BASSANO DEL GRAPPA - MONUMENTI BASSANESI - LA PORTA DELLE GRAZIE

LA PORTA DELLE GRAZIE 


di VASCO BORDIGNON


La Porta alle Grazie si trova alla fine del Viale delle Fosse ed attraversandola si entra in nel Viale dei Martiri.

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Osservandola da Viale delle  Fosse a sx vediamo le mura e a dx una torre (Torre delle Grazie) della vecchia cinta muraria.  A ridosso della torre si trova un esercizio pubblico, mentre nel 1504 vi era stata costruita nello stesso posto una loggia, che venne ornata da Girolamo dal Ponte con affreschi completamente perduti.

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Osservandola da viale dei Martiri alla sua destra la facciata della Chiesetta delle Grazie e a sx svetta la torre della vecchia cinta muraria, ancora imponente, dove sulla sua parete vi è una grande lapide che ricorda i caduti per la LIbertà , con questa scritta : LA CITTA' DI BASSANO/A PERENNE MEMORIA/ DEL TRAGICO RASTRELLAMENTO/ 21-26 SETTEMBRE 1944.

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All’interno della torre e del vecchio tratto di collegamento prima esistente si sono realizzati degli spazi espositivi allo scopo prevalente di sensibilizzazione nei confronti della storia di Bassano e dei suoi Martiri della Resistenza..

La porta attuale ha una origine e nomi diversi.

Memmo nel 1754 scrive nella “Vita e macchine di Bartolomeo Ferracino…”  che nel 1392 “l’antico circuito delle Mura di Bassano era brevissimo, perocchè dal Castello del Colle incominciando, si estendevan Elleno dalla parte d’Oriente alla Porta Aureola, che stava situata nel Piazzotto di San Zeno, volgarmente appellato del Zaina…  Galeazzo Visconti allargò … a mattina dalla Porta Aureola fin dove piantò la Porta, detta delle Grazie, da una Chiesetta dedicata a M. Vergine con questo Titolo, la qual porta chiamasi in certi pubblici Instrumenti, che ho riscontrati, Porta Austriaca. ”

Brentari  nel 1884 scrive nella sua storia di Bassano: “La antichissima cinta di Bassano comprendeva il solo castello, … La seconda cinta fu, non v’è dubbio, fatta dagli Ecelini, ed essa sussisté intatta per centrotrenta anni dopo la distruzione di quella famiglia. Le mura, partendo dal castello, venivano verso oriente sino al piazzotto di San Zeno o del Zaina, dove c’era una porta con ponte levatoio, detta Porta Aureola o Porta del Mazzarolo, …  Di ciò si prese cura Gian Galeazzo Visconti, il quale cominciò nel 1389 e compì nel 1392 la vasta cinta di quelle mura che sussistono anche al presente. Egli cominciò la nuova cinta dalla Porta Aureola, donde, prolungate le mura verso mattina, trasportò quella porta dov’è l’attuale Porta delle Grazie e la fortificò con due torri.”


Pertanto la stessa Porta in Piazzotto di San Zeno (attualmente  Piazzetta Zaine) era la Porta chiamata anticamente Porta Aureola o anche Porta del Mazzarolo.
Testi più recenti la Porta Aureola viene  chiamata Porta Oriola.
Porta del Mazzarolo, probabilmente perché nelle vicinanze vi era un mazzarolo, termine riferito al rappresentante di una confraternita con incarico e funzione di disciplina.

Il nome di Porta delle Grazie le è stato assegnato a seguito di un presunto intervento miracoloso della Madonna. Secondo quanto tramandato, nel novembre del 1390 un certo Cristoforo de’ Beraldi, bassanese, che era stato cacciato in esilio dai Visconti, allora padroni di Bassano, tentò , con un tradimento, di rientrare in città con un gruppo di bassanesi e di soldati padovani, i cui capi,  i Carraresi,  erano acerrimi nemici dei Visconti. Vi fu un feroce scontro ma alla fine gli assalitori furono sconfitti. Ben presto si sparse la voce che ciò era avvenuto per grazie della Madonna venerata nel capitello lì presente, e per questo da allora chiamata delle Grazie. In questo luogo dopo il 1492 fu costruita, addossata alla Porta e alla cortina delle mura, una chiesetta che  inglobando lo stesso capitello con la venerata immagine,  fu ugualmente chiamata Chiesetta delle Grazie.
Il nome di Porta d’Austria riferito dal Memmo oppure anche Porta di Germania  fu utilizzato in un periodo a cavallo tra Settecento e Ottocento per il motivo che attraverso questa porta si poteva poi proseguire attraverso la Valbrenta e la Valsugana ai territori austro-ungarici.

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Nel 1560 il podestà Giovanni Tagliapietra in “segno di amore per i bassanesi”, come dalla iscrizione incisa nell’architrave,  ne commissionò l’abbellimento con un paramento lapideo esterno, rappresentato da un arco a bugnato inquadrato tra due colonne dorico-toscane emergenti dallo stesso per tre quarti, e sormontate da un fregio e da un timpano, assumendo così un aspetto classicheggiante.

"Nella chiave di volta dell'arco è applicato lo stemma lapideo del podestà Tagliapietra e altri tre stemmi sono inseriti nella trabeazione, alternati con bucrani, nell'ordine da sinistra a destra: del Doge in carica Girolamo Priuli con sovrastante berretta dogale, comunemente detta "corno"; della Serenissima con il Leone in moleca o "moeca", cioè con le ali ritagliate a chele di granchio; di Bassano con la torre e i due leoni controrampanti" (da Restauro...). 

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da sinistra a destra lo stemma del Doge in carica, poi quello della Serenissima e poi quello di Bassano, intervallati da triglifi e bucrani in questo ordine: triglifi, stemma doge, triglifi, bucranio, triglifi, stemma Serenissima, triglifi, bucranio, triglifi, stemma Bassano, triglifi.  Nelle immagini sottostanti illustriamo una formella in pietra con triglifi, una con bucrano e tra di essi lo stemma lapideo del podestà Tagliapietra applicato alla chiave di volta dell'arco.

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(Triglifo = lastra lapidea decorata con 3 scanalature verticali (2 intere e 2 mezze); Bucranio = motivo decorativo di solito realizzato in bassorilievo costituito da un teschio di bue in visione frontale, dal quale pendono festoni vegetali; Metopa = indica, relativamente agli ordini architettonici classici, la lastra - liscia, scolpita o anche dipinta - che nel fregio della trabeazione dorica è alternata ai triglifi. Quindi metope sono gli stemmi inseriti nella trabeazione come pure i bucrani presenti)

Si ritiene che la realizzazione dell’opera sia opera di un allievo del Palladio, l’architetto bassanese Francesco Zamberlan, autore poi della Rotonda di Rovigo e della villa Morosini Cappello di Cartigliano (VI), in quanto sicuramente presente in quegli anni a Bassano per una controversia giudiziaria.

Come per le altre porte bassanesi poste ai punti cardinali della città, anche questa porta oltre ad avere un significato simbolico di sicurezza tra l’interno del mondo urbano conosciuto e sicuro  e quello esterno sconosciuto e insicuro, aveva anche la funzione di transito, di passaggio  necessario nella quotidianità dei vari tempi: merci, animali (es. greggi), carrozze, ecc. fino ai secoli moderni: motociclette,  automobili, ecc. come pure assume la funzione di testimone della storia: es. il  passaggio delle truppe imperiali e francesi nel periodo della lega di Cambrai 1508-1510); delle truppe napoleoniche nel 1796 , e  dei carri armati americani (uno dei quali urtò uno stipite)alla fine della seconda guerra mondiale.

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Si deve ricordare come nel Settecento e Ottocento molti erano i viaggiatori che dai paesi del Nord Europa scendevano in Italia e Bassano rappresentava una delle loro mete e credo che rimanessero stupiti e ammaliati da questa porta e dalle strutture vicine, testimoniata dalla immagine di questo acquarello del 1862 di Federico Moja conservato al Museo Civico.
La porta assume anche oggi assieme alle altre strutture ad essa contigue, oltre alla chiesetta,  la torre e la cortina muraria,  una piacevole impronta monumentale. E ciò lo si deve anche al restauro del 2003 dal Rotary Club di Bassano e dal Rotary club Castelli di Bassano.


Fonti documentali
AA.VV. Guida di Bassano. Edizioni Scrimin 1981.

AA.VV. Il restauro della Porta delle Grazie. Rotary Bassano del Grappa e Rotary Bassano Castelli, 2003.

Brentari Ottone, Storia di Bassano e del suo territorio. Sante Pozzato, Bassano, 1884.

Grassi Luigi, Pepe Mario. Dizionario di Arte. UTET, Torino, 1995.

Guderzo Mario (a cura di). Pittura dell’Ottocento e del Novecento. I cataloghi del Museo Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa. Terra Ferma, Vicenza, 2000.

Mantese Giovanni. Memorie storiche della Chiesa Vicentina. Vol IV, dal 1563 al 1700. Accademia Olimpica, Vicenza, 1974.

Memmo Francesco. Vita e macchine di Bartolomeo Ferracino. Remondini, Venezia, 1754.

Minchio Andrea (a cura di). Fra Pedemonte e Valbrenta. Pagine di storia, cultura e natura.  Edizione Artistica Bassano, 2011.

Remonato Ruggero. Spigolature bassanesi. A spasso per la città di ieri e di oggi. Editrice Artistica Bassano, 2010.

Signori Franco. Notizie storiche sui personaggi citati nel manoscritto. In “ Muraro Michelangelo. Il libro secondo di Francesco e Jacopo da Ponte,  G.B. Verci Editrice, Bassano del Grappa, 1992.