente sui quali stanno inginocchiati San Domenico in preghiera e Santa Caterina in estasi.  Tre scalini sinuosi conducono alla mensa, i cui fianchi convessi si raccordano agli zoccoli delle colonne.  Sul paliotto un medaglione all’interno di una cornice barocca reca la dedica alla madonna del Rosario “REGINA SACRATISSIMI ROSARY/ORA PRO NOBIS”. Ai lati dell’altare sono appese due lunghe e strette tele con i quindici misteri del Rosario, otto in una e sette in un’altra all’interno di scomparti ovali, opere secentesche di scuola bassanese.  Questo altare è opera di due esperti veneziani Antonio e Alberto Bettanelli o Battinelli, attivi nella seconda metà del Seicento : questi altaristi si rivelano assai abili nelle tarsi marmoree presenti anche nelle colonne che con le finte scanalature ricavano effetti pittorici. Al Tabacco spettano alcuni particolati decorativi come lo scudo nella sommità dell’altare. Le statue sono opera di Orazio Marinali (Bassano 1643-Vicenza 1720) e in esse, in particolare nella stata di Santa Caterina, si intravvede una grande scioltezza e abilità scultorea quasi pittorica nella resa dell’espressione del volto e delle pieghe del velo.

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La statua della Madonna con Bambino e i 4 putti con corone di rose sono posti sopra il gradino dell’altare  e sono stati qui trasportati da altre collocazioni. La statua della Madonna assai classica nelle sue agili forme, attribuita dapprima ad Orazio Marinali,  è opera di Enrico Merengo (attivo nel periodo 1679-1714 in Veneto) .

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La pala raffigura la Madonna del Rosario, Cristo Risorto, Angeli, Regnanti è opera di Leandro Bassano (Bassano 1557-Venezia 1622). La composizione si snoda in piani orizzontali: in basso la folla, in alto la gloria del Paradiso con la Vergine ai piedi della Trinità. Viene considerata un’opera minore del pittore.

Note: la devozione alla Madonna del Rosario e della relativa iconografia nel Veneto è collegata alla vittoria navale della Lega sacra contro i Turchi a Lepanto il 7 ottobre 1571. La vittoria fu particolarmente sentita e celebrata dai veneziani i quali avevano avuto un ruolo importante. Il giorno della battaglia fu dedicato da Pio V alla Madonna e successivamente Gregorio XIII istituì nella prima domenica di ottobre la solennità della Madonna del Rosario.  Al tempo di Lepanto era doge Mocenigo il cui stemma era composto di rose e fu facile per i Veneti associare Venezia e le rose dello stemma dogale con la figura della Madonna del rosario.  Per questo in questa pala di Leandro Bassano si richiama alle rose dispensate dagli angeli sopra i devoti tra i quali il doge Grimani e la dogaressa.

 

ALTARE DEI SANTI STEFANO E LUCIA

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L’altare originariamente in legno, verso la fine del Seicento venne realizzato in marmo  e assunse l’aspetto attuale.  L’altare di pietra si innalza su un gradino fiancheggiato da lesene e colonne scanalate con capitelli ionici, lavorato verosimilmente da scalpellini povesi o locali.  Semplice la trabeazione con un timpano spezzato al centro per lasciar posto ad uno stemma di legno. Il paliotto ricopre l’urna con il corpo di San Daciano, che fu pregato nel 1679 come compatrono della città durante la pestilenza. Il paliotto ligneo suddiviso da 4 cariatidi è delimitato nei lati minori da due volute e in quelli maggiori da ricche cornici a motivi vegetali stilizzati. Entro lo specchio centrale l’iscrizione”CORPUS SANCTI DACIANI MARTYRIS”.  Ai Santi Stefano e Lucia erano stati dedicati due distinti altari, ma poi furono riuniti in un unico altare.

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La pala, la  “La lapidazione di Santo Stefano” è di Leandro Bassano (1557-1622), che qui matura una sua pittura già lontana dalle influenze dell’illustre padre Jacopo. Qui gli studiosi intravedono “un disegno definito delle superfici, in cui i colori contrastanti vengono stesi in modo uniforme con un felice effetto d’intarsio cromatico. E così il rosso della dalmatica di san Lorenzo si contrappone direttamente al giallo ocra, al verde crudo, al lilla chiaro, all’azzurro delle vesti dei lapidatori”. La santa Lucia in gloria nella parte superiore del dipinto fu aggiunta da Giovanni Goffrè, nativo di Liegi ma operoso a Bassano nella seconda metà del Seicento.

 

IL SOFFITTO


E’ caratterizzato da una tela ellittica centrale raffigurante “L’Assunzione della Vergine” e le tele ottagonali posti a lati raffiguranti “San Bassiano Vescovo tra il popolo” e  “Il martirio e la gloria di San Clemente”. Come si potrà vedere esiste una evidente diversità stilistica tra la tela ellittica e le tele ottagonali, pur avendo come unico esecutore il pittore Gian Battista Volpato Bassano 1633-1706).

Dai documenti viene accertato come la complessa opera pittorica, conclusasi tra la fine del 1688 e l’inizio del 1689, iniziò ben prima, vale a dire nel 1683 all’inizio della ristrutturazione architettonica del sacro edificio.

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Nella cronologia appare certo come il dipinto ellittico sia precedente agli altri due dipinti. In questa opera centrale è raffigurata come dice il Verci “l’Assunta di Maria Vergine cogli Appostoli, e numero prodigioso di Angeli e Cherubini che prendono in mezzo la Santissima Triade”. La composizione di questa tela comprende tre tele distinte che procedono in senso verticale: in primo piano gli Apostoli che sono volti verso l’alto nella visione dell’evento miracoloso che domina la parte centrale attraverso l’immagine della Madonna in avvicinamento al suo Figlio, attorniate da innumerevoli figure, e infine la rappresentazione della luminosa Trinità tra Angeli musicanti. Le tele dotate ciascuna di un proprio telaio e suturate tra loro da stoppa stuccata e dipinta sono cronologicamente vicine anche se vengono avvertite dagli esperti zone di “ripensamenti e si sperimentalismo tecnico” in particolare nel riquadro mediano, cronologicamente più antico,  dove è evidente il richiamo che il Volpato ha avuto verso il Tintoretto. L’ultima parte, quella degli Apostoli, già prelude ai modi delle due tele ottagonali, che probabilmente furono interamente eseguite durante il periodo del bando per dieci anni dalle città di Feltre e di Bassano e dei loro territori inflitto al Volpato dal podestà di Feltre Giulio Balbi 11 aprile 1687 dopo il processo e condanna in contumacia per  furto e  falso.  Tuttavia dai dati è verosimile che il Volpato sia rimasto nel territorio bassanese in un rifugio protetto in una dimora rurale dei Cappello, nobile e ricca famiglia veneziana con grandi proprietà nel territorio bassanese.

I dipinti ottagonali si staccano completamente dal tintorettismo specie del dipinto centrale dell’Assunta, per sposare i modi della  contemporanea corrente naturalistica dei “tenebrosi”.

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Nella tela di “San Bassiano Vescovo tra il popolo”(situata verso l'abside)  il cuore compositivo si contraddistingue da una forte componente luminosa in alto dell’Angelo in movimento tra le nuvole e in basso del nucleo figurativo del chierico inginocchiato vicino a San Bassiano seduto nella sua cattedra episcopale che allarga le mani verso il suo popolo che fa da corona  a tutta  la scena.

 

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Nella tela “Il martirio e la gloria di San Clemente” (situata verso il battistero)   il cuore compositivo parte dalla parte inferiore del corpo arrovesciato e ormai in caduta in mare  a causa della pesante àncora appesa al collo attorniato dai suoi carnefici,  e  si unisce nella stessa direttiva alla parte alta della tela dove una coppia di angeli le cui mani alzano al cielo la corona del martirio e la tiara papale.

Gli impianti scenografici dei due quadri e le forti valenze dei contrasti e dei dettagli creano una indubbia suggestione.

 

Ogni volta che riesco ad entrare in Duomo, perchè troppo spesso è chiuso, specie in una giornata luminosa, vengo ogni volta riempito di grande stupore e ammirazione per quello che vedo e per quello che i fedeli dei secoli passati con le varie confraternite hanno contrinuito alla realizzazione dei vari altai e delle varie tele per onorare la Madre di Dio o i loro Santi Protettori. E non erano certamernte tempi facili, anche se l'uomo aveva le stesse nostre pulsioni, o i nostri vizi. Tuttavia penso che rispetto a noi ipertecnologici e quindi spesso dubbiosi sul "mistero" di Cristo, i nostri antenati bassanesi avevano un maggior senso del Divino e della Vita Eterna. Spero di sbagliarmi. (VB)

 

Principali Fonti documentali

AA.VV. Guida di Bassano del Grappa. Itinerari turistici. Storia. Arte. Economia. Edizioni Scrimin, Bassano, 1981

AA.VV. Il Duomo di Santa Maria in Colle di Bassano del Grappa. Comitato per la Storia di Bassano, Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona, 1991

AA.VV. Mille Anni di Storia. Bassano 998 - 1998. Biblos, 1999

AA.VV. Risalendo la città. Guida all'esposizione permanente nella Torre Civica. Bassano del Grappa, 2003

AA.VV. Storia di Bassano. Comitato per la Storia di Bassano, 1980

Brentari Ottone. Storia di Bassano e del suo territorio. Sante Pozzato, 1884

Fasoli Gina. Bassano del Grappa. Atlante storico delle città italiane. Veneto. Grafis Edizioni, 1988

Lorenzoni Aleardo. Guida descrittiva di Bassano e dintorni, Silvestrini, Bassano, 1913

Mantese Giovanni. Bassano nella storia. La religiosità. Bassano, 1980

Parrocchia di S. Maria in Colle. Mille anni di storia cristiana 998-1998. Bassano del Grappa, 1997

Remonato Ruggero. Spigolature bassanesi. A spasso per la città di ieri e di oggi. Editrice Artistica Bassano, 2010

Verci Giambatista. Notizie intorno alla vita e alle opere de’ pittori scultori e intagliatori della Città di Bassano. Venezia, 1775